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Saturn ha scritto:
| | a_fenice ha scritto:
poco sotto ho scritto :
Negl ultimi tempi stanno aumentando le zone di divieto, per stabilire degli equilibri anche con chi coloro a cui non piace vedere persone nude, ma cio non toglie che il nudo là è libero ovunque.
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Hai ragione, non avevo capito che la frase si riferiva sempre alla Spagna
Comunque concordo che l'impostazione normativa ideale è quella lì.
Anche in questo caso però deve essere sempre tenuta desta l'attenzione perchè gli spazi non siano arbitrariamente ridotti. Anche sull'Ile du Levant qualcuno ci sta provando...
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Ovvio, credo che la razza di chi ci vorrebbe estinti non finirà mai, non almeno per molti anni ancora
A questo aggiungi l'incostanza dei nudisti, la loro non facile collocazione, e ai primi si aggiungerano coloro che non ci vogliono per motivi puramente economici.
Penso ci sarà sempre chi riesce a trovare la formula giusta, e si aprirà a noi, e coloro che invece hanno e avranno risconti contrari, e pur di guadagnare, faranno marcia indietro.
Basta vedere appunto quanto sta succedendo nel panorama mondiale del nudismo, dove ogni giorno c'è chi apre e c'è chi chiude.
Ma su questa cosa credo fermamente che i primi colpevoli siamo noi, sempre in cerca di nuove situazioni, di nuovi ambienti, non capendo che stiamo facendo un gioco al massacro. Ma credo anch che su questo poco ci si possa fare.
La salvezza verrebbe da un ricambio generazionale, in cui le vecchie situazioni, abbandonate dai vecchi clienti, vengano sostituite dalle nuove leve. Solo che questo prevederebbe un'adeguamento strutturale e comportamentale delle vecchie strutture.
Un brevissimo esempio giusto per farmi capire.
Da sempre i campeggi sono cercati silenziosi, tranquilli. Ciò va bene per la generazione extra 50, anzi, direi anche extra 60.
Le struttre vorrebbero i giovani, visto che gli anziani, un po per la distanza, un po per difficoltà effettive, stanno migrando e abbandonando.
Anche ai giovani piace il silenzio, ma non H 24. La sera gli piace la musica, ballare, divertirsi.
Le strutture, un po per i costi, all'inizio non certo coperti dall'affluenza, un po per lo scarso numero di clienti, tentennano, e preferiscono propinare ancora silenzio e il nulla.
Non capiscono che in queste cose bisogna investire, che significa mettere denari, a fondo perduto, anzi meglio, depositati come fossero azioni. Solo il tempo le renderà fruttuose.
Vedi Ibiza, Formentera, canarie in genere. Li hannno capito sin da subito questa cosa, e sin da subito son decollate con l'accoglienza ai giovani, dando ciò che cercavano. Non acuq pura di fonte, ma alcool. Non carote e cetriolini, ma bistecche, hot dog e salsicce.
Non silenzio perpetuo, ma casino e ballo fino all'alba e oltre.
E dove vanno oggi i giovani? Alle Betulle, al Classe, al Vallalta, o alle canarie?
Risultato? Classe st meditanto di chiudere ormai da anni.
Betulle stà ai ferri corti.
I vari megacampeggi Croati si stanno dimezzando, dividenzo le zone tra tessili e nudisti.
Te nomini anche Ille, appunto, uno dei capisaldi da sempre.
Rinnovamento e investimento a rischio ci vuole. E lanciarsi verso idee nuove, capaci di dare soddisfazioni a tutti.
A questo andrebbe associata una politica turistica che in Italia non arriverà mai, finchè le leggi proposte o ottenute chiedono solo ghetti o aree limitate.
L'Italia ha una marea di possibilità marine e montane, ma qui si chiede solo qualche 100 metri in quà e in là. A quanti potranno interessare? Quale turismo potrà mai venire, se cambiando solo rotte, hanno chilometri e chilometri di spiagge nudiste, belle tranquille, e alla sera divertimento a gogò, per chi ne vuole?
Come vedi, la cosa che diciamo da sempre, è che le leggi approvate e in approvazione, tranne in parte quella di Laquanniti, ma insufficente pure essa, sono autocensuranti, autocastranti, di divieto del nudismo e non per la sua propagazione.
Conclusione? O si mira in alto, molto il alto, o rimarremo come i pifferai di montagna, che andarono per suonare, e furono suonati.
A questo punto, se questi sono i risultati, e li vediamo ormai dal 2006, con la prima legge romagnola, meglio nulla, che cosi malfatto.