Avevo già postato questo pensiero, faceva parte del gruppo di discussioni perse per un errore. Desideravo riproporlo. Mi è capitato spesso di leggere, nei profili di alcuni uomini single, una frase che ogni volta mi lascia un po' perplesso: **“Cerco coppie, singole, famiglie. Singoli astenersi.”** Quando a scriverla è una coppia, o una famiglia, se ne può comprendere la logica. Si cercano persone affini. La si può condividere o no, ma c'è una coerenza interna. Certo, il modo in cui la si comunica ha il suo peso. Quando la stessa frase compare sul profilo di un singolo, nasce una contraddizione interessante. È come dire: *io appartengo a questa categoria, ma non voglio avere nulla a che fare con chi appartiene alla mia stessa categoria*. Se fossi in me, non mi incontrerei. Non credo che la ragione sia necessariamente la cattiveria. Credo possa esserci qualcosa di molto più umano: il bisogno di proteggersi. Nel mondo naturista il singolo, soprattutto se uomo, può essere percepito attraverso un filtro che gli altri non hanno. Non basta essere educato e rispettoso: sembra quasi di doverlo dimostrare continuamente. Viene osservato attraverso una domanda implicita: *perché è qui, cosa cerca davvero?* Questo sospetto non nasce sempre dalla persona che abbiamo davanti. Può nascere da esperienze passate, da pregiudizi e dai comportamenti di altri che finiscono per ricadere su tutta la categoria. A furia di sentirsi guardato così, il singolo può arrivare a interiorizzare quel giudizio. Inizia a pensare che essere single sia una posizione da giustificare. E allora scatta il bisogno di prendere le distanze: *io non sono come gli altri singoli. Frequento coppie, cerco famiglie, non contatto altri uomini.* È una forma di autodifesa sociale. Se mi dissocio dalla categoria guardata con sospetto, forse anch'io verrò guardato con meno sospetto. La coppia o la famiglia diventano quasi una certificazione indiretta di affidabilità: se sono accettato da loro, nessuno penserà male di me. Il paradosso è che, nel tentativo di difendersi dal pregiudizio, lo si può finire per alimentare. Si comunica implicitamente che essere singolo sia qualcosa da cui prendere le distanze, qualcosa da compensare. Poi c'è un'altra spiegazione, meno elegante ma altrettanto umana. A volte l'altro singolo non è soltanto una persona della stessa categoria: è un concorrente. Questo succede quando il naturismo smette, magari senza accorgersene, di essere il fine e diventa soltanto il contesto nel quale cercare compagnia, attenzione o possibilità di incontro. In quel momento una coppia non dà fastidio, una famiglia nemmeno. Un altro singolo sì, perché occupa lo stesso spazio. E lì il linguaggio del naturismo comincia ad assomigliare a quello di un sito di incontri. Non si cercano più persone con cui condividere il naturismo: si cercano **configurazioni**. ### E poi c'è il paradosso dell'eterosessualità C'è però un'altra motivazione che trovo ancora più curiosa: *“Non cerco singoli uomini perché sono etero.”* Essere eterosessuali, naturalmente, è perfettamente compatibile con il preferire la compagnia femminile o quella delle coppie. Ma spiegare l'esclusione degli altri uomini attraverso l'eterosessualità introduce un presupposto piuttosto curioso: quello secondo cui stare con un altro uomo debba necessariamente avere una componente sessuale. Io sono etero. Se esco con un amico, però, non lo faccio perché sono sessualmente interessato a lui. Se vado al mare con altri uomini, non sto cercando un rapporto sessuale. Se faccio un'escursione, una vacanza o una cena con amici uomini, la loro presenza non mette in discussione la mia sessualità. Perché dovrebbe cambiare qualcosa in spiaggia soltanto perché siamo nudi? La nudità non trasforma automaticamente una relazione sociale in una relazione sessuale. Un uomo può stare nudo accanto a un altro uomo esattamente come può stare vestito accanto a lui: parlando, ridendo, prendendo il sole, facendo il bagno o semplicemente condividendo uno spazio. Ed è qui che trovo un'altra contraddizione interessante. A volte si cerca di convincere gli altri — e forse anche se stessi — che **“non si è lì per fare sesso”**, ma contemporaneamente si mette proprio il sesso al centro del criterio con cui si decide chi frequentare. Se la presenza di un altro uomo viene esclusa perché *“sono etero”*, si sta implicitamente dicendo che tra due uomini la domanda sessuale viene prima di quella sociale. Come se due uomini nudi non potessero semplicemente essere due persone che condividono la stessa esperienza. In realtà, proprio un naturista dovrebbe aver già superato questo automatismo. Se ogni rapporto tra persone dello stesso sesso dovesse essere interpretato attraverso l'orientamento sessuale, dovremmo chiederci perché due uomini possano tranquillamente andare insieme al ristorante, in montagna, allo stadio o in vacanza, ma improvvisamente diventino una combinazione sospetta quando si tolgono i vestiti. Forse il problema non è la nudità. Forse è il significato sessuale che continuiamo ad attribuirle. C'è infine un meccanismo ancora più sottile: la proiezione. Se vivo con disagio la mia condizione di singolo, posso finire per guardare gli altri singoli con lo stesso filtro con cui temo di essere guardato io. Mi danno fastidio perché mi ricordano la mia stessa posizione. E così il giudizio che temo diventa il giudizio che rivolgo. Forse dovremmo tornare a una domanda più semplice. Il naturismo, nella sua idea più essenziale, non dovrebbe chiederci che tipo di persona sei in base alla tua situazione sentimentale o al tuo orientamento sessuale, ma **come ti comporti**. Sei rispettoso? Sai stare in un luogo senza invadere? Comprendi che la nudità non è disponibilità? Rispetti i confini degli altri? Se la risposta è sì, che differenza fa essere soli, in coppia o in famiglia? Il corpo nudo non cambia natura in base allo stato sentimentale di chi lo abita. E nemmeno il rispetto dovrebbe avere una composizione familiare. Personalmente trovo molto più coerente dire: *cerco persone educate e rispettose con cui condividere il sole, il mare, la natura e la libertà.* Non dice nulla sulla categoria dell'altro, ma dice tutto sul modo in cui si intende vivere il naturismo. Abbiamo tolto i vestiti al corpo, ma continuiamo a rivestire le persone di etichette. Forse il vero passo avanti non è decidere **chi evitare in base alla categoria**, ma imparare a riconoscere **con chi vale davvero la pena stare**. E se per dimostrare di essere un “buon singolo” senti il bisogno di dichiarare che non vuoi avere nulla a che fare con gli altri singoli, forse vale la pena chiedersi una cosa: **quanto di quel giudizio sugli altri è davvero loro, e quanto invece è quello che hai imparato ad avere su te stesso?**