e finalmente è arrivato infonaturista... che pena!!!!
A cominciare da Ribolzi, che sputa sentenze sul nostro sito....ma che guardasse la sua raccolta di foto esclusivamente di donne che ha nei suoi siti, e non tutte ingenue, prima di parlare del nostro............
E proseguendo con Agnoli, che se sul primo articolo ne ho evitato di citare il nome, lui invece prosegue col suo superego...e mi cita con disprezzo, tacciandomi di ignoranza. Al di la dei suoi pareri su tatuaggi e piercing, chissenefrega, mi ha molto colpito che non saprei il significato dei termini italiani, in particolar modo di XENOFOBIA....
Che ristudiasse lui, capperi. Xenofobia non è la paura dello straniero, ma di tutto ciò che è DIVERSO da noi. Che può sfociare e collimare anche con Razzismo, nelle sue forme dirette a specifiche persone, sia di nazionalità diverse, che di città diverse.
Tanto per portare due esempi esplicativi cito A) il classico wikipedia:
La xenofobia (dal greco ******, xenophobia, ossia "paura del diverso"; composto da ********;, xenos, "estraneo, insolito" e #********;, phobos, "paura") è la paura di ciò che è distinto per natura, razza o specie. A volte questo atteggiamento non si ferma alla semplice paura, ma sfocia in una vera e propria intolleranza e discriminazione nei confronti dell'oggetto della propria paura.
Il termine è spesso usato per descrivere la paura o l'avversione per ciò che è estraneo; il razzismo viene oggi erroneamente considerato da molti come una forma di xenofobia, come anche i pregiudizi e l'omofobia. La xenofobia, a sua volta, viene oggi erroneamente considerata razzismo. Il timore per il diverso, diverso di religione, razza o nazionalità, non significa necessariamente razzismo. Avere timore o paura non significa considerare inferiore. La derivazione greca della parola ne è la corretta interpretazione, oggi dilatata dai media soprattutto nei casi di faziosità politica.
La American Psychiatric Association, nella quarta edizione del suo Manuale diagnostico e statistico dei disordini mentali (DSM-IV) include nella descrizione di una fobia un'intensa ansia che si manifesta in seguito all'esposizione "all'oggetto della fobia, sia nella vita reale che nella vita immaginaria o in video..".
Per la xenofobia ci sono due oggetti principali verso cui si manifesta la fobia:
il primo è una popolazione presente all'interno di una società, che però non è considerata parte di quella società. Spesso si tratta di immigrati recenti, ma la xenofobia può anche essere diretta verso un gruppo che sia presente da secoli. Questa forma può provocare o facilitare reazioni ostili e violente, come l'espulsione di massa degli immigranti o, nei casi peggiori, il massacro, come nel caso dei pogrom.
la seconda forma è sostanzialmente culturale e l'oggetto della fobia sono alcuni elementi culturali che vengono considerati alieni. Tutte le culture sono soggette a influenze esterne, ma la xenofobia culturale è spesso ben indirizzata, ad esempio verso parole straniere inserite nella lingua nazionale. Conduce raramente ad aggredire le persone, può portare a campagne politiche per la purezza della cultura e della lingua.
****** http://it.wikipedia.org/wiki/Xenofobia
B) RPC: rivista di psicologia clinica
Le dinamiche psicologiche che rendono gli uomini xenofobi.
di Innocenzo Fiore*
“Secondo me non siamo
diventati ciechi, secondo me
lo siamo. Ciechi che
vedono, ciechi che, pur
vedendo, non vedono”.
(J.Saramago)
Introduzione
“Ensaio sobre a Cegueira” è un romanzo di José Saramago, pubblicato in Italia con il titolo “Cecità”; vi si narra di un’improvvisa epidemia che renderà gli abitanti di un’anonima città, tranne una donna, ciechi. E’ un’opera allegorica che allude all’incapacità umana, in alcuni momenti della sua storia, a vedere l’altro simile a sé. Infatti, la città dove si svolge è indeterminata, l’epoca non è precisata, i personaggi non hanno un nome; ciò che accade in quella città può succedere in qualunque luogo, ciò che accade in quel tempo può capitare in ogni tempo, ciò che accade a quelle persone può avvenire a chiunque di noi.
Il romanzo di Saramago è il pretesto per avviare una riflessione sul fenomeno xenofobo che sta evidenziandosi in varie parti del mondo, particolarmente in Europa e, ancor di più, in Italia. Vittime del sentimento xenofobo sono i migranti comunitari (Albanesi, Rumeni) ed extracomunitari1, oltre al popolo dei Rom e dei Sinti. Considerando da vicino il nostro paese e rimanendo dentro la figura retorica proposta da Saramago, evidenti focolai di cecità xenofoba si stanno manifestando in varie parti d’Italia, i quali, se non fronteggiati, si potrebbero estendere con conseguenze imprevedibili. Essi si svolgono all’interno di un clima politico d’intolleranza che trova attuazione in alcune misure del governo.
Il comportamento xenofobo si può manifestare in ogni istante e in ogni luogo, con esso l’umanità si è dovuta confrontare2, probabilmente sin dalla sua origine. La storia dell’uomo è, infatti, caratterizzata da periodi in cui i comportamenti xenofobi sono limitati a pochi individui e gruppi, e da momenti in cui l’infezione xenofoba, che questi hanno mantenuta in vita, si diffonde rapidamente sino a contagiare una massa notevole di persone e per ultima l’intera Polis. La Shoah è stata la massima espressione di cecità collettiva di tutta la storia umana, con essa è stato portato avanti la “Porajmos”3del popolo zingaro. La quasi totale assenza di memoria di quest’avvenimento, la sua minimizzazione storica, se non una vera e propria negazione, è, in parte, responsabile di ciò che sta accadendo oggi nel nostro paese contro questo popolo.
I comportamenti xenofobi di oggi non possono essere, comunque, paragonati a quelli di allora, perché è differente il clima politico, sociale, culturale. Essi, in ogni modo, meritano attenzione e di non essere sottovalutati, perché, essendo le dinamiche psicologiche che le riguardano sotto molti aspetti simili a quelle di ieri, la possibilità di un loro diffondersi incontrollato è sempre da tenere in conto.
Psicodinamica della paura (dell’altro)
Come tutta la fenomenologia umana, anche quella xenofoba ha cause molteplici; ci troviamo, infatti, di fronte ad un fenomeno cui l’attributo “complesso” è opportuno. Da ciò consegue che i molteplici studi condotti da ambiti disciplinari diversi, o all’interno di una medesima disciplina da modelli teorici diversi, sono una “parte” importante e irrinunciabile, anche se non il “tutto”, alla sua comprensione.
Mi occuperò, innanzitutto, di definire i limiti entro i quali userò il termine “xenofobia”, considerando che l’ambito entro il quale iscrivo questa indagine è clinico sociale a vertice gruppoanalitico.
Il significato etimologico del termine “xenofobia” è “paura dell’estraneo” o anche “paura dell’insolito”, derivando dal greco ************, xenophobia, e composto da **************, xenos, ‘estraneo, insolito’ e *************;, phobos, ‘paura’. Il vocabolario della lingua italiana “Treccani” lo definisce “sentimento di avversione generica per gli stranieri e per ciò che è straniero che si manifesta in atteggiamenti e azioni di insofferenza e ostilità verso le usanze, la cultura e gli abitanti stessi di altri paesi”. La definizione proposta che è simile a quella di altri dizionari, si sofferma a descrivere ciò che appare evidente della xenofobia, innanzitutto il sentimento di avversione, nei confronti di chi esso si esprime (gli stranieri e ciò che è straniero) e come si esprime (con azioni d’insofferenza). Collegando l’etimologia con la definizione della parola “xenofobia”, si può sostenere che il sentimento di avversione è l’evidente manifestazione di un altro sentimento che lo anticipa, la paura. L’avversione, in altre parole, espressa da un individuo, da un gruppo, da una comunità nei confronti dell’estraneo, o di ciò che è insolito è la manifestazione, o meglio, la comunicazione di una paura: si è xenofobi perché si ha paura dell’estraneo, più in generale, di ciò che è insolito. http://www.rivistadipsicologiaclinica.it/italiano/numero3_08/Fiore.htm
Non risponderò a due personaggi, non meritano nessuna dialettica. Quando si usa l'offesa per comunicare, la dicono tutta su quanto siano...tolleranti, aperti e non discriminanti. Ma zitto non ci stò del tutto, per cui, per chi interessa......
Certo che se questi sono quelli che ci dirigono, aiuto naturismo, capisco perchè tutti parlano male di loro.......
PS scusate ma il forum non accetta caratteri greci, potete vedere gli originali nei link riporati