Da qualche tempo ci capita di chiederci se, dopo tanti anni di naturismo, non siamo semplicemente arrivati al limite. Non abbiamo smesso di amare la nudità, il mare, il sole e quella sensazione di libertà che il naturismo dovrebbe regalare; ci siamo piuttosto stancati di tutto ciò che, immancabilmente, finisce per circondarlo. Perché, per quanto cambino le spiagge, le regioni e le persone, certe situazioni sembrano ripetersi ovunque, chi più e chi meno: gli uomini che osservano, quelli che passeggiano avanti e indietro, che cambiano posto, che cercano la visuale migliore, le occhiate insistenti e quei comportamenti che fanno capire benissimo perché si trovano lì. Nei casi peggiori si arriva all'esibizionismo e persino a comportamenti sessuali espliciti. Non ci scandalizziamo più e non siamo certo diventati bigotti: semplicemente ci siamo stancati. E poi ci sono i curiosi, quelli che sembrano considerare la spiaggia naturista una specie di attrazione da visitare, quasi uno "zoo con le persone nude". Arrivano per guardare, rallentano, si fermano, osservano e poi magari ripassano. Il pensionato che deve fare proprio lì la sua passeggiata, il ciclista che improvvisamente abbandona il suo percorso per attraversare la spiaggia, gli operai che scelgono proprio quel punto per il pranzo, il curioso di turno che trova un motivo qualsiasi per passare. Il paradosso è che poi, spesso, di donne nude ce ne sono pochissime e quasi sempre in coppia, ma per qualcuno sembra bastare sapere che quella è una spiaggia naturista per trasformarla in uno spettacolo da guardare. E dopo aver visto la stessa scena in luoghi diversi, per anni, non fa più neanche sorridere: semplicemente pesa. Poi c'è un altro fenomeno, ancora diverso: alcune coppie che utilizzano le spiagge naturiste come luoghi di incontro per finalità che con il naturismo hanno poco o nulla a che vedere. Su determinati siti di appuntamenti si leggono accordi, indicazioni e riferimenti a spiagge precise, trasformate di fatto in punti di incontro per conoscersi, approcciare, esibirsi o cercare altre esperienze. Non è il naturismo il motivo dell'incontro: è diventato il contesto, il pretesto, il luogo dove fare altro. E anche questo, dopo anni, contribuisce a farci perdere il piacere di frequentare certi ambienti. All'inizio si cerca di non farci caso. Poi si impara a ignorare, a lasciar correre, a scegliere il quieto vivere. Del resto, non possiamo passare ogni giornata al mare a controllare chi guarda, chi passa, chi si comporta male o a discutere con qualcuno. Ma alla lunga succede qualcosa: l'indifferenza diventa stanchezza, la stanchezza diventa insofferenza e quella che prima era una cosa che riuscivamo semplicemente a sopportare comincia a pesare sempre di più. Non perché le situazioni siano necessariamente diventate peggiori, ma perché forse siamo cambiati noi e non abbiamo più voglia di sopportarle. Ed è così che sta crescendo in noi il desiderio di un naturismo completamente diverso: quasi un naturismo da eremiti. Noi due soli, in un angolo sperduto della natura, possibilmente lontano da strade, percorsi, curiosi e altre presenze umane. Un luogo dove spogliarci senza pensarci più, prendere il sole, entrare in acqua, sdraiarci e rilassarci. Senza occhi addosso, senza passeggiate sospette, senza curiosi, senza esibizionismi, senza doverci chiedere chi sia venuto a fare cosa. Forse, quindi, non ci siamo stancati del naturismo. Ci siamo stancati di tutto il resto. E forse oggi sentiamo più che mai il bisogno di tornare al naturismo nella sua forma più semplice e autentica: noi, la natura e la libertà di stare nudi, senza nessun'altra cosa intorno.