Per secoli la gente è andata al fiume, si è tolta i vestiti ed è entrata in acqua. Il mare non era ancora ricercato, era visto come un ambiente più pericoloso, salato, con approdi continui di conquistatori, soldati, nemici. Fare il bagno nudi nei fiumi e nei corsi d'acqua era un’abitudine, spesso la soluzione più pratica dato che l'acqua corrente era inesistente. Nessuno doveva definirsi naturista per godersi l’acqua sulla pelle. Oggi dobbiamo trovare un posto apposito per spogliarsi con tanto di tessera oppure recintato e questo dice parecchio sul rapporto che abbiamo sviluppato con il corpo, eppure ci chiamiamo moderni. Nell’antica Grecia la nudità apparteneva all’atletica e all’arte. I Romani costruirono intorno al bagno una vera cultura: alle terme ci si lavava, si riposava, si incontravano altre persone, tutti i giorni. Le terme di Diocleziano hanno funzionato per 500 anni di seguito, qualcosa di incredibile coi nostri occhi. Nel Medioevo i bagni pubblici continuarono a far parte della vita di molte comunità europee, ma più nelle zone del nord Europa che nel Sud, a discapito dell'igiene e quindi, giocoforza delle malattie. Carlo Magno amava nuotare e frequentare le acque termali di Aquisgrana. Secondo il suo biografo Eginardo, invitava familiari, amici, nobili e servitori, tanto che a volte si ritrovavano a fare il bagno insieme più di cento persone. Una scena piuttosto lontana dall’idea del corpo come qualcosa da nascondere e dall'idea dell'epoca buia. Gli atteggiamenti cambiarono nel tempo, con differenze enormi fra luoghi e ambienti sociali. Le zone ricche e raffinate come Firenze e Venezia erano piene di zone adatte per il naturismo, essenzialmente maschile. La religione, le regole del decoro e le convenzioni influenzavano il modo di mostrarsi, ma le abitudini erano spesso più resistenti delle prescrizioni. In Inghilterra uomini e ragazzi continuarono comunemente a nuotare nudi fino a Ottocento inoltrato. Ci sono anche testimonianze di donne e uomini delle classi lavoratrici che facevano il bagno insieme senza vestiti. Il pudore di una parte della società conviveva con pratiche che un’altra considerava del tutto normali. Goethe, tedesco e girovago in tutta Europa, si trovò in mezzo a questo contrasto durante un viaggio in Svizzera nel 1775. Lui e i suoi amici si spogliavano per nuotare nei laghi e nei fiumi, attirando l’attenzione e la disapprovazione degli abitanti. Dopo essere stati richiamati continuarono a farlo, scegliendo posti più appartati. Mi colpisce soprattutto la familiarità della situazione: dei giovani si godono un bagno e qualcuno vede nei loro corpi un’offesa al decoro. Sono passati più di due secoli e mezzo e siamo ancora lì a discutere se sia accettabile nuotare nudi in un lago. Nell’Ottocento l’industrializzazione cambiò profondamente la vita europea. Le città crescevano, il lavoro in fabbrica imponeva i suoi ritmi e una parte della popolazione cominciò a cercare un rapporto diverso con la natura. In Germania il movimento della Lebensreform riunì idee e pratiche legate alla vita all’aperto, all’esercizio fisico e alla ricerca di abitudini più sane. Anche la nudità entrò in questo tentativo di ripensare la vita quotidiana. Il distacco dell'uomo dalla natura attraverso l'epoca industriale ha generato il primo tassello alla regolamentazione del corpo. Ma proprio in questo clima negli ambienti anglosassoni proprio perchè le prime zone industrializzate e moderne hanno richiesto un ritorno nuovo al corpo non vestito. Nel 1898 nacque a Essen una delle prime associazioni naturiste organizzate. Il movimento sarebbe diventato noto come Freikörperkultur, FKK, cultura del corpo libero. Spogliarsi assumeva un significato preciso: liberarsi di certe convenzioni, stare a contatto con la natura, togliere almeno alcuni dei segni visibili delle differenze di classe. Senza abiti costosi e accessori, lo status sociale diventava meno immediatamente riconoscibile. Certo, sarebbe ingenuo idealizzare tutto: nel primo naturismo convivevano orientamenti molto diversi, alcuni profondamente discutibili. L’idea che il corpo nudo potesse essere vissuto senza vergogna trovò comunque uno spazio duraturo e organizzato sia nelle ideologie politiche di destra che quelle di sinistra. Il naturismo moderno diede quindi una forma strutturata a comportamenti che esistevano già, attribuendo loro anche un significato nuovo. Chi si spogliava per fare il bagno in un fiume poteva farlo semplicemente per comodità o consuetudine. In seguito, quel gesto diventò una scelta consapevole, legata alla libertà personale e al modo di abitare il proprio corpo. Come ho già scritto in precedenza, l'Italia è arrivata tardissimo, anche se i luoghi esistevano già da tempo, c'era una consuetudine senza leggi specifiche, non priva a volte di problemi di promiscuità e assenza di tutele e controlli. Oggi esistono spiagge, campeggi, club e resort dove stare nudi è consentito. Fuori da quei luoghi, lo stesso corpo può suscitare imbarazzo o disapprovazione anche in quei luoghi dove è stato più intenso, duraturo e capillare il progetto di naturismo. A chi interessa lo stare nudi essenzialmente vuole sperimentare il piacere concreto di sentire il sole, il vento e l’acqua sulla pelle, o di camminare in un bosco senza vestiti. La voglia di scandalizzare qualcuno c’entra poco. Il mondo è diventato affollato e quindi i momenti di nudità e poca o zero persone attorno può essere ancora più ricercato di un tempo, senza giustificazioni. Il naturismo ci permette di vivere momenti di naturalezza, come accadeva a tante persone che entravano in un fiume senza pensare di stare affermando per forza un principio.