Probabilmente si riferiscono alla produzione industriale di cibo che non viene venduto e/o consumato, poiché un sistema industriale basato sui grandi numeri di destinatari purtroppo non incontra mai perfettamente la domanda della somma delle singole persone che fanno le masse. Non so se è quello che voleva dire anche Siman (perdonami ma non ti ho capito fino in fondo).
E' chiaro che uno come te, Fenice, che ha conservato la tradizione di macellare il maiale a casa conosce l'arte antica di non buttare nulla, di usare il cibo con sapienza per venire incontro alle necessità del nucleo familiare. Purtroppo sui grandi numeri su cui si tara la grande (e sottolineo grande) industria alimentare, ciò non è possibile. E' uno di quei dolori con cui dobbiamo imparare a convivere nella società industriale di oggi.
Sicuramente lo spreco di cibo è tanto più grande, quanto più il cibo è costoso nella "produzione". Sai bene quanto vi vuole per allevare come si deve un maiale. Quando si butta la carne di un animale allevato dalle industrie per la grande distribuzione causa mancata vendita, si buttano insieme le migliaia di litri di acqua per dissetarlo e lavarlo, le migliaia di chili di cereali e le verdure per sfamarlo, i litri d'acqua e di concime per produrre il suo mangime e un po' anche il rispetto per la vita dell'animale, che qualche entità o ragione più grande di tutti noi ha voluto infondere anche in lui.
Insomma è un tema che dovrebbe portarci tutti a riflettere di più sulla storia di tutte le merci che compriamo, compreso il cibo.
C'è anche un dato politico.
L'Italia è la patria della piccola e media impresa. Piccola e media impresa vuol dire rapporto con numeri di vendita più piccoli, ma più tarati sulle esigenze di piccolo numero, quindi con meno sprechi.
Multinazionali vuol dire enormi produzioni, minore aggancio con i numeri della domanda, sprechi enormi, minor contatto coi territori, perdita della storia. Anche nell'alimentare. E in questo c'entra anche l'euro come moneta, che è stato lo strumento del raddoppio dei prezzi a vantaggio dei grandi proprietari di soldi (finanza) e della fine pertanto del mercato di tante piccole e medie imprese italiane a tutto vantaggio delle multinazionali.
Sicuramente non possiamo tornare tutti a produrci TUTTO il cibo da soli, evitando sprechi come nella civiltà contadina da cui noi tutti, da buoni eredi della civiltà romana, proveniamo.
Però tornare se possibile ad avere un orto, degli alberi da frutto, orti urbani e condivisi anche in città, chi ama anche allevare animali (meglio della vita che fanno in batteria) aiuterebbe ad evitare questi sprechi che sono anche problematici dal punto di vista degli scarti che devono poi essere smaltiti. E cercare di difendere la piccola e media impresa. E diminuire l'assunzione di cibi che costano molto in termini di produzione come le carni e le carni lavorate. Si vive bene anche così, in molti casi anche meglio, tranquillamente senza sconfinare nel topos del "vivo malato per morir sano".