…o invasioni batteriche, che dir si voglia.
LE PREMESSE
Vi iscrivete a un sito di nudisti e dopo un po’ sentite parlare di freeballing. Qualcuno avvia un sondaggio sull’uso di biancheria intima tra i nudisti e scoprite pian piano che tanti hanno smesso l’uso delle mutande: una scelta, a detta loro, ricca di benefici e senza effetti collaterali. Ve ne decantano i pregi: sensazione di libertà e benessere, comodità, si evitano gli arrossamenti degli elastici (manco li usaste come lacci emostatici alla base dei testicoli), si alleggeriscono i bagagli, si risparmia sull’acquisto, sul detersivo, sul lavaggio e sullo stiraggio.
Qualcosa non vi convince: non vi sembra un’abitudine propriamente igienica ma vi si risponde che basta lavarsi e vi si fa pesare il cattivo pensiero (quasi foste voi gli zozzoni che approfittano del cambio di mutanda per smettere di lavarsi[}:)]).
LA PROVA
Decidete di provarci, in casa d’estate. L’abbigliamento estivo e informale ben si concilia con lo smutandamento anche se talvolta i colori chiarissimi o i tessuti tecnici quasi trasparenti creano qualche imbarazzo. Certo non avete mai usato push-up o mutande contenitive in spandex (quelle che vi modellano culo e pacco), ma dovete scordarvi il sostegno intimo regalato dagli slip o dai parigamba attillati, visto che vi pare di ritornare ai tempi dei boxer larghi di anteguerra, coi genitali portati a ciondoloni a spasso per casa.
I tempi della minzione si dilatano, essendo costretti ad attendere la completa fuoriuscita dall’uretra onde evitare di rimanere imbarazzati da una gocciolina ritardataria sia pur solitaria come una particella di sodio[:I]; all’orinatoio fate la parte di quei giovani genitori di un infante cui si stia insegnando l’uso degli sfinteri aspettandolo seduto sul vasino per ore, per disabituarlo all’uso del pannolone.
I risultati non proprio disastrosi vi incoraggiano ad osare pure outdoor: una paio di volte uscite a comprare le sigarette in tenuta da freeballer e non trovate nulla di strano nel rientrare in scooter dalla spiaggia nudista avendo indossato solo dei pantaloni larghi. Un tentativo di guida freeballica dell’auto vi lascia delle perplessità, visto che la strategica posizione della cintura di sicurezza vi costringe a pastrugnare più volte alla ricerca di una corretta postura genitale[:0].
LA SCELTA
Aderite in piena coscienza, nel cuore di un inverno arido di esperienze nudiste, allo smutandesimo.
Superati i riti iniziatici, trovate nel vostro guardaroba alcune paia di pantaloni – modello a jeans, attillati – che più si prestano alla bisogna e per i primi giorni indossate solo quelli.
Poi le occasioni si moltiplicano e occorre sperimentare anche altro: l’abito formale, il completo in velluto, lo spezzato coi pantaloni a sigaretta. Le vostre gonadi si sollazzano al contatto coi vari tessuti, anche se talvolta si lamentano – come quella volta che le avete portate in giro a grattugiarsi in una flanellona di lana troppo ruvida – o addirittura fanno scintille, come successo con la mezza fodera in poliestere del principe di Galles.
I primi tempi si danno ancora delle occasioni in cui preferite indossare, sia pur per poche ore, l’esecrata mutanda: quando dovete recarvi dal medico o per lo shopping di abbigliamento, o anche durante gli esercizi di salto con la corda, visto che lo sbatacchiamento sussultorio vi ha dimostrato quanto sappiano nascondersi bene le gocce nell’uretra.
Tra i tanti benefici si affacciano degli effetti collaterali non sempre desiderati.
Lo smutandesimo non comporta la circoncisione, dunque un paio di volte correte il rischio di un inceppamento prepuziale, tanto da preferire sempre le aperture a bottoni alle chiusure lampo.
L’utilizzo dei bagni nei locali pubblici, ristoranti, autogrill o cinema che siano, vi induce delle fibrillazioni cardiache finché non vi accertate della regolare fornitura di carta igienica; in un caso – bisogno impellente e carta inesistente – il vostro elettrocardiogramma ha misurato un’attività di extrasistole.
Il tanto sventolato risparmio di detersivi e lavaggi si rivela una bufala, visto che siete costretti a lavar pantaloni con la frequenza delle mutande e che la vostra lavanderia si sta pagando i lavori di ristrutturazione con quello che state spendendo per gli abiti.
L’EPILOGO
Siamo ad aprile e da dicembre praticamente non indossate più mutande. Siete oramai abituati ad ogni tipo di tessuto e anche a sostenere il muto sguardo interrogativo della vostra colf che lava pantaloni col detersivo biologico a tutto spiano e non trova più slip usati nella cesta del bucato.
Vi considerate un freeballer acclarato fin quando...
...un’improvvisa febbre e un fastidio alle vie urinarie vi costringono a letto.
Consulto medico, esami, analisi, indagini e nel giro di poche ore finite con l’essere trattati come un adolescente sporcaccione, che disconosca le minime attenzioni igieniche genitali, visto che le infezioni vengono evitate tenendo pulite le parti.
Rabbrividite, senza poter ribattere, a espressioni tipo: “Mi raccomando, si lavi prima della raccolta del campione di urine!”. “E la prossima volta una maggiore igiene le eviterà questo genere di infezioni…”.
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