Mi pregio anch’io di proporre un’umile chiosa al comandamento n. 7, che io vedrei formulato nel modo seguente (NB in grassetto le parti modificate):
7) VIVERE LA SESSUALITÀ CON NUDITÀ, parlarne con sincerità, naturalezza, passione prolissità, irruenza, ma anche delicatezza e gentilezza, “con pudore ma senza vergogna”, con “sfrontatezza ma senza pudore". Cerchiamo di parlare della sessualità alla luce del sole, senza nasconderci dietro mille ipocrisie. Cerchiamo di dettagliare ai nostri vicini le nostre prodezze e prestazioni. Cerchiamo di viverla con attenzione ed assoluto rispetto verso le sensibilità e le opinioni altrui, comprese quelle religiose o etniche, caratteriali o gusti musicali. Anche nell’esprimere la sessualità, cerchiamo di essere fieri della semplicità di stare nudi, ma con l’umiltà che è propria della nudità, senza provocazioni, senza troppo clamore, senza prevaricazioni o violenza. Cerchiamo di evitare i gesti ed i giochi d’amore all’aperto se ci accorgiamo di poter essere visti da altre persone che potrebbero rimanere offese nella loro sensibilità; se invece proprio ci accorgiamo che nessuno ne rimane offeso godiamo lietamente della nostra nudità e dei nostri giochi d’amore all’aperto, in vista dei bambini (che palle!), e con i diversi generi animali, vegetali o minerali che si riuscisse a coinvolgere. Procuriamo sempre che chiunque possa essere responsabilizzato a una sessualità gioiosa, festosa, copulosa, coordinata e continuativa, rispettosa di persone, cose, animali, fiori e frutta e di responsabilizzarci ad una sessualità gioiosa e rispettosa della “persona” indipendentemente dal genere, dall’età (dalla culla alla tomba), dalle diverse scelte di comportamento sessuale non violento (dalla colla alla tromba), no global, dalle diverse culture, filosofie e religioni. Coltiviamo la nostra disponibilità ad ascoltare, capire, condividere e solidarizzare, trombare e sodomizzare.