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| Marcolino ha scritto:
Prova a riflettere: se non si parlasse di musulmani ma si parlasse di normali cittadini italiani continuereste tutti (o quasi[;)]) ad accostare l'argomento centrale del topic a tutta quella serie di cose che sono state elencate? Mi riferisco al crocefisso, alla festa di natale, al rispetto degli usi e costumi fino ad arrivare addirittura ai clandestini delinquenti che si ubriacano e ammazzano?
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Ci ho pensato un po' a rispondere: circa la questione burkini ci sono pro e contro, ma Marcolino mi ha toccato un punto dolente.
Io i mussulmani non li sopporto.
E non a causa della loro religione, ma per l'ignobile imposizione della stessa in ambito civile.
Eventuali disobbedienze vengono sanzionate con punizioni corporali che giungono anche alla pena di morte: roba che dovrebbe far rabbrividire chiunque si occupi di diritti civili ed umanitari e che invece non suscita nemmeno un decimo del clamore di cui gode il parrucchino di Berlusconi.
Ma noi siamo evoluti e tolleranti e così giriamo la testa dall’altra parte, perché occuparsi del problema in modo diverso dal dire che dobbiamo accogliere tutti nel rispetto delle loro tradizioni sarebbe estremamente scomodo.
Donne e bambini sono l’anello più debole di questa catena di imbecillità applicata.
I bambini vengono indottrinati da famiglia ed istituti religiosi: nel migliore dei casi si trasformano in acritici prosecutori di una tradizione ottusa e maschilista, nel peggiore in fanatici strumenti di auto ed etero distruzione.
Le donne, nella maggior parte dei paesi islamici, sono considerate una sorta di elettrodomestico: vengono scelte da piccole, comprate con una dote, dopodiché diventano un accessorio dell’abitazione al servizio dell’uomo-padrone.
Che bisogno c’è di istruirle o addirittura rispettarle: mandereste a scuola il vostro televisore, o vorreste sentire il parere della vostra lavatrice?
in Arabia Saudita, che non viene indicato come paese fondamentalista, ad esempio le donne non possono guidare l'auto.
Ma io dico, se a questi uomini la prospettiva di peccare contro Dio fa così tanta rabbia e paura, si potrebbe fare dunque loro un favore incatenandoli, facendoli lavorare 12 ore al giorno e ricompensandoli con un po’ di cibo e la lettura del Corano: alla fine di un’esistenza in cui sicuramente non avrebbero occasione di contravvenire ai dettami della loro religione avrebbero certamente in premio le vergini del loro paradiso.
Quantomeno (la frase di prima era una provocazione, ma questa no) si dovrebbe accettare in Italia chi proviene da un paese mussulmano solo dopo il giuramento da parte sua di accordare alle donne gli stessi diritti di cui godono gli uomini e di tenere separati norme religiose e leggi sociali.
Ritornando in topic non so cosa dire, perché l'accettazione del burkini da un lato consente a queste povere donne sicuramente vessate (a più livelli) di poter godere di un minimo di libertà e vita sociale, dall'altro permette alla parte più evoluta degli islamici di evitare la riflessione su cosa sia la loro cosiddetta civiltà (costringo la donna a vestire in un certo modo, ma siccome le consento di andare in piscina, posso evitare di pensare se sia degno di persone civili o meno imporre a qualcun altro addirittura il vestiario).
Ho esagerato?
Date un’occhiata a questo: se lo leggete fino in fondo, scoprirete che all'autore è stato consigliato di non pubblicarlo, per il suo stesso bene.
http://hurricane_53.ilcannocchiale.it/?TAG=islam%20e%20allegria
Ne riporto la frase che ritengo più importante: “Finisco questo articolo citandone il titolo ("Ma quando mai un Dio misericordioso metterebbe fuori legge l'allegria?"). Sono le parole pronunciate da una giovanissima islamica al suo insegnante di religione, quando costui le ricordò che “per una donna è disdicevole ridere”.
Per aver detto quella frase all’Imam, la ragazza fu condannata alla fustigazione. Siamo in Pakistan nel 2004".