Bandiera Pride: le vostre opinioni

kevin 27/06/2022 22:32 5.922 Visite
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13/01/2024 16:00
a_fenice ha scritto:
Invece lo vedo legato benissimo. Hai già letto come la penso, e posso capire alcune cose, mentre non ne capisco altre. Da una parte esiste una marea di minoranze, che però han tutti i diritti di esistere. Dall’altra esiste una realtà lgbt che non capisco perché debba ricercare e includere chiunque, anche se il problema non è sul genere sessuale. Mi piace l’inclusività, mi piace il condividere le battaglie, ma non vedo la necessità di stravolgere tutto. Bene che ogni tema e aspetto venga analizzato, portato avanti, assieme al problema principe, e non parlare solo di priorità, perché ciò che è prioritario per me non lo è per qualcun altro, quindi tutto va portato avanti insieme. Solo che… un vecchio proverbio dice che quando metti troppa carne al fuoco, bruci tutto. E da cattivo profeta e ciò che sta succedendo. Dopo decenni di battaglie, il mondo stava progredendo, a piccoli passi, quasi ovunque, sia sotto i governi di destra che di sinistra (entrambi nemici causa raccolta voti dai vecchi benpensanti). E oggi invece? E oggi in ogni parte del mondo ormai, c’è una regressione paurosa. Anche dove gli lgbt erano malapena tollerati, ma potevano sopravvivere, ecco che non solo non escono norme a favore, ma si passa alla repressione. Che centro in tutto ciò bandiere, pronomi e quant’altro? A mio avviso è come il bambino voglioso. Mamma mi dai una caramella? E va bene, però poi basta. L’indomani: mamma mi dai un cioccolatino? Vabbè poi basta. … una cosa per volta. Se invece: mamma, voglio una caramella, un cioccolatino, un trenino, che andiamo al circo, poi voglio il gelato… te vuoi solo una sculacciata, brutto capriccioso che non sei altro, e stasera per cena broccoli, e a letto senza tv. A tirar troppe corde tutte insieme, con carichi enormi, le corde si spezzano. Vedi la schiavitu dei neri. Era il 1700 in America, ci han fatto le guerre, ma solo dopo tre secoli le cose pian piano stanno cambiando. Quanto ci è voluto in Sudafrica, e via dicendo. E per me, cambiare bandiere, pretendere pronomi, sesso alias, e tante cose bellissime, ci devono essere, bisogna arrivarci, ma senza tirar troppo la corda. Altrimenti finisce come con la GPA: se sei etero va benissimo, se sei gay… reato universale. E se il governo non cade, questo è solo l’inizio di una guerra che sarà ogni giorno peggio. E se il mondo non torna umano, non ci saranno solo Ucraina e Gaza in guerra, presto ci finiamo anche noi tutti, ma sia gay che etero (anzi, molto è già iniziato, anche se in forme diverse)
Sono d'accordo con te, ma fino a un certo punto. Certo, a ognuno spetta la libertà di definirsi come vuole e più gli aggrada, ma perchè inventarsi ogni giorno nuove "etichette" solo per dar modo di scegliere, in base al mix dei generi in cui ci si identifica, in quale "scatola" inserirsi? Se vedo una persona, uso il maschile o il femminile in base al sesso biologico. Facciamo tutti così. Non lo faccio per male, non sempre mi viene di chiedere quali pronomi devo utilizzare. Spetta a chi si identifica in un genere non binario il dirmi (quando si presenta) quali pronomi devo utilizzare. Il problema è che queste persone si innervosiscono se si usa il pronome sbagliato, come se pretendessero che gli si legga nella loro mente per sapere quale hanno scelto. Qui le tematiche, secondo me, sono due. La prima riguarda l'uso di un termine ombrello, come appunto "non binary", senza complicarsi la vita. L'aggiunta di una lettera a LGBT non cambia nulla (a differenza dell'aggiungere l'intero alfabeto) La seconda, più importante e che segue il tuo commento, è l'unire le due battaglie, nonostante siano due cose totalmente scollegate. Nonostante le identità di genere siano tematiche importanti, il proliferare di tutte questi nuovi termini, così come l'aggiunta delle lettere in LGBT, il discorso sulla bandiera ecc., fanno sembrare come se in realtà si combatta per delle inezie, delle cose passeggere, effimere, su cui si è indecisi. Capisco il tuo punto di vista quando dici "non tirare tutte le corde troppo violentemente", ma secondo me il punto è "capire il giusto modo per combattere le battaglie". E' proprio per questo che, secondo me, il gay pride è totalmente inutile. Si vogliono cambiare le cose? Servono manifestazioni, serve essere decisi, servono gli interventi pubblici, la sensibilizzazione. Non servono delle persone seminude che fanno festa per le strade (e ho voluto evitare termini più forti) come se stessero festeggiando la sagra del paese. Il gay pride, così come è fatto in Italia (non so se all'estero cambia qualcosa), è letteralmente una cosa inutile. Di sicuro non migliora la situazione, semmai riesce persino a peggiorarla.
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beppone.15
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13/01/2024 16:44
La lingua italiana, come tutte le lingue, ha le sue regole ben codificate; Per questo c'è l'accademia della crusca che da un indirizzo d'uso su neologismi. Personalmente mi asterrei dall'utilizzo di vocaboli di fantasia poiché " le parole sono importanti "(Cit Palombella rossa di Nanni moretti, per lo spezzone del video cercate su YouTube #128515;) Per quanto riguarda le bandiere; Nessuno mai potrà sentirsi totalmente incluso in una definizione o simbolo in quanto siamo persone, le suddivisioni microscopiche, quasi atomiche che ci sforziamo assiduamente e assurdamente di trovare non creano comunità, ma isolano perché mettono in evidenza le differenze. Sui pride invece dipende come vengono organizzati, nella mia città sono momenti di festa, musica, dove anche le istituzioni partecipano e prendono parola. È un modo importante per includere e aprirsi alla comunità veicolando in una maniera, anche gioiosa, un forte messaggio di educazione al rispetto delle diversità.
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13/01/2024 17:11
Certo, rasserena vedere il sindaco che dice belle parole. Ma alla fine della fiera cosa resta? Cosa si ricorderanno le persone? Le belle parole del sindaco o il fatto che tanti gay hanno sfilato mezzi nudi per le vie della città, su carri, suonando e cantando come se fosse carnevale? Finito il gay pride, cosa rimane? Niente. E' un evento isolato e basta. E le aggressioni successive ne sono un segno tangibile
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beppone.15
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13/01/2024 17:22
Non è che debba concludersi con la presa della bastiglia e la ghigliottina in pubblica piazza per gli omofobi #128514; sensibilizzare la politica e la comunità ai temi di inclusione (divertendosi), è un traguardo. Poi non so se al pride seguono anche tavole rotonde e provvedimenti politici, probabilmente si ma non ne sono informato. I metodi educativi più efficienti prevedono un momento del gioco perché crei interesse anche in chi non è interessato dalla tematica (vedi il sottoscritto) (Che non deve cadere nello squallido ovviamente)
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13/01/2024 20:37
Rispondo per temi Battaglie condivise: con questo indico una volontà di combattere non solo le proprie battaglie( ma anche quelle degli altri. Nella vita, ognuno di noi ha i suoi problemi sociali: bullismo, accettazione, magrezza o grassezza, bellezza o bruttezza, intelligenza, salute e chi più ne ha più ne metta. Se ogni individuo combatte solo per i propri problemi, sono miriadi di minoranze che non otterranno mai nulla. Se io combatto anche per i tuoi provlemi, poi anche te combatti per i miei, e insieme vinciamo su chi non ha problemi e se ne frega degli altri. Ciò però non significa che bisogna creare bandiere e sigle che racchiudono chiunque, perché avremo sempre qualcuno escluso, minimo per non conoscenza o mancanza di informazione. Pronomi: capisco o provo a capire chi, ritrovandosi in un altro genere, tenda ad essere riconosciuto e correttamente definito. Però giustamente son cose che uno non le ha scritte in fronte, quindi da parte mia, lo pretenderei solo nell’ambito amicale o solo se ampiamente conosciuto. Anche l’uso dello schwa è una cosa che, almeno in italiano, fa ridere (o incazzare, secondo occasioni. Nella nostra lingua la declinazione neutra non esiste, è forzarla nello scrivere, per quanto lodabile, rende il tutto illeggibile e incomprensibile (almeno a me fa così.) Seguivo un sito, dove da tempo hanno iniziato ad usarlo negli articoli. Ci ho provato per mesi, fino al punto che mi ero visto di abbandonarlo perché dovevo tradurre ogni frase per capirne il significato. Una volta si usava un generico asterisco, stessa cosa, che però ci rendeva liberi di sostituire con la lettera più idonea al discorso, rendendo tutto fluido e comprensibile. Io sarò vecchio, non contesto, ma questa cosa mi esclude dalla comprensione. E credo sia la stessa cosa per molti. Gay pride: una piccola info, da qualche anno si chiama solo pride, proprio per l’allargamento e l’inclusione a tutti, stesso discorso di bandiera a sigla. Mi cambia qualcosa? Sinceramente si. Per me è per molti dei tutti, il gay pride era il ricordo dei moti di stonewall, dove la comunità gay repressa e osteggiata, rivendica il proprio spazio e diritto riversandosi in strada chiedendo e manifestando con orgoglio il proprio status. E ci stava anche il carnevale, per comprendere anche quelle persone queer, che erano parimenti osteggiate. Carnevale non significa scendere al porno, quindi gli eccessi erano e sono sempre di troppo. Tolto questo però, togliere la musica, i costumi, pretendere una sfilata in giacca e cravatta, significa solo dimenticare stonewall. Parimenti cambiargli nome, diventa, per me, una manifestazione nuova, con temi diversi, dove davvero non si capisce né il carnevale, né altro che non sia un passeggiare, sbandierare e proclamare le richieste sui propri diritti. Nella fattispecie, quasi quasi sarebbe meglio procedere come fanno i sindacati, urlare, sbandierare, e farla finita. Ma giuro, da sostenitore del movimento, anche in questo preferirei essere nel passato, e spiegare il perché si sta manifestando in un certo moto a chi non lo sa o non comprende. Quanto al fatto che un pride serva solo per far casino senza alcun costrutto, consiglierei di parteciparne a qualcuno, soprattutto all’estero, per capire nel profondo che spallata che da. Ricordo ancora con tenerezza e ansia interiore un pride vissuto a Brightown, dove assieme ai vari gruppi gay lesbo trans etc sfilavano ambulanze, poliziotti, pompieri, medici etc, tutti gay e organizzati in gruppi definiti, nonché rappresentanze di chiese e congregazioni che sostenevano e non condannavano affatto, fior di rappresentanze di realtà social, tipo tv o radio e web e così via dicendo. E vedevo gente che dapprima guardava quasi schifata, per poi fare la faccia di chi comprendeva il tema dell’essere tutti figli di questo mondo. Non si può dire dovete manifestare così o cosà, bisogna informarsi, partecipare, e sostenere. E se voleste farlo, consiglio di vedere il film Pride, su Amazon prime, dove un gruppo di gay sostennero i minatori omofobi inglesi, contribuendo a migliorare le loro vita, e i minatori che abbandonando le proprie ritrosie, scesero in campo e sostennero i gay durante un pride. Questo è il significato di combattere le battaglie degli altri… uniti si vince. Non c’è bisogno di esser gay per aiutare e partecipare ad un pride, come non c’è bisogno di avere un tumore per scendere in campo per sostenere gli oncologici.
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14/01/2024 11:49
a_fenice ha scritto:
Rispondo per temi Battaglie condivise: con questo indico una volontà di combattere non solo le proprie battaglie( ma anche quelle degli altri. Nella vita, ognuno di noi ha i suoi problemi sociali: bullismo, accettazione, magrezza o grassezza, bellezza o bruttezza, intelligenza, salute e chi più ne ha più ne metta. Se ogni individuo combatte solo per i propri problemi, sono miriadi di minoranze che non otterranno mai nulla. Se io combatto anche per i tuoi provlemi, poi anche te combatti per i miei, e insieme vinciamo su chi non ha problemi e se ne frega degli altri. Ciò però non significa che bisogna creare bandiere e sigle che racchiudono chiunque, perché avremo sempre qualcuno escluso, minimo per non conoscenza o mancanza di informazione. Pronomi: capisco o provo a capire chi, ritrovandosi in un altro genere, tenda ad essere riconosciuto e correttamente definito. Però giustamente son cose che uno non le ha scritte in fronte, quindi da parte mia, lo pretenderei solo nell’ambito amicale o solo se ampiamente conosciuto. Anche l’uso dello schwa è una cosa che, almeno in italiano, fa ridere (o incazzare, secondo occasioni. Nella nostra lingua la declinazione neutra non esiste, è forzarla nello scrivere, per quanto lodabile, rende il tutto illeggibile e incomprensibile (almeno a me fa così.) Seguivo un sito, dove da tempo hanno iniziato ad usarlo negli articoli. Ci ho provato per mesi, fino al punto che mi ero visto di abbandonarlo perché dovevo tradurre ogni frase per capirne il significato. Una volta si usava un generico asterisco, stessa cosa, che però ci rendeva liberi di sostituire con la lettera più idonea al discorso, rendendo tutto fluido e comprensibile. Io sarò vecchio, non contesto, ma questa cosa mi esclude dalla comprensione. E credo sia la stessa cosa per molti. Gay pride: una piccola info, da qualche anno si chiama solo pride, proprio per l’allargamento e l’inclusione a tutti, stesso discorso di bandiera a sigla. Mi cambia qualcosa? Sinceramente si. Per me è per molti dei tutti, il gay pride era il ricordo dei moti di stonewall, dove la comunità gay repressa e osteggiata, rivendica il proprio spazio e diritto riversandosi in strada chiedendo e manifestando con orgoglio il proprio status. E ci stava anche il carnevale, per comprendere anche quelle persone queer, che erano parimenti osteggiate. Carnevale non significa scendere al porno, quindi gli eccessi erano e sono sempre di troppo. Tolto questo però, togliere la musica, i costumi, pretendere una sfilata in giacca e cravatta, significa solo dimenticare stonewall. Parimenti cambiargli nome, diventa, per me, una manifestazione nuova, con temi diversi, dove davvero non si capisce né il carnevale, né altro che non sia un passeggiare, sbandierare e proclamare le richieste sui propri diritti. Nella fattispecie, quasi quasi sarebbe meglio procedere come fanno i sindacati, urlare, sbandierare, e farla finita. Ma giuro, da sostenitore del movimento, anche in questo preferirei essere nel passato, e spiegare il perché si sta manifestando in un certo moto a chi non lo sa o non comprende. Quanto al fatto che un pride serva solo per far casino senza alcun costrutto, consiglierei di parteciparne a qualcuno, soprattutto all’estero, per capire nel profondo che spallata che da. Ricordo ancora con tenerezza e ansia interiore un pride vissuto a Brightown, dove assieme ai vari gruppi gay lesbo trans etc sfilavano ambulanze, poliziotti, pompieri, medici etc, tutti gay e organizzati in gruppi definiti, nonché rappresentanze di chiese e congregazioni che sostenevano e non condannavano affatto, fior di rappresentanze di realtà social, tipo tv o radio e web e così via dicendo. E vedevo gente che dapprima guardava quasi schifata, per poi fare la faccia di chi comprendeva il tema dell’essere tutti figli di questo mondo. Non si può dire dovete manifestare così o cosà, bisogna informarsi, partecipare, e sostenere. E se voleste farlo, consiglio di vedere il film Pride, su Amazon prime, dove un gruppo di gay sostennero i minatori omofobi inglesi, contribuendo a migliorare le loro vita, e i minatori che abbandonando le proprie ritrosie, scesero in campo e sostennero i gay durante un pride. Questo è il significato di combattere le battaglie degli altri… uniti si vince. Non c’è bisogno di esser gay per aiutare e partecipare ad un pride, come non c’è bisogno di avere un tumore per scendere in campo per sostenere gli oncologici.
@beppone.15 ma no, non intendo nulla di violento, assolutamente. Ciò che dico io è, come ti avevo detto, qualcosa di un po' più serio e strutturato. Ti ho portato il '68 come esempio, è quello che intendo io. Scioperi, manifestazioni in piazza, ma fatte in maniera seria, strutturata, organizzata. Non che il pride non sia una cosa seria di per sè, dico solo che è organizzato quasi come se non lo fosse. Per me non riesce a comunicare, per come è portato avanti, i giusti messaggi. @a_fenice Ok sul combattere battaglie in comune in modo che altre minoranze possano avere sostegno e riescano meglio a far sentire la propria voce, ma qui il rischio che si corre è di fare appunto un minestrone generico che non porta a nulla, se non ad altra confusione. La questione purtroppo è parecchio difficile da districare. Per alcuni punti sono d'accordo con te, per altri un po' meno. Non dico che ognuno debba combattere le proprie battaglie, ci mancherebbe, però bisognerebbe rendere chiari, palesi, e tangibili i vari argomenti. Sai quante persone pensano che identità di genere e orientamento sessuale siano due cose collegate? Non è sbagliato combattere per entrambe le cose, insieme e uniti, ma non è neanche giusto far prevalere la confusione e confondere le cose. In merito ai pronomi la pensiamo alla stessa maniera, quindi null'altro da dire! Pride/Gay Pride. Non so com'era tanto tempo fa, o come sia all'estero. Quello che vedo io (e che vedono in molti), è proprio quello: carnevale, eccessi che quasi scadono nel porno, una festa in giro per le piazze. Non dico che non bisogna portare in piazza le proprie motivazioni, dico solo che, per come è fatto, il pride è inutile, inefficace. Non riesce a trasmettere il messaggio che dovrebbe mandare, è una forma sbagliata di comunicazione. Proprio per questo sono più dell'idea che servirebbero manifestazioni (non in giacca e cravatta per forza, ma neanche mezzi nudi al ritmo di tamburi), scioperi, interventi sociali e di dibattito/confronto nelle scuole, nei circoli, nelle biblioteche, nelle librerie, in piazza. Una cosa appunto continua e strutturata. Poi vabbè, ovvio che non serve essere gay per sostenere i diritti dei gay, ci mancherebbe!
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