La felicità non è uno status quo, come essere biondi o mori, maschi o femmine.
La felicità è un attimo, un’ora, un giorno o più vissuto bene con cose che ci ripagano della fatica e dei momenti negativi.
Nessuno, credo, vive sempre felice, al massimo può essere felice di più o meno cose.
Non ho mai visto nessuno con un sorriso ebete di perenne felicità.
Un esempio del cavolo. Ho una manciata di giorni pesantissimi al lavoro e per problemi personali.
L’altra sera mio figlio mi ha mandato un video del nipotino piccolo che stava piangendo a cena e voleva la “salsa nera del nonno”, che non è altro che un composto di fegatini di pollo con cui fare crostini.
Mi ha fatto l’effetto di una pugnalata. Il giorno dopo son andato a prendere il necessario e a sera gli ho portato una bella ciotola della “salsa nera”
Un sorriso a 54 denti, e… nonno, mi hai portato la salsa nera?
Prendi un cucchiaino e assaggia
Ha assaggiato, ha messo il ditino alla guancia e… quanto a buona nonno!!
Una perfetta boiata che ha dato il sorriso ad un bimbo. Come non essere felici?
Poi stamani casino, nonna che sta male, nuovi problemi al lavoro, ma intanto ho vissuto un momento felice. Non me lo potrò portare dietro per sempre, ma intanto l’effetto mi aiuterà per qualche tempo. Poi ne verrà un altro.
E attimo dopo attimo si va avanti, tra problemi e momenti di felicità.
Non mi fascio la testa perché son diventato mezzo cieco, ne perché sto diventando sempre più vecchio, ne perché non c’è più nulla da trombare, e mi accontento di momenti felici. Diceva Peter Pan: se vuoi volare, pensa ad un attimo felice, e volerai.
Capito il senso?
Attimo per attimo