Vero. Una volta, le prime volte che cercavo di spiegare, mi arrampicavo sugli specchi.
Come raccontare la libertà, come far credere che per far sesso non ci si mette nudi, ma si nascondono i difetti sotto vestiti e distrazioni “diverse”.
Come spiegare che i perfetti sono solo su internet, e siamo tutti chi Ciccio, chi panzuto, chi culone, chi cellulitico, chi con le tette ai ginocchi, ma soprattutto che non è la “fiera del bello”, ma la fiera della normalità, normalità che di solito viene celata, e qui si manifesta proprio perché me ne freghiamo.
Il massimo che potevo avere di rivincita era quando dicevano: “ma se ci sono i vecchi con le palle pendule” che schifo.
“Ecco vedi, te pensi alle palle pendule degli altri, e magari sotto sotto ambiresti a vedere xxxxx, a noi non c’è ne frega nulla perché non guardiamo le palle ma ascoltiamo le persone, proprio perché essendo tutto già in mostra, te ambisco a conoscere la persona, chi è, cosa fa, e soprattutto cosa pensa. Delle sue palle non c’è ne può fregare di meno.”
Per il resto era una battaglia persa. Ma se non ti vergogni te per primo a dirlo, (riflettere bene su questa cosa), se racconti semplicemente, e se ti vengono fatte domande rispondi con la psicologia inversa, cioè ribalti e cerchi di mettere loro in difficolta, allora tutto diventa semplice.
Ma il primo passo è non pensare noi per primi di essere dei pervertiti “perché così pensa la gente”. La gente lo pensa lo stesso, che ti sia vestito o nudo.
Sta a te prendere il coraggio in mano e dirlo come diresti che ti sei sbafato una bistecca: il vegano inorridirà lo stesso, ma l’onnivoro si fermerà a riflettere e ti chiederà se era al sangue o a cottura media. Non so se mi spiego