|
Eroe ha scritto:
| siman ha scritto:
P.S.
-ED I - non si dice. La D eufonica va solo (e non sempre) tra due vocali uguali (tranne rarissime eccezioni). Se si vuol prendere per il culo...facciamolo in itaGliano. [;)] |
OT
leggi bene trattasi di un consiglio non di una regola:
<<Due congiunzioni, e, o, e una preposizione, a, consentono l’aggiunta di una d per legarsi meglio alla parola che le segue e che comincia con vocale. Ma è sempre necessario scrivere ed, od, ad? Ripetiamo un consiglio: usare la d quando la vocale iniziale della parola seguente è la stessa: ad andare, ed Europa, od obbligare; non usarla quando la vocale iniziale della parola seguente è diversa: a esempio, e io, o anche; non usarla nemmeno quando, pur essendo la vocale iniziale della parola seguente la stessa, vi sia nei dintorni un’altra d a dar noia all’orecchio: a Adamo, e educato, o odore.
Un consiglio, sia ben chiaro, e non una regola, e nemmeno una regoletta; tanto più che è difficile fare le regolette contro l’uso di un certo Manzoni. Al quale piaceva abolire la d anche davanti a vocale uguale: a accudire, a andare, e esclamò, a aiutarvi.
La verità è che questa consonante detta eufonica appunto per il compito di dare un buon suono alla lettura non ha altra norma che quella dell’orecchio, e in simili sottigliezze l’orecchio può talvolta rimanere indifferente. Addirittura accade che uno scrittore il quale per un pezzo ha avversato la d eufonica cominci a usarla. Giovanni Arpino, per esempio. Prendete ’Un delitto d’onore’ (1961), e vi leggerete a Atripalda, a avanzare, a ascoltarlo, a aiutarla, a avvicinarla, a accarezzarla, a aspettarla, a annuire, a Avellino. Poi prendete ’Una nuvola d’ira’ (1962) e vi leggerete ad accennare, ad Angelo, ad andare, ad accontentarsi. (*)
Sicché è difficile trovare lo scrittore fermo e coerente in un senso o nell’altro. Abbiamo cercato di racimolare un elenco di avversatori e uno di fautori della d eufonica; pare che ne facciano volentieri a meno Mario Tobino, Cesare Pavese, Romano Bilenchi, Giovanni Comisso, Arrigo Benedetti, Carlo Laurenzi, Libero Bigiaretti, Tommaso Landolfi (ma si fa presto a dirlo: questi scrive ad adorare), Indro Montanelli e il già detto Arpino. Con una certa frequenza si trova invece nella prosa di Alberto Moravia, Giuseppe Berto, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Leonardo Sciascia, Italo Calvino, Vasco Pratolini, Carlo Cassola, Paolo Monelli, Raffaele La Capria.>>
Tratto da Questioni di grammatica italiana
L’uso della d eufonica: ad, ed, od
https://www.mauriziopistone.it/testi/discussioni/gramm01_d_eufonica.html
Se vai a leggere l'articolo completo scoprirai diversi esempi in cui il Manzoni ha usato la d eufonica davanti a vocali diverse da quella della a, e, o che la precede ed altri che invece non la usano per niente.
Alla fine si conclude con: <<Mi sembra che non si possa dare una regola generale; ognuno farà come crede, affidandosi al proprio buon gusto.>>
|
O.T. anche io e solo per cazzeggiare in questi tempi di reclusione casalinga. [:D]
Al di là della bonaria correzione al tuo post che era (come è stato) da intendere come battuta scherzosa, ci sarebbe un discorso da fare.
Di solito come massimo arbitro di qualche controversia linguistica si tende sempre a rivolgersi al sito dell'Accademia della Crusca che è la massima espressione della correttezza della lingua italiana.
Tra l'altro, è bene specificare, come hai giustamente riportato anche tu subito sopra, che l'uso personale della D eufonica tra vocali diverse non è ritenuto errore.
Diverso però nel caso di scritti da pubblicare perché l'uso reiterato e ripetuto di D eufoniche, rende la lettura pesante.
La D eufonica in passato era largamente usata perché di derivazione dalle proposizioni latine ET e AD.
Nell'evoluzione moderna e soprattutto contemporanea della corretta forma di scrittura, la D andrebbe associata solo tra due vocali uguali.
Per esempio, se tu scrivessi un racconto da sottoporre a un qualche concorso o avessi scritto un libro, chiunque lo pubblicasse (con o senza il tuo consenso [;)]) toglierebbe tutte le "D" di troppo.
Certo che ci sono molte eccezioni sia nel caso di due vocali uguali che diverse.
La D associata a nomi propri non è ammessa...(sarebbe) sbagliato scrivere ad Antonio, ad Alessandro, ad Angela come, anche, ed Eroe, od Orazio ecc ecc.
Uguale se nella parola successiva, la seconda lettera è proprio una d perché risulterebbe troppo pesante la lettura (od odori, ed edizioni, ad odiare ecc. ecc.).
Vero che ci sono forme corrette di D eufoniche tra vocali differenti: -ed ora- oppure -ad esempio- e altre per cui, nel caso specifico, non usare la D sarebbe uno strafalcione.
C'è da dire però (sempre per cazzeggiare ovviamente) che non sempre la D andrebbe messa nel caso di -AD ESEMPIO-.
Si dovrebbe scrivere:
"Non tutte le persone sono uguali. Eroe
ad esempio non mangia carne, Fenice invece si"
Ma in caso di:
"Re Pinco Pallo,
a esempio imperituro per le genti a venire, condannò a morte tutti gli abitanti della città di...ecc ecc"
metterci la D sarebbe improprio.