Luca’s stories
Le avventure (e disavventure) del povero Luca, nel mondo nudista.
Luca era ormai un uomo, aveva superato i quaranta, si era formato una famiglia, un lavoro stabile e regolare, ma aveva avuto sfiga. Era arrivato il giorno in cui il suo tesoro si era stancata di tante cose, e gli diede il benservito. A nulla erano valse lacrime e proposte di discussione, la decisione era stata presa, non poteva che prenderne atto.
I primi mesi furono terribili, passò l’inverno a rimuginare, a sperare, a piangere, ma ormai era cosa fatta. C’era solo da vedere di ricominciare a vivere. Passava tutti i sabati sera in discoteca, una forma di ribellione a una vita “casa, chiesa e lavoro”, e la fortuna dei principianti lo portò ad avere anche una bella serie di occasioni, in cui poté fare una marea di sesso, forse tutto quello non fatto durante il matrimonio. Si fece nuovi amici, cercava di non pensare ed essere allegro, per quanto si potesse esserli in questa situazione di merda. Qualche volta penso anche a farla finita, ma la voglia di vivere era troppo forte.
Comincio anche a guardarsi allo specchio, è ciò che vide non gli piacque. Nello specchio c’era un vecchio, dimostrava almeno 60/70 anni.
Timidamente navigo su internet, capito sul capitolo estetiste, e… anche se gli sembrava una cosa poco virile, si decise. Lampade a gogo e comincio a scomparire il grigio cadavere dal viso e dal corpo. Le giuste creme e massaggi e scomparirono pure le rughe. Mangiava di tutto, ma comincio ad essere più regolare, è così perse anche qualche chiletto che non guastava. Poi fu la volta dei peli, li aveva sempre odiati, ma cominciava a pensare al mare, finalmente se lo sarebbe goduto, e la sabbia che si attaccava ovunque lo aveva sempre fatto impazzire. Era indecisissimo se farsi anche gigino, in fondo col costume nessuno lo avrebbe visto, però ricordava come è quanto rimaneva bagnato e infastidito per ore quando faceva un bagno. Difficile fu trovare l’estetista che non aveva paura di due bocce o di gigino stesso, ma ci riuscì. Certo che le prime cere non furono proprio una passeggiata, ma il risultato lo esaltò come un quindicenne al suo primo motorino… gasatissimo.
E pian piano arrivo la primavera, la voglia di mare, la voglia di libertà.
Dove andare?
Pensare ad una spiaggia familiare tipo Rimini era impensabile. Soffriva troppo ancora della recente separazione, e andare in mezzo a famiglie con bimbi urlanti e giocosi sarebbe stata una mazzata, decisamente da evitare.
Caro Google, trovami spiagge libere (magari per maturi ringalluzziti, sai mai cosa riserva la vita)
Google si mise di traverso, sulle spiagge libera non diceva non trovava quasi nulla.
Poi trovo delle info rare e confuse su dei pezzi di spiaggia per nudisti, posto dove la gente andava, si toglieva tutto, e si godeva il sole e il mare senza problemi e menate. La cosa più buffa che penso? Cavolo, ho tolto il pelo per non rimanere insabbiato è bagnato, così non avrò neanche il costume insabbiato e bagnato. Ma nudo di fronte a tutti? Oh mamma mia, dovrò stare sempre steso di culo, o arriverà l’esercito a issare la bandiera sul pennone (più che altro pennino, ma sembra la bandiera era a rischio)
Poi ripensò al suo passato, lui in effetti vestito ci era sempre stato ben poco.
Da piccolo quando andava al fiume spesso aveva fatto il bagno tutto nudo, assieme ai suoi amici di allora. Non si vergognava più di tanto, e siccome non poteva tornare a casa con mutande e calzini bagnati, non averli addosso era la soluzione.
Da più grande amava fermarsi in spiaggia mentre gli altri andavano a mangiare, e quando la spiaggia era vuota si toglieva di nascosto il costume e prendeva mezz’ora di sole nature, così come quando si cambiava il medesimo, anche a spiaggia piena, non si era mai messo il telo attorno alla vita con relative acrobazie. Due mosse veloci e via.
Ora avrebbe potuto stare nudi tranquillo, tutto il giorno.
In fondo anche quando era sposato, non andava forse per spiagge sui fiumi, e se non c’era nessuno, si toglieva tutto? Vero, era perennemente in allarme verso forestale, pescatori e guardapesca, era alla fine sempre un incubo, nei luoghi pieni di nudisti sarebbe stato tranquillo e avrebbe finalmente anche potuto dormire sotto il sole; in fondo era una lucertola.
Bene, poteva essere un’idea. Che pubblico c’era? Più che altro parlavano di maschi, età medio alta, non nominavano famiglie.
Bene, si sarebbe trovato più o meno tra coetanei.
Dove?
Apriti cielo. Parlavano di Canarie, Grecia, Francia, Croazia. E chi ci arriva laggiù. Organizzare una vacanza così lontana è così strana, e se poi si fosse trovato male? No per carità.
Cerca posti in Italia. Pizzo greco. E dove cavolo è? Calabria? Buonanotte, il problema resta.
Trova il nome di due campeggi montani, uno vicino Bologna e uno in Liguria. Ma forse… no cavolo, mi serve il mare. Voglio rilassarmi al rumore delle onde, pensava.
Continuò la ricerca e trovò Lido di Classe, indicato più che altro come posto a alta frequentazione gay, non molto lontano da casa, forse un due ore di strada. Buono per farci una domenica, senza troppa fatica, e rendersi conto del tutto. Il fatto che fosse indicata una prevalenza gay non gli faceva ne caldo ne freddo. Non era particolarmente interessato, ma nemmeno aveva paura o chissà cosa verso altri generi. Anzi, avrebbe potuto toccare con mani altri mondi umani che conosceva un po’ abbastanza per sentito dire. In fondo mica lo avrebbe violentato nessuno no? Almeno così sperava. Ma sulla descrizione che leggeva non si parlava di cose strane, a parte di una pineta… ma lui sarebbe andato al mare, in spiaggia, non voleva andare al buio fra fresche frasche. E poi non aveva una mentalità aperta verso tutti. Dove era il problema?
Bene, bagagli pronti, insomma telo, costume di sicurezza, panino, acqua , mappa delle strade da fare pronta (i navigatori ancora non esistevano), pieno di benzina, e alla prima domenica libera… partenza all’alba.
La strada si rivelò abbastanza semplice, almeno fino ai confini ravennati, poi l’incubo. Cartelli che indicavano al solito le mete principali, nessuno sul luogo in particolare. Un incubo. Quando trovo per la prima volta il nome Classe, si ritrovò in chiesa, nella basilica di S’Apollinare. Tanto c’era andò a vedere. Bellissima, si sentirla il sapore della storia. Ma non era ancora il mare. Si riparte, e si fa pian piano le stradine che dipartono da lì. In fondo “Classe” c’era, doveva trovare il lido. E alla fine ci riuscì. Si trovo davanti a un baracchino da spiaggia, il mare davanti, e una marea di famiglie in spiaggia. Ecchecavolo.
Poi penso che se c’era un posto dove stavano nudi, probabilmente è sicuramente non era fronte paese. Vabbè, parcheggio, prese il suo zainetto, e si affacciò alla spiaggia. A sinistra vedeva i paesi che si susseguivano l’un l’altro a fronte spiaggia, a sinistra dopo qualche centinaio di metri, si intravedeva una pineta frontemare enorme. Pineta? Oddio dev’esser quella, ci sono.
È così comincio a camminare verso sinistra. Pian piano la spiaggia diventava un po’ più malmessa, più scogliosa, scomparivano bambini, apparivano perizoma e tette al vento. Vai ci siamo.
Andando avanti, una specie di promontorio scoglioso, basso, ma alto abbastanza da nascondere il resto della spiaggia.
Scavalca e… una fila ininterrotta lunga chilometri di gente nuda. Il cuore batteva come un pazzo, il rosso del viso non era sicuramente solo dovuto al caldo.
Oh mamma un attimo, fatemi respirare. Aspetta va, beviamo un po’ che mi manca il fiato.
Ok, l’ho trovata, e ora? Beh ora o sei così curioso che ti fai la spiaggia e trovi dove metterti, o ti caghi sotto e torni indietro. Col cavolo, dopo tutta sta fatica vado avanti. Se proprio proprio si sarebbe tenuto su il costume, in fondo vide che qualcuno lo aveva, non sarebbe stato strano.
È così comincio a camminare, lungo la battigia. Davvero una marea di persone, molti anziani, qualche giovane, donne praticamente assenti dopo il primo chilometrò. Continuo a camminare per moltissimo, godendosi una marea di gente di ogni fatta: belli brutti giovani anziani, lisci, pelosi, tatuati, piercing a gogo, e qualcuno in particolare lo spavento pure: sui genitali chili e chili di ferro che bucavano piselli e palle in ogni modo possibile. Il sudore freddo che gli prese era … freddo, non era il sole!!!
Cammino così per un buon paio d’ore, fino ad arrivare alla foce di un fiume, che avrebbe dovuto essere il famoso Bevano. Dall’altra parte casette di pescatori, qualche persona stesa o in piedi, pochissime, nude anche loro, che fare? Il fiume sembrava profondissimo, e inoltre era ormai distante forse 3, 4 chilometri dalla macchina. No basta così per oggi, meglio tornare indietro, meglio tornare nei pressi della macchina e godersi la giornata. L’esplorazione dall’altra parte l’avrebbe fatta un’altra volta.
È così torno indietro, e quando vide un pezzo di spiaggia con meno gente si fermo, stese il telo e… e addio!! Dove trovare il coraggio di mettersi nudi?
Ecchecavolo, lo aveva già fatto tantissime volte, ma sempre da solo, esclusi i pochi bagni al fiume da piccolo. Oddio mi verrà ritto? No, troppa tensione, e affatto eccitato. Si per carità, tanta ciccia al sole, e molta anche ben fatta, veri modelli in carne ed ossa, ma si sta praticamente facendosela sotto per la tensione, altro che eccitarsi.
E se apparirò strano perché ho tolto tutto il pelo, anche da LÌ?
Si guarda meglio intorno e… ma questi hanno i miei stessi gusti, son quasi tutti pelati!! Bene, un altro problema in meno.
Vabbè infanti sediamoci, poi rifletto.
Ma che problemi ho? Mi giudicheranno un maiale che si denuda davanti agli altri? Mdi che parlo, qui son già tutti nudi, al massimo son uno dei tanti.
Ah già le dimensioni. Oddio non ho trovato mai chi si lamentasse, ma non sono un elefante, magari mi giudicano un disgraziato. Vabbè controlliamo.
E Luca scopri che attorno a lui c’era di tutto. Sicuramente non proboscidi, ma davvero ogni dimensione possibile e immaginabile. Pure quei disgraziati a cui compare solo la capocchia, in mezzo ad un ciuffo di pelo, tipo un brufolo ipersviluppato, ma sempre brufolo.
Ma soprattutto non c’era nessuno col metro in mano.
Erano passati 10 minuti da quando si era seduto, e si dette del rincoglionito. Ma che cacchio di problemi ti fai?
E fu così che per la prima volta si tolse il costume, davanti a una vera folla, anche se sa seduto, giusto per non combinare qualche casino di cui non era a conoscenza. La libertà che provo in quel momento era a dir poco celestiale. Lui, la pelle nuda, il sole e il vento. Tutto il resto era scomparso. Nessuno lo stava guardando, ma soprattutto nessuno lo stava giudicando o storcendo il naso, come gli era successo quando aveva combinato male dei colori di camicie o magliette. Qui sei davvero uno dei tanti, con i tuoi pregi e i tuoi difetti, ma nessuno ti sta mettendo alla gogna
Continua
Che ne pensate?