Quando faccio post aspri sul passato del paese e/o sul suopresente, c'e' sempre la stessa reazione: qualcuno che "crede nellapolitica" il quale mi dice che , ommioddio, che bisogna fare o chebisognava fare qualcosa per risolvere il problema, che bisogna trovarne"le cause", la "colpa", e quindi "agire sullacultura" o nonsocche'. Che sono meramente palle. Altri mi chiedono invece"come fare a ribellarsi?" Ecco, io ho solo una mia personale miseraesperienza, che e' questa qui:

 

Innanzitutto, nessuno cambia le societa'. La societa' cheprecedette gli anni '80 era bigotta perche' non c'era ancora un vero cetomedio, e perche' era relativamente povera. Negli anni '80 ci fu un boomeconomico e si creo' un ceto medio per la prima volta. Quindi la societa' si sprovincializzo'un minimo, e divenne meno bigotta.

 

Ora l'Italia sta diventando meno ricca, e quindi diventera'piu' bigotta. Tutto qui. O siete in grado di arricchire il paese, o non c'e'nulla che potete farci.

 

Si tratta di un fenomeno meramente economico, o perlomenostrettamente legato ad un fenomeno economico. Quindi no, e' inutile che viilludiate: formare partiti, movimenti, fare politica, non cambia un cazzo. Eno, non esistono le rivoluzioni.

 

Le societa' non fanno rivoluzioni: semplicemente si rompono.Ad un certo punto, le relazioni economiche tra individui, le relazioni cherendono possibile la vita della societa', si rompono. Non funzionano piu', ede' questo il momento nel quale le masse si muovono. Non necessariamente perche'affamate: semplicemente perche' i meccanismi economici in essere non funzionanopiu' in percentuale consistente.

 

Il problema non e' se il paese sia ricco o meno: il problemae' se i meccanismi di cui e' fatta la societa' riescono a sopravvivere o meno.Se le relazioni economiche funzionano, il paese sta in quiete, anche se e'poverissimo. Se le relazioni economiche tra individui non funzionano, il paesesi rompe, anche se e' ricco. E allora la massa fa una rivolta e cambia lerelazioni economiche, o le leggi che le disciplinano.

 

L'individuo singolo NON puo' cambiare l'economia del paese.In Italia non ci sara' (ne' c'e' stata in passato) alcuna rivolta perche' larete di relazioni economiche e' altamente stabile. L'insieme di conoscenze,favori, diritti acquisiti, contratti , amicizie, lobby, e' estremamentestabile. Quindi non cambia e difficilmente si rompe: non con un PIL come ilnostro. No, non ci sara' alcuna rivolta, fatevene una ragione. E cosi', lasocieta' non cambiera'.

 

Si sta impoverendo, ma questo non modifica normalmente lastruttura di relazioni economiche: passano meno soldi , ma i flussi sonostabili. E' come se dicessi che ci sono meno automobili, ma tutte le stradesono li'. Ecco, finche' le strade non si rompono, cioe' finche' la rete diconoscenze, amicizie, consuetudini &co non si rompe, non ci sarannorivolte. Ovvero non ci saranno cambiamenti.

 

Ne'  imagistrati ne' qualsiasi altra cosa possono cambiarle un paese, se non larottura di tutti i rapporti economici, almeno in gran parte. Ma siamo lontanissimi da questo stato, quindi nonfatevi illusioni.

 

Quando avevo i miei 12/13 anni (momento nel quale inizio'per caso - e per decisione altrui, anche se la cosa mi piacque assai )  il mio "conflitto" colpaesello non facevo ragionamenti economici Intuivo che fosse inutile battersicontro "tutti". Sentivo in qualche modo, intuitivamente, che"tutti" non era niente di piu' che l'emblema  della vigliaccheria con la quale isingoli rifiutano di battersi a viso aperto.

 

Mi rendevo conto che una lotta contro "tutti"sarebbe stata un infinito braccio di ferro contro strategie piu' che collaudatenel tempo, proprio per reprimere e rispondere a quelli come me. Ne' la politica(che pure in seguito frequentai per 1-2 anni) poteva servire. Per quantoconfidente in me stesso, sapevo benissimo che qualsiasi discussione mi avrebbevisto perdente perche' loro avevano gia' pronte le  parole per zittirmi. Il paesello era bellissimo, orgogliodella  meravigliosa macchina dellavivibilita' che erano i paesi dell'emilia rossa. Non potevo lamentarmi.

 

Non potevo lamentarmi della mentalita' perche' essendo unpaese rosso dell'emilia rossa si supponeva che fosse quanto piu' avanzatopossibile al mondo. Non potevo lamentarmi della cultura locale perche' essendoun paese a maggioranza comunista era ovvio che tutti pensassero nel modogiusto: quando anche accennavo l'argomento, mi veniva risposto che "perfortuna qui da noi questi pregiudizi non ci sono".

 

Cosi', in qualche modo euristico (e forse semplicementeindovinai) , arrivai alle stesse conclusioni di Thoreau, quelle che il filosofoamericano illustra cosi' bene in "Disobbedienza Civile":

 

   "non devo aspettare che venga un