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Messaggio di a_fenice
Riceviamo da Aner e passiamo a tutti con la speranza di una vostra collaborazione all'iniziativa
[b]Caro Socio Aner, caro amico naturista, caro frequentatore della spiaggia naturista della Bassona a Lido di Dante (RA).
Siamo dispiaciuti di informarti che per la prossima estate la nostra cara spiaggia naturista di Lido di Dante rischia di non essere riconosciuta ufficialmente dal Comune di Ravenna per motivi puramente burocratici. [...]
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Rispondendo all'appello, ho provveduto a scrivere al Sindaco di Ravenna, e nei prossimi giorni replicherò. Speriamo solo che non installino un filtro antispam per respingere la gran massa di messaggi che (si spera) noi invieremo...
Tuttavia, se mi è consentito, vorrei proporre alcune considerazioni che mi vengono leggendo la vicenda del Lido di Dante e delle altre spiagge naturiste "ufficiali".
Per quanto riguarda Lido di Dante, se ho ben capito il problema è solo "burocratico", perciò si potrebbe anche risolvere a breve, se solo le Autorità competenti avessero a cuore il problema.
Invece, la vicenda del Lido di Volano mi fa pensare che queste iniziative fondate sul solo volontariato non hanno vita lunga. Forse mi sbaglio (e d'altra parte non conosco la zona), ma c'è un problema di fondo sul quale occorre riflettere.
Tutti noi che frequentiamo spiagge o altri luoghi in qualche modo "naturisti" (se non altro per tradizionale frequentazione) desideriamo che questi luoghi vengano ufficializzati, in modo da poter stare al sicuro davanti alla legge. Il problema però è: CHI poi gestisce questi luoghi, e con quali criteri? A parole sembra facile: ci saranno i volontari dell'associazione che staranno lì, vigileranno, magari provvederanno ad allontanare i disturbatori. Purtroppo la realtà non è così semplice, per diversi motivi. Prima di tutto, chi può garantire una presenza costante fondata solo sulla buona volontà? In secondo luogo, un servizio "spontaneo" di vigilanza è un po' pericoloso, perché i volenterosi "vigilantes" potrebbero essere essi stessi oggetto di contestazioni e di denunce, non avendo alcuna autorità effettiva per allontanare i disturbatori (veri o presunti).
Il caso del Lido di Volano mi pare esemplare: un'associazione chiede ed ottiene un luogo, poi però la stessa associazione è costretta a dire "no grazie", perché nessun socio si impegna ad esserci.
Questo è uno dei motivi per i quali alcuni (anche tra i naturisti) sono convinti che si possa avere un luogo "stabilmente" naturista solo se c'è un concessionario che lo fa per lavoro, insomma che "ci guadagna". Questo punto di vista nasconde però un enorme pericolo: un concessionario "qualsiasi" tenderà naturalmente ad ottenere il massimo profitto da una simile impresa, perciò sarà d'accordo a dare lo spazio ai naturisti (finché gli servono per ottenere il suo scopo), ma sarà difficile convincerlo che quel luogo deve essere "riservato" ai naturisti: nella migliore delle ipotesi i naturisti che hanno lottato per avere quel luogo si troveranno a dividere lo spazio con gli altri clienti.
Più o meno è ciò che si è verificato a Capocotta: inizialmente i concessionari del chiosco hanno finto di essere nostri amici, quando però noi abbiamo cominciato a fare propaganda "effettiva" in favore del naturismo, invitando nel contempo i numerosi tessili presenti a fare una scelta (non gli dicevamo esplicitamente "andatevene", ma si faceva capire chiaramente che avevano altri 5 km di spiaggia libera dove andare), i chioscari non hanno esitato a mettere in atto tutto quanto in loro potere per impedirci di volantinare. La situazione paradossale che si è venuta a creare è che proprio l'associazione NATURISTA che tanto ha lottato per avere la famosa delibera Comunale e poi la spiaggia ufficialmente NATURISTA, non può in quella spiaggia fare propaganda per il NATURISMO, perché questo allontana i clienti del chiosco (evidentemente perché loro guadagnano non sui naturisti ma sui tessili che vanno lì a guardare). La situazione è ancora più paradossale se si considera che i chioscari hanno la concessione sul chiosco ma non sulla spiaggia, e tuttavia si sono di fatto "impadroniti" anche della spiaggia.
Qual è allora la soluzione? Secondo me, un luogo naturista (spiaggia o campeggio privato) funziona veramente solo se è gestito DA NATURISTI. In una spiaggia libera, ad esempio, se la concessione fosse affidata ad una cooperativa fondata da naturisti, forse le cose potrebbero andare in modo diverso. Dovrebbero essere ovviamente persone che LAVORANO lì, che provvedono alla pulizia, alla vigilanza, magari al noleggio di ombrelloni e lettini, ecc. (anche se è auspicabile che la spiaggia rimanga libera e che non diventi uno stabilimento balneare in cui è vietato andare con una sedia propria). Ovviamente dovrebbero essere persone che prima di tutto hanno fatto una scelta "filosofica" e "di vita" ben precisa: se la spiaggia deve essere naturista occorre avere il coraggio di dire "no" al potenziale cliente che viene lì solo per noleggiare la sdraia ma col naturismo non ha nulla a che vedere. Solo in queste condizioni una spiaggia naturista può durare nel tempo: altrimenti ci troveremo sempre di fronte a questo dilemma: autogestione (purtroppo non sempre attuabile perché fondata sulla buona volontà) o commercializzazione ("modello Capocotta"), che inevitabilmente farebbe perdere il carattere naturista del luogo.
Ciao
Wolf