C’è un equivoco che ogni tanto torna a spogliarsi davanti a noi: per dimostrare che il naturismo non è sesso, finiamo per raccontare il naturista come una creatura asessuata. Una specie di angelo senza ali, ma con l’asciugamano. Eppure basterebbe essere sinceri. La nudità non è necessariamente erotica, ma può diventarlo. Un corpo nudo può lasciarci indifferenti, incuriosirci oppure attrarci. Può accendere una fantasia, provocare un brivido o farci voltare per concederci un secondo sguardo. Dipende dal corpo, dai nostri gusti, dalla situazione e soprattutto da ciò che siamo. Esseri umani, prima ancora che naturisti. La nudità non è sesso, ma non è neppure anestesia. Non appena togliamo i vestiti, non perdiamo insieme ai pantaloni anche il desiderio. Il sesso è dentro di noi, così come l’erotismo, e negarlo non rende il naturismo più puro: lo rende soltanto meno credibile. Possiamo stare nudi per ore insieme ad altre persone senza provare alcuna attrazione. E possiamo, nello stesso tempo, trovare bellissimo un corpo, desiderare chi ci sta accanto o appoggiare una mano sulla chiappa della persona che amiamo. Possibilmente con il suo gradimento, perché anche le mani, oltre alle chiappe, dovrebbero conoscere il consenso. Il punto non è ciò che proviamo. È ciò che decidiamo di farne. Il desiderio appartiene alla nostra libertà interiore; il comportamento coinvolge anche quella degli altri. È qui che passano i confini tra erotismo ed esibizionismo, tra complicità e invadenza, tra una fantasia legittima e un gesto fuori luogo. Non tutto ciò che è naturale deve essere necessariamente mostrato, e non tutto ciò che viene mostrato è naturale per chi è costretto ad assistervi. Un’erezione, un’eccitazione o uno sguardo attratto non sono attentati alla filosofia naturista. Sono reazioni del corpo, che non sempre consulta il regolamento dell’associazione prima di manifestarsi. A fare la differenza sono la discrezione, il rispetto del contesto e la capacità di capire se il nostro piacere è condiviso oppure sta diventando un’imposizione. Forse dovremmo smettere di difendere il naturismo trasformandolo in una sala operatoria: tutto pulito, sterilizzato e privo di pulsioni. La bellezza del corpo libero sta anche nella sua verità. Un corpo respira, suda, invecchia, desidera, reagisce. A volte resta quieto sotto il sole; altre volte si accende per qualcuno. Non c’è nulla di scandaloso, finché quel fuoco non viene acceso sotto i piedi degli altri. Essere naturisti non significa smettere di essere sessuali. Significa, semmai, imparare che la nudità può esistere anche senza sesso e che il sesso può affacciarsi alla nudità senza doverla occupare tutta. Possiamo dunque guardare un paio di belle chiappe e pensare che siano belle? Certamente. Possiamo persino fantasticare su ciò che le circonda. Quello che non possiamo fare è pretendere che il proprietario, o la proprietaria, delle suddette chiappe partecipi per forza alla nostra fantasia. La maturità naturista non consiste nel non provare desiderio, ma nel saperlo riconoscere senza vergogna e governare senza ipocrisia. Perché il corpo nudo non è né colpevole né innocente. È semplicemente vivo. E la vita, per fortuna, non è asettica.