La libertà: quella cosa in cui sei libero di essere e fare ciò che vuoi, fino al confine dettato dalla libertà degli altri.
Rispetto: quella cosa per cui lasci agli altri la propria libertà di essere, finchè non invadono la tua libertà di essere
Sempre più spesso in questi anni si legge di azioni pratiche o verbali o scritte, per cui qualcuno pretende del rispetto verso le proprie libertà, ma non si degna allo stesso modo nel rispettare le libertà degli altri.
I confini dell’agire purtroppo sono spesso stretti, molto stretti, e altrettanto spesso vengono prevaricati nella convinzione di poterselo permettere.
Il tutto viene amaramente condito dalla propria convinzione di essere nel giusto, fino al punto di voler sopraffare l’altro.
Senza addentrarci nelle teorie dei massimi sistemi, teniamoci nella semplicità del nostro modo di vivere.
A noi piace stare nudi. A tanti non frega nulla se stai nudo, ad altri frega cosi tanto che “scendono in piazza” definendoti usando termini offensivi e denigratori.
Questa cosa ci sconvolge tantissimo, perché sappiamo che il nudismo vissuto in un certo modo non è ne perverso ne cattivo, ma è anzi un modo per stare in comunità, senza paletti sociali, quali razza, religione, sesso, sessualità, ricchezza, stato sociale. E tutto comincia semplicemente mettendosi letteralmente a “nudo”, senza indossare neanche un distintivo di classe, quale può essere anche un semplice costume.
Ciò ci porta ad essere socievoli, a non guardare l’altro neanche nelle proprie fattezze, deficienze o difetti fisici, ma a considerarlo solamente per il contenuto intellettuale. Persone ormai fuori forma, anche pesantemente, con grossi difetti fisici devastanti, derivati anche da menomazioni chirurgiche, oltre che derivanti dall’età, non appaiono diversamente ai nostri occhi di giovani ventenni in piena forma fisica. Sappiamo ovviamente vedere le fisicità, ma ciò non ci fa disprezzare una persona se non ha più i requisiti del “bel fico o della bella gnocca”.
Nonostante tutto veniamo continuamente attaccati, soprattutto dai media, che pur di fare scandalo e scalpore, non si astengono dal buttare la termini offensivi verso noi e la nostra filosofia, senza nemmeno domandarsi i perché e i percome.
Questo stato di fatto dovrebbe, e ripeto dovrebbe, portarci ad essere solidali con altri che subiscono la stessa sorte. Difficilmente qualcuno di questi si salva, perché il semplice fatto di appartenere ad una determinata categoria, fa si che qualcun altro si adombri solo a vederne la presenza nei luoghi comuni
Passiamo in rassegna velocemente varie “suddivisioni”, semplicemente per capire l’assurdità di quanto avviene.
- I singoli. Sono normalmente guardati di malocchio come una truppa di segaioli e affamati di sesso. Il loro ingresso nei campeggi è spessissimo impedito. La loro presenza in spiaggia disturba e mette ansia. La paura di essere assillati da loro è costante.
- I gay. Sono altamente temuti e considerati come degli invasori, come coloro che appena ti vedono, ci provano e attentano alla tua verginità anale.
- Le coppie. Sono considerate le portatrici di sesso di maggior rilievo. Che siano monogami, scambisti, exibit, tutte in spiaggia sono temute e tenute lontane, per non incorrere in inviti e visioni particolarmente calde (o scabrose)
Vista cosi non si salva nessuno, ma manca ancora una categoria negletta: I nudisti.
- I nudisti, sono quelle persone che trovi in spiaggia senza costume, coi ciondoli e le tette cascanti in piena vista, persone di dubbia fiducia, che stanno li per manifestarsi e rompere le @@ alla gente, turbando la tranquillità comune.
Non pare che ci sia qualcosa che non torna? Tutti che stanno in ansia per tutti, chiunque essi siano.
Tutti che hanno in odio qualcun altro, timore di qualcun altro, terrore di ciò che può succedere.
A dar retta bisognerebbe invocare la dominazione dell’ISIS, cosi che tutti stiano belli chiusi in casa, senza che nessuno possa fare nulla di cosi terribile.
Conseguenza di tali paure, terrori, ansie, è che ognuno di questi dia addosso agli altri, senza riuscire a capire, o non volendo capire, qual è il punto di confine che permetterebbe a tutti di convivere senza paure, ansie … menate mentali
A mio parere il punto di confine è solo l’esercitare il proprio sesso e sessualità in ambito pubblico, dove non consentito e dove non accettato, o dove non è consuetudine. Il sesso, volente o nolente, è quell’elemento che tutti consumano, ma che ognuno esplica in modo diverso, e ogni modalità fa si che osteggi l’altra: insomma un tabù ancestrale, che pochi ancora hanno superato.
Cosi tocca leggere quasi quotidianamente del sagaiolo scoperto tra i cespugli, o si sentono accuse contro le coppie che si esibiscono, o contro quelle scambiste, del gay che attenta alla verginità di qualcuno, e si, pure del nudista che si esibisce in una spiaggia.
Nessuno si salva, tutti ugualmente perversi, nonostante arrivino spesso, troppo spesso, dei moniti dall’alto delle cattedrali umane, per cui ci sarebbe qualcuno di questi che sia migliore di qualcun altro, e che inneggi alla cacciata degli altri.
A mio parere, a mia esperienza, tutti possono tranquillamente convivere e condividere gli stessi spazi e luoghi. Ne ero convinto anni fa, e dopo anni di presenza nel sito, dopo aver organizzato e partecipato a tanti incontri e raduni, a cui hanno partecipato ognuna di queste singole “razze”, dopo aver visto migliaia di persone di ogni “credo” convivere tranquillamente, ho elaborato la mia teoria, che credo sia da molti condivisa, ma ancora poco praticata.
Il distinguo di base, inutile girarci attorno, è il sesso praticato pubblicamente.
Condanniamo chi lo pratica? Si e no.
Si se vuol praticarlo dove, come dicevo sopra, non è consono, consuetudine, opportuno.
No, se tale pratica viene esercitata in aree e luoghi definiti.
Se ad esempio la spiaggia è piccola, e tutti son commisti, chiaro che la regola generale sia: tranquillità delle azioni. Buoni con le mani e con gli ammennicoli.
Se la spiaggia è enorme, e permette di suddividere non nudisti da scambisti, da gay etc, ma chi non vuol praticare sesso (naturisti, famiglie, magari con prole al seguito, singoli etc) da chi vuol praticarlo (e non elenco un bel nulla).
Se questa suddivisione esiste, c’è possibilità di metterla in pratica, non capisco perché gli uni siano meglio degli altri, o perché devono essere additati. Starà a me andare nella zona che ritengo più idonea, lasciando in pace l’altrui categoria.
Sono uno di quelli per cui il sesso bla bla bla, … starò nella zona tranquilla.
Sono uno di quelli che ama far casino e xxxx …. Starò nella zona trasgressivo pratica.
Ma perché gli uni devono parlare male degli altri, e viceversa?
Perché gli uni vogliono combattere gli altri, e viceversa?
Il mondo pare abbastanza grande per poter contenere tutti, e il rispetto reciproco dovrebbe farla da padrone, non teorie classiste, teorie da “io sono il santo, voi andate combattuti e fatti fuori”.
Ognuno a questo mondo ha diritto di scelta e di vita. Nessuno è più perfetto di un altro.
Perverso è chi ruba, chi ammazza, chi mangia sulle disgrazie altrui.
Basterebbe seguire i semplici (per modo di dire) e antichi detti di cui all’inizio: Il esercito la mia libertà, finchè non invado la tua, ma te non devi pretendere di azzerare la mia libertà in nome della tua.
Parimenti io rispetto la tua libertà di esercitare, ma te devi rispettare la mia di non farlo o non vedere. Per cui, te che non vuoi vedere ne fare stà da una parte, senza inveire o diffamare o discriminare l’altro, e te che invece vuoi farlo, fallo, ma nei luoghi dove c’è consenso o è ammissibile, senza prendertela o inveire o diffamare chi non ama farlo.
Non c’è libertà ne rispetto quando:
uno si vuol mettere nudo dove non è possibile,
uno si mette a segarsi davanti a chi non vuole,
uno non può stare da solo perché sospettato di azioni diverse,
una coppia viene mal giudicata perché nel privato fa i cacchi suoi,
una coppia si esibisce in mezzo ad altri non sessualmente liberi o interessati,
un gay non può stare col suo compagno,
un gay rompe le scatole ad un non gay o non interessato alle sue performance,
uno si crede meglio dell’altro e diffama, discrimina, offende additando al “diverso” non rendendosi conto che anche lui, in primis, è già di per se un “diverso”
Potrei continuare all’infinito in un senso o nell’altro, ma credo e spero siate abbastanza intelligenti per capire da soli i vari limiti che intendo.
Questo è il mio credo…..