La nudità, nell'arte e nella poesia, è stata spesso usata non tanto per mostrare il corpo, quanto per dire qualcosa attraverso il corpo. Nell'antichità Nella cultura greca il corpo nudo poteva rappresentare ideale, armonia e perfezione. Le statue degli atleti e degli dèi mostrano un corpo che diventa quasi un linguaggio: la nudità esprime forza, equilibrio e bellezza. Nella tradizione religiosa La nudità assume significati più profondi: innocenza, fragilità, colpa, redenzione. Il corpo nudo può ricordare che l'essere umano, spogliato dei suoi ornamenti e del suo status sociale, è semplicemente una persona. Nella poesia e nella letteratura “Spogliarsi” può diventare una metafora. Non significa necessariamente togliersi i vestiti, ma togliere le maschere, rinunciare alle apparenze, mostrarsi interiormente. Per esempio, poeticamente si può pensare: Restare nudi davanti al mondo non è soltanto mostrare il corpo, è non avere più nulla dietro cui nascondersi. Nell'arte moderna e contemporanea La nudità può diventare anche libertà, identità o protesta. Il corpo viene utilizzato per mettere in discussione le regole della società: chi stabilisce quando un corpo deve essere coperto? Perché? E che cosa proviamo quando vediamo un corpo nudo? Per questo la nudità può essere contemporaneamente poetica, filosofica, estetica e politica. E c'è un'idea molto interessante dietro tutto questo: il vestito ci presenta agli altri; la nudità ci riporta alla persona prima del ruolo sociale. In questo senso può diventare una vera forma di poesia del corpo.