Sono andato a leggere l'articolo, che qui riporto per i vagabondi
«Qui se mostri il seno bevi gratis»: il cartello al bar di Treviso
Psicologo denuncia, barista replica: uno scherzo. E sui social network scoppia la polemica
di Silvia Madiotto
TREVISO Il locale è piccolo, un po’ nascosto, di quelli dove da studenti si va a «bruciare» le lezioni. Quattro tavolini, un calcio balilla che il barista sta pulendo con minuziosa attenzione. «Che casino, eh?». Improvvisamente, dopo sei anni, si è trovato al centro di un disastroso cortocircuito mediatico per cui la scanzonata serenità con cui i suoi avventori hanno sempre letto quel cartello è diventata un affronto alla dignità del genere femminile. Il cartello in questione si riassume così: alcolici gratis proporzionati alla taglia del reggiseno, e se ti porti a casa il barista (il sottinteso non è così difficile da interpretare) gli shot sono offerti per una settimana. Il foglio (plastificato) è appeso alla spina della birra. I clienti abituali non lo notano nemmeno ma l’altra mattina, in via Collalto, al bar da Angelo è entrato lo psicoterapeuta Andrea Sales. Se n’è andato indignato e ha pubblicato la foto di quelle parole scritte in stampatello sulla propria pagina Facebook, aprendo una riflessione su come la società si sia abituata a «battute» dannose e oltraggiose o critiche al sottile perbenismo che dimentica cosa circoli, ogni giorno, sui social. E come sempre ecco che la rete si divide sull’esile confine tra goliardia e offesa, fra testimoni della difesa e avvocati dell’accusa, fra chi lo ritiene un manifesto di «becera ignoranza» e chi ha commentato con un leggero «ma fatevela una risata ogni tanto».
Il racconto e l’indignazione
Sales, fondatore del centro Paradoxa, ha ordinato uno spritz e due tramezzini al volo prima di notare quel cartello: «Proponiamo giochi per le nostre bellissime e simpaticissime clienti. Vuoi il numero del barista? Ordina 5 shot. Baci il barista? Vinci 5 shot». E poi i dettagli: «Se fai vedere il seno e hai la prima uno shot, se hai la quinta 5 shot e l’applauso dei presenti». Gli shot sono bicchierini di superalcolici, per chi non lo sapesse. E Sales s’arrabbia. «Penso a quanto stiamo cadendo in basso – scrive sulla propria pagina, seguita da 12 mila persone -. La squalifica per la donna è disarmante, misurata addirittura per disponibilità sessuale. E pensa pure di essere simpatico, c’è una forma di violenza così sottile da diventare uno stupro lento e continuato. Dobbiamo ribellarci». Il suo racconto solleva l’amarezza di centinaia di donne e uomini, senza distinzioni: «Inquietante, chiude ogni stimolo di pensiero», «È da denuncia». In tanti chiedono il nome del locale, «Lo boicottiamo» ma Sales rifiuta perché la sua domanda, dice, va oltre il caso specifico. «Perché devo essere io il primo a denunciare questo degrado intellettuale? Il cartello è evidentemente appeso da tempo, perché nessuno ha mai sollevato la questione?». E davvero nessuno ha mai detto nulla. Lo rivela Angelo, il titolare. Quel testo è lì da sei anni e chiunque sia entrato, prima di Sales, non si è scandalizzato. «Anzi, si facevano una risata». Un giovanotto entra ordinando un Campari: «Ma se te le faccio vedere io?» ridacchia allargando lo scollo della maglia. Angelo continua a pulire il calcetto: «Qui c’è da lavorare, non devo difendermi. Poi ognuno pensa ciò che vuole, ma ci sono i miei clienti qui, parlate con loro». Fuori due ragazze bevono uno spritz. «Ma come può qualcuno anche solo immaginare che non sia ironico? È ovvio che non mostro il seno per avere da bere! - dice una biondina di circa vent’anni -. Come può una persona pensare che Angelo si sia mai sognato di prendere sul serio quelle frasi?». L’altra scuote la testa: «Qualche volta i social provocano reazioni scomposte, come se ci fosse sempre il bisogno di giudicare, di dare delle lezioni, ma senza sapere. Qui non c’è omofobia, non c’è maschilismo, è un posto in cui si sta bene». E strizza l’occhio all’amica: «Tu hai la quarta, io sono piatta, ne prendi quattro e facciamo a metà». Ridono e mentre la rete s’indigna finiscono l’aperitivo. «Un altro, poi andiamo a cena al sushi». Angelo rientra. Tutto a posto, non ci pensa neanche più.
Voglio fare l'avvocato del diavolo
Che dire? Qual'è il confine tra gogliardia e macismo? Mi sembra di rivivere il periodo del Charlie, in cui nel nome della satira, si giustificava tutto. Forse che questo cartello sia molto diverso dalle vignette su Allah?
In entrambi si offende un valore, una persona, che sia la donna, che sia il credente musulmano.
Analizzandolo bene, fino all'ultima frase poteva essere benissimo uno scherzo del tipo "te le canto, tanto so che sarà per gioco", poi l'ultima frase in particolare supera il decente. Loro conosceranno il barista, il classico che ci prova solo che respiri, e avranno preso tutto per gioco quale sicuramente è. Però bella figura proprio non la fa, anzi....tanto da finire sui social e sulla protesta popolare.
La stessa cosa era il discorso vignette, solo che li la parte gogliardica proprio non c'era, in nessuna visione possibile. Con le conseguenti reazioni di cui sappiamo, non giustificabili nemmeno quelle.
E quandi mi viene una rifessione: perchè siamo cosi bastardi per cui non sappiamo mai guardare all'altro, chiunque sia, prima di emettere condanne e reprimende? Perchè siamo disponibili a scendere, giustamente o ingiustamente, in guerra per qualcosa, mentre per altre cose, troviamo sempre la virgola per cui.. chissenefrega?