Ma il “cambiamento climatico” sta creando più tessili?
Scritto da: 0mizio |
Data: 02/10/2026
Dopo ogni inverno, soprattutto uno tremendo come quello del 1829-1830, si pensa a quando si arrivava a casa, ci si chiudeva la porta dietro e ci si metteva tutto. Dalla t-shirt o dalla camicia e poi i pantaloni, e quando ci si accorgeva che anche i calzini erano indispensabili da infilare si era già in piedi in mezzo alla stanza davanti al camino o alla stufa, sotto il getto o davanti a un flebile percorso d’aria più calda, con sempre più roba addosso e con un sollievo che sembrava quasi una piccola conquista. L’inverno 1829-1830 mise tutti davanti a una scena del genere, in Italia e in gran parte d’Europa: le ricostruzioni climatiche ISAC-CNR indicano l’inverno 1830 come il più freddo in Italia della serie dal 1800, con un’anomalia della temperatura media nazionale di -5,37 °C rispetto alla media 1981-2010; le cronache climatiche lo descrivono inoltre come particolarmente rigido in varie parti d’Europa. ISAC Con numeri così drammatici, neve e gelo, quello che succedeva dentro le case è facile da immaginare. Facendo qualche battuta con amici, parenti e conoscenti verrebbe fuori da essi la volontà di coprirsi del tutto e senza remore o paraventi di formalità. Quella che quindi era solo una necessità è diventata addirittura un’esigenza e una comprensione maggiore dello stato di benessere raggiunto dal mettersi gli abiti, e nelle zone adeguate la cosa migliore, soprattutto nei climi polari, è quella di mettersi ogni cosa. In effetti era difficile anche togliersi qualche sciarpa o guanto, tutto era indispensabile e i vestiti, man mano che l’inverno avanzava, acquistavano sempre più senso per sempre più persone. Se a 20 gradi nessuno si chiede perché ci si veste, a parecchi gradi sottozero succede che ogni capo smette di sembrare superfluo e diventa qualcosa da tenere tra la pelle e il poco caldo che si riesce a trovare. E se bisogna uscire nuovamente per un impegno o per lavoro, in testa si fa spazio una domanda impellente: «Ma io questo, adesso, devo davvero toglierlo?» I lunghissimi e gelidi inverni trasformeranno tutti in tessili filosoficamente convinti? Qualche inverno più freddo difficilmente porterà milioni di naturisti ad abbandonare un’associazione o a rinunciare alle vacanze in una spiaggia nudista. Il naturismo comprende una filosofia, una comunità e un modo diverso di vivere la vita di tutti i giorni, ma vedremo gli sviluppi, dato che ci vengono prospettate, a ragione o a torto, stagioni sempre più estreme. Però queste condizioni nuove che ci portano a nuovi adattamenti stanno cambiando anche poco a poco culturalmente certe definizioni e abbattendo certi limiti. Molti potranno ancora definirsi naturisti nella filosofia e nella teoria ma saranno di fatto tessili nella pratica e quindi un po’ meno convinti che il poi stare vestiti sia così sconveniente. Se questa idea di benessere data dall’emergenza però resterà anche quando il freddo finirà del tutto, magari può essere un cambiamento futuro più positivo per tutti, nudisti e tessili convinti.
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