L'altra notte ho visto nevicare sulla mia città, al mare.Evento raro una volta, ma sempre più comune negli ultimi inverni.
Guardavo dalla finestra e percepivo il silenzio attonito di un ambiente non abituato a ricevere la neve, un silenzio che permetteva ai ricordi e ai pensieri di uscire liberamente, e tra questi le ultime righe di un racconto di Joyce, I morti, in Gente di Dublimo: ..."Neve che cadeva su ogni punto dell'oscura piana centrale, sulle colline senza alberi;cadeva piana sulle paludi di Allen e più a occidente sulle fosche onde rabbiose dello Shannon.E anche là,sul cimitero deserto in cima alla collina dove era sepolto Michael Furey.S'ammucchiava alta sulle croci contorte,sulle tombe,sulle punte del cancello e sui roveti spogli.E l'anima lenta gli svanì nel sonno mentre udiva la neve cadere lieve su tutto l'universo,lieve come la discesa della loro ultima fine su tutti i vivi,su tutti i morti".
Il mattino dopo i rumori del risveglio, i moti di dasagio di chi non è attrezzato ad affrontare l'evento atmosferico, la lettura dei quotidiani in attesa di nuove previsioni, e nel frattempo la Natura faceva il suo corso, come se ci guardasse e con sorriso malizioso ci è venuta in aiuto: il sole ha iniziato a sciogliere il lieve strato, e dopo poche ore tutto tornava nella normalità.
Ma la Natura oramai aveva risvegliato quei ricordi, e quella sensazione mi è rimasta viva dentro.
Ho voluto condividerla.