E si, questo articolo è stato "dettato" con troppa fretta, credo e spero, dal Ballardini.
Non solo la solita tiritera dei naturisti e nudisti, tanto political correct per le masse (chissà perché quando di parla di naturisti si parla di santi e quando si nomina nudismo si parla di diavoli), ma che sappiamo benissimo totalmente falsa per "gli addetti ai lavori", ma anche per alcune mancanze è un paio di affermazioni che suonano in fondo anche false e lesive.
Cosa in particolare?
Ha dettato una mappa di luoghi autorizzati, ben fatta, ma dice che sono tutti presidiati dalle associazioni che controllano. L'unico abbastanza vero e costante controllo esiste solo all'oasi di capocotta, dove il gestore del bar ha dei guardiani che vigilano, spesso molto spesso in modo eccessivo, sugli astanti, ma solo per la paura che gli chiudano l'attività. Tutti gli altri, a volte hanno dei soci presenti, e solo nei we. Spacciare questi controlli come costanti è per me pericoloso, perché poi la gente viaggia e vede, e vede che ci sono ampi spazi per chi vuol far casino, come per ogni altra attività umana.
Dire che SOLO queste aree sono "pure". Buono per il giornalista, ma vogliamo dimenticarci della miriade di luoghi tollerati o dove si pratica, sconsigliati da Ballardini, dove tutto è esattamente identico ai luoghi autorizzati? Che forse ogni luogo non autorizzato è automaticamente un bordello? Così facendo si lascia troppo spazio ai benpensanti, che da oggi poterebbero dire: ecco lì ci sono persone nude, non sono autorizzate, quindi sono dei club privee all'aperto.
Vogliamo forse dire, per fare l'esempio più eclatante, che l'oasi di Zello, che non si assoggetta alla Fenait, non sia un luogo pulito? Così come tante altre spiagge sparse per l'Italia. Solo sconsigliato certo, ma con uno sconsiglio di troppo.
Affermare che il movimento naturista ha delle radici storiche particolari è vero, ma quella "pura filosofia" oggi esiste forse solo in alcuni olandesi intransigenti a tutto. Oggi viene definito naturista solo chi è associato Fenait, e quella "patente" non indica affatto solo persone veramente e totalmente naturiste, ma solo persone che seguono un'associazione. O mi si vuol dire che tutti i tesserati o tutti quelli che parlano a "bocca larga" di essere naturisti, seguono il totale rispetto della natura, non solo non sporcando in giro e stando corretti in spiaggia, ma non fumano, sono vegani, non usano medicine, non "deturpano" il corpo con tatuaggi e piercing, non usano riscaldamenti artificiali, non non non … Si, essere naturisti nel vero senso degli albori è anche questo, non solo essere corretti in spiaggia. Io lodo chi raggiunge certe ortodossie, ma oggi, come nelle religioni o in tanti altri aspetti della vita, ci sono "ammorbidimenti" delle originali linee guida, e spacciare ancora che esistono, mettendo il dito sulla differenza tra naturisti e nudisti, è una cosa che dovrebbe essere ormai superata, da noi in primis, perché spacciamo falsità che prima o poi ci si ritorcono contro.
I campeggi certificati Fenait luoghi di certificata pratica naturista. Beh non faccio nomi, non racconto cose, ma direi che non mi sembra il caso di esagerare certi "aspetti", nemmeno per le funzioni giornalistiche: viviamo anche noi su questo mondo e su questi luoghi.
A parte queste "tirate d'acqua al proprio mulino", e i cenni al fatto che chi sta nudo non necessariamente lo fa per trasgredire (NDR anche se non è tesserato con Fenait) ma tutto l'aspetto che ruota intorno, tipo indotto economico, non meritano di essere detti? Gli articoli vengono letti anche dagli imprenditori, e certe cose vanno dette e a forte voce, più di sottolineare le distinzioni dei termini.
Sicuramente tutti particolari dettati da una sicura brevità è frettolosità dell'intervista, ma sarebbe bene che stiamo tutti attenti a quando parliamo di noi stessi al pubblico tessile: ogni lasciata è persa e ogni paletto diventa una "zappata sui piedi".