Sono molto d'accordo con quello che scrivi, anzi seppure il nostro stato di diritto faccia acqua da tutte le parti (certezza del diritto, carceri, obbbligatorietà azione penale ecc.) se siamo qui a parlare di queste cose lo dobbiamo proprio al fatto che "di fondo" viviamo in uno stato di diritto.
Però non credo che sia una questione di maggioranza. Sebbene sia vero che alcune regolamentazioni del costume pubblico siano giunte (magari via referendum) a colpi di maggioranza, ve ne sono altre (pensa alle unioni gay), che hanno seguito altre vie per così dire "culturali" nazionali, che hanno goduto peraltro di un effetto notevolissimo dovuto alle pressioni internazionali culturali e non.
Siamo molto lontani da questo quando parliamo di nudismo.
Ma abbiamo alcune armi, credo, a disposizione, armi che non abbiamo avuto prima. Alcune che mi sembra si possano individuare sono:
1. Il bypass amministrativo deciso dalla depenalizzazione ha un effetto rilevante su tutto ciò che è avvenuto prima della depenalizzazione stessa in materia di nudismo (penso alle sentenze cassazione ecc.). Cosa accade agli atti contrari alla pubblica decenza perimetrati da quelle sentenze nel momento in cui - depenalizzati - finiscono in un procedimento amministrativo (equità, appello ecc.)
2. Il comune senso del pudore, che per come è considerato è in sé figlio di un dislocamento linguistico (il pudore è soggettivo, non è attribuibile a terzi), ne esce perimetrato.
3. L'enormità delle sanzioni (molto più elevate di quelle comminate per atti assai più rilevanti).
Il diritto positivo è quindi sì schiacciato dalla normativa, ma la normativa non ha mai zoppicato tanto come in questo momento. Mi chiedo se mettendo in fila i pezzi non si possa creare lo spazio per un'azione politica innovativa.