Un po’ di storia per capire. (Da un’articolo di Francesca Porta)
In molti pensano che la Giornata Internazionale della Donna sia nata in memoria delle operaie morte nel rogo di una fabbrica di New York. In realtà la storia di questa festa è molto più complessa
Una giornata in cui ricordare le conquiste sociali e politiche delle donne, un'occasione per rafforzare la lotta contro le discriminazioni e le violenze, un momento per riflettere sui passi ancora da compiere. La Giornata Internazionale della Donna, che cade ogni anno l'8 marzo, è tutto questo e anche di più. È un modo per ricordarsi da dove veniamo, noi donne, e dove stiamo andando.
Ma da dove nasce questa ricorrenza? Una leggenda molto celebre narra che la Festa della Donna sia stata istituita nel 1908 in memoria delle operaie morte nel rogo di una fabbrica di New York, la Cotton.
In realtà, appunto, si tratta solo di una leggenda nata negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale.
La Giornata Internazionale della Donna nacque infatti ufficialmente negli Stati Uniti il 28 febbraio del 1909. A istituirla fu il Partito Socialista americano, che in quella data organizzò una grande manifestazione in favore del diritto delle donne al voto. Il tema era già stato a lungo discusso negli anni precedenti sia negli Usa (celebri sono gli articoli della socialista Corinne Brown) sia dai delegati del VII Congresso dell'Internazionale socialista (tenutosi a Stoccarda nel 1907).
Le manifestazioni per il suffragio universale si unirono presto ad altre rivendicazioni dei diritti femminili. Tra il novembre 1908 e il febbraio 1909 migliaia di operaie di New York scioperarono per giorni e giorni per chiedere un aumento del salario e un miglioramento delle condizioni di lavoro. Nel 1910 l'VIII Congresso dell'Internazionale socialista propose per la prima volta di istituire una giornata dedicata alle donne.
Il 25 marzo del 1911 cadde la goccia che fece traboccare il vaso: nella fabbrica Triangle di New York si sviluppò un incendio e 146 lavoratori (per lo più donne immigrate) persero la vita. Questo è probabilmente l'episodio da cui è nata la leggenda della fabbrica Cotton. Da quel momento in avanti, le manifestazioni delle donne si moltiplicarono. In molti Paesi europei, tra cui Germania, Austria e Svizzera, nacquero delle giornate dedicate alle donne.
La data dell'8 marzo entrò per la prima volta nella storia della Festa della Donna nel 1917, quando in quel giorno le donne di San Pietroburgo scesero in piazza per chiedere la fine della guerra, dando così vita alla «rivoluzione russa di febbraio». Fu questo evento a cui si ispirarono le delegate della Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste a Mosca quando scelsero l'8 marzo come data in cui istituire la Giornata Internazionale dell'Operaia.
In Italia la Festa della Donna iniziò a essere celebrata nel 1922 con la stessa connotazione politica e di rivendicazione sociale. L'iniziativa prese forza nel 1945, quando l'Unione Donne in Italia (formata da donne del Pci, Psi, Partito d'Azione, Sinistra Cristiana e Democrazia del Lavoro) celebrò la Giornata della Donna nelle zone dell'Italia già liberate dal fascismo.
L'8 marzo del 1946, per la prima volta, tutta l'Italia ha ricordato la Festa della Donna ed è stata scelta la mimosa, che fiorisce proprio nei primi giorni di marzo, come simbolo della ricorrenza. Negli anni successivi la Giornata è diventata occasione e momento simbolico di rivendicazione dei diritti femminili
Le opposizioni più classiche:
-la scelta della mimosa (uno dei primi fiori di marzo, ma a mio parere affatto significativo)
- la scelta di molte donne moderne di uscire a cena con amiche e colleghe, andare per spogliarelli, diventare prede di single che approfittano di quella notte per farsi le “scontente”
- la visione gogliardica dell’evento
Altre minori
Il mio pensiero. Vedo la festa dell’8 marzo un po’ come il gay Pride. Con profonde differenze.
Una nata da una rivendicazione sociale, implementata da fatti tragici, diventato momento di orgoglio e di riscossa, di farsi presente come umanità.
L’altro nato da angherie e sopraffazioni, ampliato per affermare la libertà di esistere.
Nascite parzialmente diverse, prosiegui simili.
Entrambi che sfociano in manifestazioni carnevalesche, non da tutti apprezzate, che come ogni carnevale tende a far scappare gli spiriti cattivi e ridere allegramente di loro dimenticandosene almeno per un giorno. Poi entrambe hanno una miriade di manifestazioni collaterali serie per la diffusione degli ideali dell’uno e dell’altro.
Entrambe spesso finiscono a libertinaggio e sesso.
Dove la differenza tra le due? I gay vivono il Pride tra loro e con sostegno di tutte le persone impegnate a loro favore. Molti sono coloro che si portano dietro amici e familiari etero che sostengono la causa. Quando è il momento, per chi capita, di andare oltre, rimangono tra di loro.
Le donne si tuffano, non tutte, nei locali, senza compagni e fidanzati, senza familiari e amici (maschi), dove vengono trattate come donnacce in libera uscita, con cibo confezionato in maniera sessuale, con camerieri seminudi, spogliarelli per allupate, e … vero questa non è la regola, ma rispecchia il 99% di ciò che succede nei locali. Liberazione, richiesta di diritti, o libertà di fare le zoccole?
Io possibilmente farei sempre la zoccola, da tanto gusto, ma la farei per mia scelta e non indotto dal ristoratore o dal teatrante discotecaro di turno. Se fossi single (ok son single ma sto facendo esempi) farei anche la zoccola zoccola, ma non mettendomi all’asta in quel giorno. Se fossi fidanzata sposata non andrei a cercare tori diversi, a meno che non sia scambista e col mio compagno a fianco.
Pensiero mio. Accetto tutto, mi scandalizzo con nulla, ma questo aspetto, questo singolo aspetto, non è libertà, di nulla, forse al massimo solo di fare le zoccole. Ovvio che chi non la pensa così, delle nostre care donne, è libera di fare ed esprimersi come meglio crede, ma non mi sento di sostenere una donna, in questo giorno, sotto questo aspetto. Tutti gli altri 364 giorni si, quello no.