Rispondo per temi
Battaglie condivise: con questo indico una volontà di combattere non solo le proprie battaglie( ma anche quelle degli altri. Nella vita, ognuno di noi ha i suoi problemi sociali: bullismo, accettazione, magrezza o grassezza, bellezza o bruttezza, intelligenza, salute e chi più ne ha più ne metta. Se ogni individuo combatte solo per i propri problemi, sono miriadi di minoranze che non otterranno mai nulla. Se io combatto anche per i tuoi provlemi, poi anche te combatti per i miei, e insieme vinciamo su chi non ha problemi e se ne frega degli altri. Ciò però non significa che bisogna creare bandiere e sigle che racchiudono chiunque, perché avremo sempre qualcuno escluso, minimo per non conoscenza o mancanza di informazione.
Pronomi: capisco o provo a capire chi, ritrovandosi in un altro genere, tenda ad essere riconosciuto e correttamente definito. Però giustamente son cose che uno non le ha scritte in fronte, quindi da parte mia, lo pretenderei solo nell’ambito amicale o solo se ampiamente conosciuto. Anche l’uso dello schwa è una cosa che, almeno in italiano, fa ridere (o incazzare, secondo occasioni. Nella nostra lingua la declinazione neutra non esiste, è forzarla nello scrivere, per quanto lodabile, rende il tutto illeggibile e incomprensibile (almeno a me fa così.) Seguivo un sito, dove da tempo hanno iniziato ad usarlo negli articoli. Ci ho provato per mesi, fino al punto che mi ero visto di abbandonarlo perché dovevo tradurre ogni frase per capirne il significato. Una volta si usava un generico asterisco, stessa cosa, che però ci rendeva liberi di sostituire con la lettera più idonea al discorso, rendendo tutto fluido e comprensibile. Io sarò vecchio, non contesto, ma questa cosa mi esclude dalla comprensione. E credo sia la stessa cosa per molti.
Gay pride: una piccola info, da qualche anno si chiama solo pride, proprio per l’allargamento e l’inclusione a tutti, stesso discorso di bandiera a sigla. Mi cambia qualcosa? Sinceramente si. Per me è per molti dei tutti, il gay pride era il ricordo dei moti di stonewall, dove la comunità gay repressa e osteggiata, rivendica il proprio spazio e diritto riversandosi in strada chiedendo e manifestando con orgoglio il proprio status.
E ci stava anche il carnevale, per comprendere anche quelle persone queer, che erano parimenti osteggiate. Carnevale non significa scendere al porno, quindi gli eccessi erano e sono sempre di troppo. Tolto questo però, togliere la musica, i costumi, pretendere una sfilata in giacca e cravatta, significa solo dimenticare stonewall. Parimenti cambiargli nome, diventa, per me, una manifestazione nuova, con temi diversi, dove davvero non si capisce né il carnevale, né altro che non sia un passeggiare, sbandierare e proclamare le richieste sui propri diritti.
Nella fattispecie, quasi quasi sarebbe meglio procedere come fanno i sindacati, urlare, sbandierare, e farla finita.
Ma giuro, da sostenitore del movimento, anche in questo preferirei essere nel passato, e spiegare il perché si sta manifestando in un certo moto a chi non lo sa o non comprende.
Quanto al fatto che un pride serva solo per far casino senza alcun costrutto, consiglierei di parteciparne a qualcuno, soprattutto all’estero, per capire nel profondo che spallata che da. Ricordo ancora con tenerezza e ansia interiore un pride vissuto a Brightown, dove assieme ai vari gruppi gay lesbo trans etc sfilavano ambulanze, poliziotti, pompieri, medici etc, tutti gay e organizzati in gruppi definiti, nonché rappresentanze di chiese e congregazioni che sostenevano e non condannavano affatto, fior di rappresentanze di realtà social, tipo tv o radio e web e così via dicendo.
E vedevo gente che dapprima guardava quasi schifata, per poi fare la faccia di chi comprendeva il tema dell’essere tutti figli di questo mondo.
Non si può dire dovete manifestare così o cosà, bisogna informarsi, partecipare, e sostenere.
E se voleste farlo, consiglio di vedere il film Pride, su Amazon prime, dove un gruppo di gay sostennero i minatori omofobi inglesi, contribuendo a migliorare le loro vita, e i minatori che abbandonando le proprie ritrosie, scesero in campo e sostennero i gay durante un pride.
Questo è il significato di combattere le battaglie degli altri… uniti si vince.
Non c’è bisogno di esser gay per aiutare e partecipare ad un pride, come non c’è bisogno di avere un tumore per scendere in campo per sostenere gli oncologici.