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| itaindo ha scritto:
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Leggi l'articolo completo: L’8 Marzo che nessuno ricorda| mondo| Il SecoloXIX
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Letto: conferma una mia teoria secondo la quale di certi giornalisti ci si può fidare come di un gatto affamato in macelleria.
Questa in particolare non si è data nemmeno la pena di controllare ciò che ha scritto: "...140 lavoratrici ... morirono bruciate vive."
La notizia mi era nota, solo che la cifra che avevo a suo tempo letto era 146, uomini e donne, quindi mi viene subito voglia di verificare.
La signora però poco sotto scrive ancora: "I nomi delle operaie bruciate vive nel 1911:" segue elenco.
Bene, penso, si tratterà dei 146 morti depurati dai nomi maschili (6?); conto i nomi: 146 (e non 140) e con stupore (ma neanche tanto, in fondo è una giornalista...) leggo di donne che si chiamano Jacob, Morris, Abraham, Max, Benjamin, Joseph... Che già allora ci fossero i transessuali?
Per la verifica che ho fatto non serve una laurea, basta saper contare e conoscere un po' di inglese (e veramente poco: basta la conoscenza di qualche nome proprio di persona e tra film, musica, e telegiornali è una conoscenza che si forma facilissimamente).
Ma in fondo perchè la signora avrebbe dovuto verificare le parole che lei stessa aveva scritto? In fondo dal nome, giornalista, si deduce che il compito principale è quello di fare articoli, collegare il cervello rimane evidentemente un optional.