PREMESSA. Si parla tanto di “disgusto” del nudismo per via delle denunce e sentenze di cui leggiamo in questi giorni. Ma sull’effetto opposto, sul gusto “distorto” di certi sedicenti nemmeno sempre nudi, nessuno interviene se non al massimo per considerarci superficialmente come loro. E allora le “denunce” nostre proliferano nei dibattiti interni di questo e pochi altri siti: chi vi ottiene consolazione, chi viene appoggiato da alcuni e biasimato da altri (“Sì, però potevi esser tu a far diversamente…”) e via discorrendo secondo la varietà di opinioni. E non si contano i fastidi anche solo per questioni terminologiche: è infatti obiettivamente pesante che qualche accoppiato/a definisca i personaggi in questione “singoli”, e che qualche singolo o accoppiato maschio li chiami “omosessuali” (o sinonimi volgari) nel caso l’attenzione sia rivolta esclusivamente a lui.
Generalizzazione o specificazione, banalità o profondità, solidali o critici; comunque sia, senza una legge a protezione del nudismo, questo problema rimane affar nostro.
L’altro giorno ho scovato un Focus del gennaio 2000, quindi redatto alla vigilia di quell’anno considerato “secolare” anche per il nudismo (in Italia, s’intende), salvo che quelle “grandi sentenze” (anche di Cassazione) siano state poi ripetutamente contrastate. Dentro quel numero, per l’appunto, vi era un servizio ben articolato sul tema. Non propriamente, però, sul nudo-naturismo, ma sul NUDO in generale, e sui suoi vari effetti a seconda del come, dove e quando.
Quanto colpisce, quindi? O volendo, quanto ha smesso di colpire in Occidente nell’ultimo secolo dopo il picco bacchettone di quello precedente? E “aggiornandolo” a questa prima dozzina del secolo odierno?
La risposta iniziale è che sì, l’effetto è (o meglio, era, tredici anni fa) ancora molto potente, ma chiaramente con dei distinguo; alcuni abbastanza prevedibili, altri forse un po’ troppo generici. Non a tutti, a ogni modo, vien da chiedersi se si è scoperta l’acqua calda.
Si comincia con lo spiegare che nell’uomo la “potenza” del nudo risale a quando questi adottò la posizione da bipede, rendendo così i propri genitali visibili. Ne conseguì l’impossibilità di “avvicinare un altro senza fare una dichiarazione d’identità sessuale” e “fu per mitigare la forza di questi segnali che l’uomo cominciò a coprirsi con un perizoma” (D. Morris). Il coprirsi assunse quindi il doppio effetto di ridurre l’esibizione e accrescere, quando il perizoma veniva tolto, la carica erotica.
Questo determina, anche nei nostri giorni, che è perlopiù l’atto dello spogliarsi ad attrarre, perché rappresenta “la tipica fase di passaggio da uno stato neutrale a uno di disponibilità sessuale” (D. M.), mentre invece – e qui sta il succo – la nudità totale darebbe assuefazione. Svanirebbe quindi assai presto l’effetto erotico di un nudo in posti come un centro-benessere o una spiaggia. L’unico nudo integrale che, fuori dai contesti espressamente pornografici, accentuerebbe l’effetto e la fantasia è quello spiato, “nascosto o involontario” come ad esempio i nudi “rubati” da un teleobiettivo al servizio delle riviste di gossip o da una cinepresa.
D’altro canto, sono innumerevoli le circostanze che “annacquano” l’effetto erotico: chi si spoglia per richiamare un problema, o per protesta, anticonformismo e beneficenza. Senza contare l’ilarità degli streakers da stadio o dei disoccupati “organizzati” dell’allora recente film (’97) Full Monty. Si sprecano poi gli esempi di tanti paesi dell’Africa o di alcune zone dell’India dove la nudità, oltre ad essere praticata per motivi religiosi, è considerata del tutto normale tanto che vi si possono incontrare persone nude alle poste e al supermercato (sic!) senza che nessuno si volti a guardarle.
Infine viene detto che “nei campi nudisti la sessualità è addirittura del tutto rimossa” (D. M.), un po’ come in tutti i luoghi chiusi dove è normale spogliarsi come palestra, casa e dal medico; agli occhi di quest’ultimo, dice coloritamente A. Meluzzi, non siamo che “contenitori di organi”.
Alla luce di tutto questo, qualcosa non risulterebbe chiaro…
Bene, assumiamo ora noi lo stile “focussiano”! [;)] Ergo… se anche in vari posti aperti (spiagge libere, scogliere, fiumi ecc.) vale ugualmente l’assuefazione per la nudità integrale, e se anche lì l’effetto erotico dovrebbe quanto meno esaurirsi in poco tempo, viene automaticamente da chiedersi:
a) perché proliferano nonostante tutto i guardoni?
b) perché dobbiamo stare in guardia da proposte ben lungi dall’innocente socializzazione?
c) perché, dunque, i signori in questione non sono “assuefatti”?
Pescando da quest’articolo varrebbe forse il caso del nudo integrale spiato, unica eccezione alla regola dell’assuefazione. Ma è così semplice?
Ogni possibile risposta (dai loro “film” mentali alla trasgressione, dall’effetto delle proibizioni nostrane al vedi-nonvedi passando da chi, morigerato in famiglia, ama poi giocare all’alternativo fuori) può essere per alcuni ovvia se non ripetitiva. Per altri magari meno.
Chi vuole, e non si è rotto di farlo, dica la propria.
Articolo-fonte: Gli strani effetti del corpo nudo di Lorenzo D. Mariani, citazioni da Desmond Morris (antropologo) e Alessandro Meluzzi (docente di genetica del comportamento); in Focus n. 87 – gennaio 2000, Milano, Gruner+Jahr/Mondatori, pagg. 134-138