Mettendo una mano sulla spalla destra del nostro cameriere, che si è subito presentato con il proprio nome L.(facendoci sentire fra amici), siamo stati accompagnati al tavolo, nella stanza completamente buia. Ci ha invitati a prendere confidenza con la tavola apparecchiata, mi ha fatto toccare le bottiglie delle bevande spiegandomi quale fosse la bottiglia dell'acqua gassata, quella del vino rosso e quella dell'acqua naturale.
Non conoscevamo nessuno, ma lui mi ha invitata a spiegare ai miei vicini come distinguere le bottiglie. Così è stato facile iniziare a chiacchierare di come fossimo venuti a conoscenza di quella cena, di quali attività si occupasse l'associazione ciechi, del fatto che vicino a noi fosse seduto un ragazzo di 27 anni che da due non vede più a causa di una malattia degenerativa e che poco distante ci fosse una volontaria 57enne.
Ho sperimentato il camminare al buio accompagnata da L. che mi suggeriva di toccare col dorso della mano lo schienale delle sedie per non inciampare nelle gambe.
La cena è stata ricca: affettati misti con insalata russa, gnocchi con pesto alla genovese, pollo al limone con patate al forno e fagiolini, torta millefoglie, acqua, vino e caffè.
Sono stata orgogliosa di me: non mi sono sporcata e il mio posto a tavola, una volta accesa la luce non era imbrattato. Mi versavo l'acqua senza mettere il dito nel bicchiere, ma ascoltando il rumore dell'acqua.
Durante la serata ho tenuto per un po' di tempo gli occhi chiusi, mi pareva di far riposare il cervello.
E' stata un'esperienza piacevole e istruttiva.
Tra una portata e l'altra i camerieri richiamavano al silenzio e rispondevano alle nostre domande, o raccontavano della loro vita di tutti i giorni.
Mi sono meravigliata del fatto che abbiamo iniziato a cenare alle 20 e siamo usciti dalla sala alle 24. Evidentemente al buio i vedenti mangiano più lentamente.
Credo che ripeteremo quest'esperienza.