Settimane fa, facendo zapping, mi è capitato di vedere la pubblicità di "Paolo Barca, maestro elementare, praticamente nudista". Il titolo mi ha incuriosito, soprattutto per quel “praticamente nudista” che lasciava immaginare un film nel quale il nudismo avesse un ruolo abbastanza importante. La sera che è stato trasmesso però non sono riuscito a vederlo. Qualche tempo dopo l'ho cercato in internet e ho deciso di recuperarlo. Premessa necessaria: la comicità di Renato Pozzetto non mi è mai piaciuta particolarmente e questo film non è certo riuscito a farmi cambiare idea. Anzi, l'ho trovato davvero pessimo. Anche per questo non sono riuscito a guardarlo tutto di seguito: l'ho visto a spezzoni di dieci o quindici minuti, riprendendolo ogni volta dopo diversi giorni. Eppure qualcosa su cui riflettere l'ho trovato, soprattutto all'inizio. Il nudismo vero e proprio compare immediatamente, con una scena ambientata su una spiaggia tranquilla. Ci sono persone nude che fanno quello che normalmente si fa in spiaggia: prendono il sole, giocano, conversano, si rilassano. Non c'è nulla di particolarmente costruito o spettacolare. La nudità fa semplicemente parte della situazione. Naturalmente non manca nemmeno il personaggio nascosto dietro la vegetazione che fotografa le persone nude. Una presenza ormai quasi obbligatoria quando il cinema decide di raccontare il nudismo: da una parte ci sono i nudisti che vivono tranquillamente la propria giornata, dall'altra qualcuno che trasforma quella normalità in qualcosa da osservare di nascosto. La parte che mi ha fatto riflettere maggiormente, però, riguarda i bambini presenti in quelle scene. Sono bambini piccoli che giocano, corrono, si divertono e vivono quella situazione con la naturalezza che appartiene ai bambini. Non c'è nulla di sessuale nel loro comportamento e proprio per questo quelle immagini fanno nascere una domanda che va oltre il film. Come verrebbero interpretate oggi quelle stesse scene da una parte del mondo non nudista? È una domanda interessante perché il significato di un'immagine non dipende soltanto da ciò che sta accadendo nella scena, ma anche dagli occhi con cui viene osservata. Un bambino nudo che gioca su una spiaggia nudista non sta facendo nulla di diverso da un bambino vestito che gioca su una spiaggia tessile. Nel contesto della scena la nudità è semplicemente una condizione condivisa. Il problema nasce quando quella normalità viene osservata attraverso una lente che associa automaticamente nudità e sessualità. Ed è proprio qui che il film, almeno per me, diventa piuttosto curioso. Dopo quella prima scena, infatti, il nudismo viene sostanzialmente trattato come qualcosa da nascondere, da spiegare, da tenere lontano dagli altri, qualcosa di cui preoccuparsi quando potrebbe essere scoperto. Parallelamente, però, la storia è costantemente costruita su allusioni e situazioni a sfondo sessuale, spesso anche quando il nudismo potrebbe essere affrontato in modo più naturale. È proprio questa contrapposizione che mi ha colpito: la nudità viene presentata come qualcosa di imbarazzante da nascondere, mentre il resto della commedia continua a utilizzare riferimenti sessuali come principale fonte di equivoci e comicità. Alla fine rimane una contraddizione abbastanza evidente. La nudità, che nella scena iniziale viene mostrata come una condizione normale e quotidiana, diventa nel resto del film qualcosa che deve essere nascosto. E allora mi sono chiesto quanto questa rappresentazione abbia contribuito, anche involontariamente, a mantenere l'equazione nudità = sesso. Forse è proprio questo l'aspetto più interessante da discutere oggi. Non tanto se il film sia divertente (per me decisamente no ) e nemmeno se sia un buon film (per me nemmeno questo) ma il modo in cui tratta la nudità e soprattutto il modo in cui tratta la nudità quando sono presenti dei bambini. Quelle immagini della spiaggia iniziale sono probabilmente le uniche in cui il nudismo viene mostrato per quello che dovrebbe essere: persone nude che fanno semplicemente le proprie cose. Nessuna particolare esibizione, nessun significato nascosto, nessuna necessità di trasformare la nudità in qualcosa di speciale. Peccato che durino così poco. Il titolo prometteva un film sul “maestro elementare, praticamente nudista”. Alla fine, almeno per come l'ho vissuto io, mi sono ritrovato davanti soprattutto a una commedia costruita su equivoci e riferimenti a sfondo sessuale, con il nudismo utilizzato come elemento narrativo da nascondere. E forse ho capito anche perché, nella pubblicità che avevo visto settimane prima, veniva presentato come il film di Pozzetto che da più tempo non veniva trasmesso. Per quanto mi riguarda, il desiderio di rivederlo è assolutamente nullo.