@siman: si so cosa mi hai detto, e sai che ricordo disgraziatamente tutto ciò che mi vien detto.
Solo grazie, il resto lo sai.
@ cordom: Sei un fetente. Non bastavano i miei ricordi? So bene cosa abbiam passato assieme, e cosa ho passato prima di te e dopo di te.
Non rimpiango nulla di quanto è stato fatto da tutti noi nelle varie epoche, e sarei pronto a rifarlo se meritasse la pena. Ma il declino evidente iniziò con le prime discussioni sul non rispetto degli altri, decollo (non che sia stata la causa) con la prima doppia cena di zello, e prosegui poi negli altri raduni.
Parte dello staff assente in primis, poi le divisioni generazionali, poi quelle sessiste, era ed è terminato la concezione di amicizia.
Ormai il mondo è diviso da classi, quelle che dal 68 in avanti son state combattute con ogni forza, cercare in ogni modo di far convivere realtà diverse, ricchi e poveri, bianchi e negri, etero è gay, giovani e anziani, tutto finito.
Alle soglie di un’epoca che strilla forte uguaglianza sociale, tutti e dico tutti si stanno ritirando nel loro castelletto personale.
Ormai si litiga anche all’interno della stessa fazione per questioni di lana caprina. Anche gente che la pensa allo stesso modo trova il sistema di litigare per questioni capziose e da emeriti imbecilli.
Ho lottato e lotto da una vita affinché nel rispetto reciproco (giustificabile entro il non usare forme di coercizione) tutti possono esprimere le proprie idee, anche brutte, purché non impositive e lasciando agli altri la libertà di essere ciò che vogliono, ma non è più questo il mondo di oggi, e non mi ci ritrovo più, e ho perso tanti amici che si sono ritirati perché non disponibili ad accettare o meglio condividere gli altri.
Diceva un vecchio proverbio: meglio soli che male accompagnati.
Ecco, questo è ciò che sta avvenendo ormai da tempo anche in quella che era una comunità sorridente e amichevole: questa.
E non mi sta più bene. Ciò non mi tapperà la bocca, ciò non farà cambiare il mio credo, ma non ne posso più di chi antepone interessi personali allo spirito di comunità. Essere in comunità e come essere sposati, ognuno ha i suoi desideri particolari, ma si smussano gli angoli, si trovano vie di mezzo affinché nessuno dei due debba cedere, ma si riesca ad accontentare entrambi.
Qui si vuol invece solo pensare ai propri tornaconti, alle proprie ferie, ai propri interessi diversi, ad avere “la forchetta a portata di bocca”. Non si partecipa, non si risponde, non si collabora, non si cercano più amici a tutto tondo.
Pessima cosa.
Questo significa uccidere la comunità, questa come tante altre.
Piango solo per i giovani, io la mia vita ormai l’ho fatta, per quel che rimarrà penso di poter sopravvivere in qualche modo, alcune vecchie amicizie son rimaste, qualcun altro arriverà, ma se i giovani si muovono così individualmente, spostati solo dal tiraggio del proprio uccello, non capendo che la vita è ben altro, … non aggiungo altro
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Il ricordo del termine del raduno 2012, dopo i saluti, stanchi, sfiniti, ma con la soddisfazione di vedere una marea di gente che si voleva bene a prescindere da tutto e da tutti, e crollare in lacrime di gioia e non solo di stanchezza.