L’altro giorno sono tornato alla spiaggia di Guvano, nel Parco delle Cinque Terre, fra Corniglia e Vernazza (provincia di La Spezia) in località San Bernardino. Si dice che insieme a quella di Chiavari sia la spiaggia ligure non solo più adatta, ma anche meno “infame” a livello di prepotenze tessili (e autoritarie) e sicuramente meno infestata di altre – Chiavari inclusa – in senso voyeuristico e… bordellesco. E il fatto di trovarsi in un parco nazionale fra i meglio celebrati al mondo (forse più da inglesi, americani e tedeschi che non da noi…) ne fa anche un luogo di indubbio fascino e nemmeno tanto scomodo, dove il bel mare compensa i fastidiosi ciottoli e l’ampiezza delle due spiagge e della scogliera di mezzo consente abbastanza scelta e ripaga dell’ostico percorso per arrivarci. Ostico? Be’, alla fin fine neanche tanto! D’accordo per i sentieri scoscesi dalla strada: non li ho mai fatti ma da quanto sentito l’alluvione dello scorso novembre li ha resi quasi impraticabili. Lasciando stare la poco sana (nonché severamente regolamentata) ”incursione” via mare, rimane la famosa ex galleria ferroviaria, dismessa 50 anni fa e ora esclusivamente pedonale. Fino al 2008 incluso, si pagava un pedaggio di 5 euro usufruendo così dell’illuminazione, poi nel 2009 la concessione a dei gestori privati è saltata e la galleria è stata chiusa. Dal 2010 ad oggi la galleria è riaperta ma totalmente al buio, quindi occorre attraversarla con le torce elettriche in mano. Nessun problema a farlo, anche se certo non il massimo, almeno all’inizio… Circa 1,3 km per un quarto d’ora di tenebre umide e fresche (con una torcia media illumini appena tre metri puntandola prudentemente sul marciapiede; quello sinistro è l’unico percorso che conviene fare ancorché pieno di piccoli dossi). Poi, però, letteralmente la luce dopo il tunnel [:)]; I roccioni che dominano a picco sulle due spiagge consentono pure qualche zona ombrosa e, riguardo al mare, i ciottoli sono grossi nel gradino iniziale ma normalmente più sottili nella battigia; infine, dopo il gradino, pochi metri e l’acqua è subito profonda, cosicché quei sassacci diventano irrilevanti.
Quando a Guvano ci andai per la prima volta, a fine luglio del 2005, l’allora gestore degli ingressi aveva posto delle indicazioni in vernice azzurra per raggiungere la galleria dalla (vicinissima) stazione ferroviaria di Corniglia (lambendo ma decisamente evitando l’entrata locale al celebre cosiddetto “Sentiero Azzurro”); poi alcuni cartelli con le foto del luogo e, soprattutto, la palese dicitura “PRESENZE NATURISTE”, per alcuni un “Achtung!”, per altri un “Voilà!”, che non vuol dir certo tedeschi i primi e francesi i secondi… Tutto questo, unitamente a quanto riferito da amici che c’erano già stati, faceva pensare non tanto a una tolleranza un po’ oltre la media, quanto a una vera e propria autorizzazione legale, comunale (Vernazza), nazionale o quello che poteva essere. Invece, sempre parlando con l’ex gestore, venne fuori che non c’era alcuna espressa autorizzazione: tutt’al più un tacito permesso “virtuale” nel rispetto di una tradizione di decenni, se non addirittura di secoli, durante i quali la pratica, da parte talvolta di stranieri (chissà, forse anche i coniugi Shelley e Lord Byron poco meno di 200 anni fa, dato che villeggiarono non lontano…), è continuata fino agli anni recenti. Ma alla domanda se si fosse protetti legalmente, l’ex gestore allargò le braccia: in pratica anche questa spiaggia è esposta alle proteste e ai mugugni dei tessili, che pur presenti non più di 1 a 3, potrebbero presto o tardi seguire la ben più classica “tradizione” di stampo italiota. Quella per intendersi che ha prodotto tra gli altri le telenovelistiche fasi alterne di Vizzola Ticino, Lido di Dante e altri posti, roba ben grottesca che avrebbe fatto la gioia poetica dei futuristi (Sì! [:)] No! [:(] Sì! No! Proibito! [:(!] Autorizzato! Riproibito! Oasi! Zona militare! Vacci non ti rompono! Non andarci ti multano! Sì la libertà è un valore! No ci sono bambini! [immancabile jolly]......). O anche le retate di Varigotti e le ruspe di Chiavari qualche anno fa. A dire il vero, l’ex gestore non aveva aggiunto che proprio a Guvano una qualche legittimazione avrebbe preso forma “di fatto” con una sentenza d’assoluzione (2000) nei confronti di un nudista che 15 anni fa fu accusato di “atti contrari alla pubblica decenza”. Ma questo, ahimé, non impedirebbe la procedura immediata da parte delle forze dell’ordine in caso di segnalazione. Magari, poi, suddetta sentenza alla mano, non ci sarebbero conseguenze legali, multe ecc. Il problema, anche scontato, è che già un controllo documenti, un verbale e l’invito a seguirli perdendo tempo è di per sé una spiacevolezza e, in piccolo, una “pena”. Senza contare le eventuali chiacchiere…
Lasciando da parte le contraddizioni pratiche, burocratiche e a livello di mentalità locale – che non conosco come dovrei e di cui non posso far troppe ipotesi (casomai sarei interessato a leggerle da chi qua in forum ne ha maggiore conoscenza) -
sognerei di veder questo posto alla stessa stregua del Nido dell’Aquila e di pochi altri: delimitato da cartelli legali “per ordinanza” con su scritto inequivocabilmente “Zona naturista”, magari riattivando la luce nella galleria e, chissà, forse sostituendo nuove scale metalliche a quelle cadenti e arrugginite per la prima spiaggia.
Al di là dei possibili vantaggi (aggiungere di fatto un settore al già cospicuo turismo della zona; assolutamente non di nicchia per molti stranieri) e svantaggi (irritare alcuni attuali frequentatori per l’incremento delle presenze), se devo accennare al discorso a monte mi sovviene un recente thread di Siman – stessa regione – nella discussione “Mi sento discriminato”: qui riportava in sintesi le ordinarie reazioni della gente quando parli loro di concessione di una spiaggia ai naturisti… Be’, che gran cosa, a rischio di sembrar banali, se proposte di questo genere non dispensassero più tante risate, espressioni di disgusto e categorici “Giammai!”.
E se non ci si sentisse spesso propensi a ripiegare sull’estero.