La tua giusta osservazione offre lo spunto per una riflessione più ampia sui requisiti che i villaggi che si definiscono "naturisti" dovrebbero avere o per lo meno sforzarsi di raggiungere. Per loro stessa definizione, essi non dovrebbero a mio parere essere semplicemente luoghi in cui ci si può spogliare, ma le loro stesse caratteristiche costruttive e il modo in cui vengono gestiti dovrebbero chiaramente ispirate a criteri ecologici e distinguersi nettamente dalle strutture cosiddette "convenzionali". Dovrebbero cioè essere ispirate al modello dell'ecovillaggio piuttosto che ad un comune campeggio dove semplicemente, appunto, ci si spoglia, peraltro non sempre in piena libertà. Il campionario delle strutture naturiste italiane è troppo esiguo per poter offrire significativi esempi in tal senso e quasi nessuna di esse presenta requisiti accettabili in tal senso. Mobilhome, roulottes ed edifici in muratura sono la regola e in pochi di essi non si effettua nemmeno la raccolta differenziata. Per non parlare delle attività ricreative (si fa per dire) che vi si svolgono, che al massimo si spingono ai demenziali karaoke o a scatenate gare di “petanque”” (cosa sarà mai?). Insomma, si tratta purtroppo di strutture che di naturista hanno ben poco. In Italia avremmo grosse potenzialità, alle quali non credono nemmeno i loro proprietari, a cui forse gli manca quel poco di cultura in più che basterebbe a fare la differenza. Sono pessimista? Spero proprio di si.