Io si, gli altri no.
Scritto da: Skull |
Data: 09/06/2026
C'è un aspetto, che a volte scopro, quando mi prendo un momento per leggere i ptofili degli ut3nti di questo sito e merita una riflessione.
Quando una coppia dichiara di cercare altre coppie, oppure una famiglia desidera incontrare altre famiglie, la cosa appare abbastanza lineare: si cercano persone che condividono una condizione simile alla propria. Ma quando un uomo singolo sente il bisogno di specificare che non desidera incontrare uomini singoli, emerge una situazione diversa. Non si tratta semplicemente di una preferenza. Si tratta di prendere esplicitamente le distanze dalla categoria alla quale si appartiene. È come se un ciclista dichiarasse di voler frequentare soltanto escursionisti e alpinisti, precisando però che non intende avere alcun contatto con altri ciclisti. La domanda nasce spontanea: se appartieni a quel gruppo, cosa rende gli altri membri del gruppo così indesiderabili? Naturalmente ciascuno è libero di scegliere le proprie frequentazioni. Nessuno è tenuto a incontrare chiunque. Tuttavia, quando l'esclusione riguarda esattamente la categoria alla quale si appartiene, il messaggio che arriva all'esterno può assumere un significato particolare. In modo involontario, infatti, si rischia di suggerire che vi sia qualcosa di problematico nello status stesso che si possiede. Si crea così una curiosa contraddizione: "Essere un uomo singolo va bene, purché l'uomo singolo sia io." Tutti gli altri uomini singoli, invece, diventano improvvisamente una categoria da evitare. Da osservatore esterno viene spontaneo chiedersi: se la semplice condizione di uomo singolo è sufficiente per giustificare l'esclusione, perché tale ragionamento dovrebbe valere per gli altri ma non per chi lo formula? Forse la risposta è che nessuno giudica sé stesso usando gli stessi criteri generici che applica agli sconosciuti. Ognuno conosce le proprie intenzioni, la propria educazione e il proprio comportamento, mentre degli altri vede soltanto un'etichetta. Ed è proprio qui che il paradosso diventa interessante. Da un lato si chiede di essere valutati come individui, per ciò che si è realmente, dall'altro si valutano gli altri esclusivamente in base alla categoria a cui appartengono. Forse la domanda più stimolante non è perché un uomo singolo non voglia incontrare altri uomini singoli. La domanda è come possa pretendere che gli altri lo considerino un'eccezione rispetto alla stessa categoria che lui stesso considera motivo sufficiente per escludere qualcuno.
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