Molta acqua è passata sotto i ponti da quando siete diventati nudisti, le amicizie virtuali si sono moltiplicate e numerosi sono oramai gli incontri nudisti avvenuti in occasione di raduni, escursioni, appuntamenti in spiaggia.
Giunge finalmente l’occasione di spalancare le porte di casa a ricevimenti – aperitivi, caffè, cene – con ospiti nudisti: tutte persone fidatissime, per carità, già incontrate in spiaggia o al centro benessere, prive di qualsivoglia secondo fine pecoreccio, delle quali, tuttavia, si ignorano le abitudini igieniche.
Casa vostra non è il ristorante del Valalta, dunque non ci si può aspettare che gli ospiti se ne vadano in giro nudi recando un pareo da sottoporre alle terga ad ogni seduta e certamente ridurrebbe molto il clima familiare che intendete instaurare se foste voi a suggerirlo.
Del resto neanche potete rischiare di dover cambiare il rivestimento al divano in canvas bianco avorio di Poltrona Frau o di sporcare il sedile in pelliccia di vacchetta bianca della chaise longue di Le Corbusier. Ora non siete più neanche così orgogliosi di possedere quelle belle sedute imbottite in seta damascata bianca intorno al tavolo da pranzo.
I vostri ospiti usciranno scalzi sul terrazzo e poi rientreranno a lasciar zampate sul pezzotto della Valtellina in lana cotta che è disteso in soggiorno? O inforcheranno a cavalcioni il bracciolo bianco del divano, una volta esauriti tutti i posti a sedere, strofinandovi distrattamente il perineo durante la conversazione?
Vabbè, sul divano potete stendere un granfoulard e il tappeto artigianale sardo a losanghe potete farlo trovare arrotolato, simulando un ritardo da parte della tintoria che ve l’ha recapitato un attimo prima di aprire la porta agli ospiti. Ciò non impedirebbe all’ospite bassina di infilarsi sotto il culo il cuscino del divano per star più alta né alla coppia di volenterosi – quelli che in spiaggia nudista si portano il sacchetto da riempire dei rifiuti altrui – di offrirsi di srotolare il tappeto di lana bianca sotto le luride piante scalziste dell’intera comitiva.
Far trovare i cuscini cerati sulle sedie vi sembra burino, oltre che esteticamente disdicevole, e pure ricoprire tutte le sedute di teli da imbianchino, sia pure con la scusa che il giorno dopo vi inizia il trasloco.
Potreste posizionare l’appendiabiti in bagno, vicino al bidet che provvederete a fornire di una chilometrica pila di asciugamani per ospite e un erogatore gigante di sapone intimo al lisoformio, ma nessuno vi assicura che verranno usati. Oppure vi viene in mente di disporre all’ingresso, come nei santuari, una serie di foularoni e parei, lasciando all’immaginazione l’uso, di lato a un cartello che vieta gli apparecchi fotografici.
Oppure decidete di fregarvene, mentre il simpaticone del gruppo, un sovrappeso noto per la sudorazione eccessiva, comodamente adagiato sul vostro divano intrattiene gli astanti raccontando della volta che prese i funghi nel bagno turco del centro benessere.
E voi come vi comportate?
Fate trovare le asciugamani sulle sedie in pelle, come se fossero panche per gli addominali?
Oppure ve ne fregate e il giorno dopo spendete seimila euro dal tappezziere?
Imponete l’uso di cuffietta e mutande per avvicinarsi al buffet? Oppure ve ne infischiate e servite agretti e capellini, per mimetizzare un’eventuale peluria pubica vagabonda?