Vorrei che tu, amico nudista, leggessi quanto ho scritto su "Infonaturista" del marzo scorso, intitolato "Nudismo". Lo trovi in rete.
Mi sembra che il comportamento medio del nudista dia per fatalmente consolidata una sottocultura che lo costringe a comportamenti semiclandestini o comunque marginali. Identificare e caratterizzare minisiti dove poter stare al sole in libertà è, nel nostro Paese, quasi una liturgia del pietire, del chiedere, nella speranza che qualche Sindaco chiuda un occhio o sia particolarmente permissivo. E' giusto?... Ed è giusto che lo svago del nudista manchi spessissimo di serenità, perchè lo costringe
a rimaner vigile, temendo incursioni di gendarmi d'ogni specie? E poco importa se le sanzioni non sono la norma. Resta il fatto che si deve dipendere dalla liberalità altrui.
E' colpa nostra, e non serve a nulla citare Papi e autorità varie. Riconosciamolo: siamo nudi e pigri. Siamo anche vittime delle consuetudini. Non ci par vero quando possiamo incontrare un cartello che dice ZONA NUDISTA, e non ci rendiamo conto che il suo equivalente è CANI AMMESSI, senza offesa per questi ultimi.
Sono convinto che ci si debba porre un obiettivo oggi quasi inimmaginabile: vengano individuate zone dichiarate a NUDISMO VIETATO, dove gli amici tessili possano beatamente trascorrere ore liete senza l'orrenda visione di corpi nudi, la necessità di nascondere indifferenti bambini, l'obbligo di confessarsi. Si tratta in sostanza di voltare la frittata. In questo ci può sostenere la realtà di tutto il resto d'Europa. Dovunque, da St.Tropez a Pola a Den Helder, la frammistione tessile-nudo è una realtà. Chi non sopporta questo assetto trova con estrema facilità aree spontanee dove il nudo non viene praticato. I nudisti, si sa, non amano la folla, e in queste spiagge cercano di evitare le zone più chiassose e tessili.
Sembra forse che io dica delle enormità, ed invece la mia proposta è semplicissima, senza bisogno di club o sodalizi, spesso ghettizzanti. Puntare decisamente alla soluzione politica della questione, vale a dire ottenere un decreto governativo che dichiari aperte al nudo tutte le località marine. Certo, già oggi, tirata per i capelli, la legge non punisce il nudo in sè, ma lascia ampio spazio a giudici e sindaci "benpensanti" per accusare di oscenità il nudista. Occorre anche abbandonare il cliché che vede nudisti e tessili combattersi all'arma bianca: c'è posto per tutti, basta seguire le basilari regole del buon convivere.
Arrivando all'operatività: esistono in Italia nudisti sufficienti a promuovere un referendum o qualcosa di simile. A questi vanno aggiunti i simpatizzanti e, non certo ultimi, gli operatori turistici e di esercizi pubblici. Proviamo ad immaginare una penisola "liberata": quanto turismo in più?...
Invito pertanto te, e chiunque si ritrovi nella mie posizioni, a contattarmi. Si potrebbe arrivare alla creazione di un movimento che tenti almeno di correggere l'anomalia italiana. Noi, che praticando il nudismo ben lo conosciamo, dobbiamo convincerci che organizzarsi per affermarlo rappresenta una causa giusta.
Paolo Fabio Mazzi