Credo anch'io che il problema economico del "ritorno" dell'investimento sia una questione centrale.
Probabilmente, se ci fosse la certezza del guadagno, non saremmo qui a parlare di come stimolare le iniziative imprenditoriali in campo nudista...
Immagino che un operatore turistico, allo stato attuale, pensi: i nudisti saranno pure X milioni, ma i non nudisti sono comunque un'infinità di più; se punto sui nudisti, mi "brucio" tutti gli altri ossia la stragrande maggioranza dei potenziali clienti.
Penso però che bisognerebbe impostare il ragionamento diversamente con altri argomenti, e in particolare:
1) l'offerta nudista sarebbe una (quasi) novità nel panorama italiano (se si eccettuano le poche attuali eccezioni): in tempo di crisi questo non va sottovalutato (ok, i nudisti sono la minoranza, ma quello che bisogna fare è mettere a confronto i due rapporti fra nudisti/tessili da un lato e fra strutture nudiste/strutture tessili dall'altro...);
2) non va sottovalutato l'appeal che ancora l'Italia ha sui turisti europei: resto convinto che molti nudonaturisti tedeschi e olandesi sarebbero attratti dall'idea di una vacanza nudista in Italia; è ovvio che si deve ragionare nell'ottica del medio periodo (cioè, banalmente: non si può pretendere di aprire l'attività oggi e di avere il tutto esaurito di turisti stranieri domani);
3) l'apertura (chiamiamola così) al turismo nudista non comporta necessariamente il chiudere la porta ai turisti tessili.