siman ha scritto:
...un bacio a Quelle che non ci sono più...
(tratto da Il sole è nudo e da un racconto di Nicolape)
L'ABBRACCIO
I caldi giorni della tardissima primavera mi raggiunsero improvvisi al termine di anni cupi, conclusi da tre mesi di tragico dolore. Mia mamma, da pochi giorni e dopo lunga e penosa malattia, non c'era più.
Quel giorno, libero da impegni lavorativi, mi obbligai a regalarmi una giornata lontana da ogni cosa e da tutti, principalmente per svuotarmi la mente e lo spirito dall'ovvia nostalgia che mi permeava costantemente.
Mi ritrovai, così, a parcheggiare nei pressi di una delle tante spiagge che sono solito frequentare nei mesi estivi; dopo qualche centinaio di metri lungo un viottolo, i miei occhi scorsero le piccole dune che fanno da degno contraltare alla sabbia dorata e fine che conduce magneticamente all'azzurro del mare.
Rondini festose, una dolce brezza impalpabile e mille profumi mi accolsero in quella piccola pausa che mi ero ritagliato anche se il pensiero agli ultimi giorni di mia mamma, continuava ad assalirmi spietato.
Donna di un'altra epoca rispetto alla mia, il suo pudore in ogni cosa era quasi normale per me; nella sua atroce malattia, ricordo, sotto le lenzuola dell'ospedale era sempre completamente nuda e questo, conoscendola, mi straziava ancor di più perché sapevo quanto l'imbarazzo, oltre il dolore fisico che provava, la facesse patire.
Mai le avevo confessato che amo il nudismo certo che non avrebbe capito; per lei la nudità era una cosa necessaria e piacevole solo all'interno dell'intimità di coppia, mentre ogni altra attività comune, doveva necessariamente compiersi con qualcosa addosso.
La spiaggia era deserta in quel giorno feriale di fine maggio ma la cosa non mi toccò più di tanto e anzi, la solitudine, ero certo non mi avrebbe infastidito se non addirittura aiutato a raccogliere i miei pensieri.
Posata la sacca con asciugamano, le bevande e qualcosa da mangiare assieme al costume che per tranquillità porto sempre con me, iniziai a spogliarmi pronto ad assaporare quella inaspettata quanto gradita giornata tiepida. Dopo aver steso il telo da mare, decisi di non indossare il costume e mi avviai verso il mare godendo del tepore che la sabbia assolata regalava ai miei piedi.
-Chissà cosa penserebbe mamma vedendomi completamente nudo all'aperto. Temo di mancarle di rispetto ricordando la sua espressione sofferente diventare ancora più triste ogni volta che medici o infermieri sollevavano le lenzuola per visitarla o accudirla, vedendola completamente nuda-
pensavo, mentre le mie gambe mi portavano verso le piccole onde che mormoravano calme finché, nella pace e rilassatezza del mio essere tutt'uno con la natura, il calore dei raggi del sole si fecero ancora più caldi e uno sbuffo di vento tiepido mi circondò il torace e le spalle ricordandomi, di colpo, il tepore, la tranquillità e il senso di protezione che provavo da bambino quando mia mamma mi abbracciava.
Di colpo intesi.
Improvvisamente mi resi conto di tante cose, compreso che lei, invece, avrebbe capito il senso di benessere innocente e privo di ogni malizia, di chi sceglie di non aver nulla addosso quando vuole assaporare un momento di libertà e di condivisione con la natura che lo circonda.
Non era il sole più caldo o il debole vento scaldato dal terreno assolato che mi permanevano, ma lei stessa che, capendomi e amandomi come sempre, mi stava amorevolmente abbracciando.
Mi fermai e volsi istintivamente il volto in alto allargando le braccia come facevo da piccolo quando volevo essere preso in braccio e sorridendo per la prima volta da tanto, sussurrai:
“Ciao mamma, ti voglio bene”
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