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| mirco ha scritto:
Non ho neppure da difendere una sorta di categoria vessata (e qui un'altra differenza con la question degli omosessuali Fenice) e quindi non vedo perché dovrei dirlo.
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che voglia difendere o meno la "sorta" di categoria non c'entra, di fatto è vessata.
Se non lo fosse, il sito forse non esisterebbe, o se ci fosse lo stesso, non ci sarebbe la ricorrente domanda "dove possiamo andare col pisello al vento?", ma forse, al massimo: "dove ci troviamo? Qual'è il posto più bello?" o altre amenità simili.
Golchair ha voluto mettere il dito sulla quantità di "odio razziale" a cui i due diversi soggetti son sottoposti.
Vero, menano, portano in giro, e discriminano molto più i gay che i nudisti........ come fino a tempo fa erano più soggette ad angherie le donne che non i gay (o le discussioni fatte nel topic 8 marzo sarebbero emeriti falsi), non parliamo poi di quello a cui son sottoposti, o meglio, erano sottoposti, gli stranieri.
Se il nostro problema sull'associare diverse categorie è solo su quanto son sofferenti, allora andiamo poco lontano. Con che metro misuriamo? Quantifichiamo con le botte ricevute, con gli epiteti ricevuti, con le offese mediatiche o con che altro?
Nella somma globlale, se siamo seri, le donne son quelle che han forse sofferto di più nel fisico e nella mente e nella reputazione. Passando man mano da una "categoria" ad un altra, forse il nudista soffre solo nella limitazione della libertà, e nell'essere offeso a livello morale (essere accusato di perversione dei tessili, essere denunciato per violazione "del comune senso del pudore", se non per "atti osceni in luogo pubblico" la dice lunga. Al secondo (o era il terzo) raduno a Garda, la stampa ci etichettò come quelli "dediti ai festini rosa in piscina".
Il persorso è identico, se non nelle forme di oppressione, ma nelle forme di limitazione di libertà personale, per tutti.
Ma ogni "categoria", se è uscita fuori, se è stata accettata, se ha trovato identità legale (più dura avere identità culturale e sociale), è perchè qualcuno ha avuto la forza o il coraggio, o entrambi, di metterci la faccia e di mettersi in gioco, ha accettato di essere vessato in modo particolare, pur di avere alla fine i giusti riconoscimenti per tutti.
E questo si chiama Coming out. Uscire fuori, vivere la propria vita, dire le proprie idee, senza che nessuno possa permettersi di osteggiarle seppur contrario.
Nessuno è obbligato a fare coming out, ma di sicuro più siamo a metterci nomi, faccia, idee, parole, più tutti verremo accettati, e soprattutto condivisi dagli altri.