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ConteMax ha scritto:
Credo che Algol si riferisca al vestito che indossano i naturisti e che rischia di diventare più stretto ed irritante di un vestito di lana.
Troppi limiti, troppi tabù, troppe remore, troppi fraintendimenti rischiano di far pensare....ma è davvero sentirsi liberi?
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Quali limiti... tabù, remore? di natura sociale o sessuale? residuati di mentalità tessile ed archetipi sociali condivisi? Occorre essere concreti, citare fatti, opinioni, situazioni nelle quali si ci è trovati e che possono fare da sfondo ad un eventuale confronto. Così si rischia di restare nel vago. E comunque...
...ti pare semplice vivere da naturista (o nudista) in una società di tessili, in cui il "vestito" il "tessuto" ti è entrato quasi nel DNA, ti si appiccica addosso, entra a far parte del tuo corredo genetico, ti viene imposto fin nelle situazioni più assurde e nella più tenera infanzia? che dire ad esempio, quelle bambine tenerissime con il mini-bikini che non si giustifica se non per esigenze di adeguamento alla "moda tessile" imperante...
Piuttosto, occorre interrogarsi sul senso di essere "naturisti" in una società di tessili, con spazi ed opportunità di praticare sempre più ridotte e soggetti a vincoli e prescrizioni assurde... Io ad esempio, non concepisco il mio essere "naturista" al di fuori della sua dimensione sociale, orizzontale, di condivisione fraterna di un orizzonte etico condiviso - amore per la natura, rifiuto della mentalità consumistica, divulgare l'idea per uno sviluppo equo, solidale e sostenibile. E' dura essere naturisti, ed ognuno fa quel che può... anche in questo forum di discussione.
Ciao.