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| siman ha scritto:
Prima di tutto, ringrazio per la spiegazione.
Quanto al sunto: rimango allibito da come, mi pare di aver capito, ragionano gli associati (ovviamente quelli che rimangono discriminati).
Ma questo "Signor Gran Capo" chi è? Il Papa che non si può mettere in discussione? Dovete riesumare Mazzini, Cavour, Garibaldi e Vittorio Emanuele per eliminare persone ottuse o sorde dai posti decisionali?
Ascolto tanti bla bla bla e mugugni di molti associati e poi...ogni anno...tutti coi portafogli aperti a versare denaro?
Bhò, scusatemi, ma proprio non vi capisco.
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La situazione è leggermente più complessa da come la potresti descrivere tu, Fenice o altri. Innanzitutto va chiarito che la realtà naturista ed associativa italiana NON è la realtà che troviamo in Francia, in Germania o in Spagna. Parliamo innanzitutto di numeri. I naturisti praticanti in Italia sono circa mezzo milione (diciamo, 500.000). Se prendiamo solo i tesserati ANITA o UNI sono numeri ridicoli, intorno alle poche migliaia. Tanto per intenderci, in Francia o Germania i naturisti sono quattro volte almeno in più solo come praticanti il naturismo che in Italia. Quindi se prendiamo il Camping Classe del Lido di Dante ad esempio, è chiaro che si deve confrontare con questa realtà del naturismo in Italia, vivere con la spada di Damocle della chiusura per mancanza di introito dalla scarsa frequentazione naturista: diciamo che al Classe di Dante di coppie naturiste vere ce ne stanno pochine, e quelle pochine che ci sono hanno fatto intendere al Grande Capo che piuttosto che vedere single maschi in giro (associati o meno non interessa) preferiscono migrare altrove. Quindi il Grande Capo piuttosto che trovarsi dinanzi al diktac tra la prospettiva di chiudere o di aprire ai single maschi naturisti, hanno preferito dire NO all'ingresso dei single, e si sono tenute le coppie (trasgressive o meno non interessa). A questo punto entra in gioco un fattore importante: primo la scarsa rilevanza associativa che hanno i naturisti single associati ANITA o UNI in Italia, non hanno davvero peso o rilevanza a livello delle decisioni nazionali, quindi l'ANITA nei confronti dei camping che discriminano i single fa un po' quello che vuole, certo con la complicità delle stesse strutture che a rigor di logica non dovrebbero manco lontanamente potersi definire "naturiste". Secondo è che se i camping o le strutture naturiste italiane fossero letteralmente invase da orde di naturisti desiderosi di praticare, le strutture stesse non avrebbero nulla da ridire circa l'orientamento sessuale o lo stato sociale degli associati: dovendo venire a patti con una realtà economica precaria, hanno preferito sacrificare i single sull'altare del compromesso economico e per salvare capra e cavoli. Poi a quanto pare la situazione come dice Fenice, da luglio 2011 sembra essere arrivata finialmente ad una svolta, e speriamo che duri.
Ma alla base vi è questa intrinseca debolezza e scarsa incidenza della realtà associativa naturista italiana. Non è detto che i single poi siano colpevoli solo di subire passivamente lo status quo.
Ciao.