A partire dal 1 gennaio 2018, tutte le buste, anche i sacchetti leggeri e ultraleggeri (con spessore inferiore ai 15 micron), utilizzati nei reparti ortofrutta, gastronomia, macelleria, pescheria e panetteria, dovranno essere biodegradabili e compostabili nel rispetto dello standard internazionale UNI EN 13432:2002, con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile del 40%. Una percentuale che salirà al 50% nel 2020 e al 60% nel 2021.
Inoltre, per le bustine da usare a contatto con il cibo sarà richiesta l’idoneità alimentare certificata.
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sacchetti ultraleggeri devono essere biodegradabili e compostabili al 100% (cioè a una certa temperatura si devono dissolvere entro un certo tempo negli impianti di produzione di compost agricolo) e devono essere composti da materie prime rinnovabili (vegetali) al 40%, mentre rimarrà il 60% di componente petrolchimica. Nel 2020 dovranno avere almeno il 50% di materie prime rinnovabili enel 2021 il 60% (il resto da petrolio).
Questo vincolo pare ritagliato attorno alla produzione italiana più diffusa di bioplastica, e potrebbe escludere altri produttori italiani ed esteri che hanno bioplastiche di ottima qualità e con ottimi rendimenti ambientali ma con caratteristiche differenti.
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sacchettini sono usa-e-getta (forse)
Questi sacchettini ultraleggeri possono essere riusati in mille modi, soprattutto per raccogliere i rifiuti organici da destinare al compostaggio, come già avviene per le borse della spesa, che sono già biodegradabili.
Ma questi sacchettini ultraleggeri non possono essere riusati per comprare altri prodotti alimentari sfusi, fatte salve le nuove indicazioni che arrivano dai ministeri dell’Ambiente e della Salute (clicca qui per leggere l’articolo).
È vietato il riutilizzo per lo stesso fine per cui sono stati prodotti e venduti, cioè contenere alimenti sfusi a contatto diretto.
Ecco il comma 3: «Sono fatti comunque salvi gli obblighi di conformità alla normativa sull’utilizzo dei materiali destinati al contatto con gli alimenti adottata in attuazione dei regolamenti (UE) n. 10/2011, (CE) n. 1935/2004 e (CE) n. 2023/2006, nonché il divieto di utilizzare la plastica riciclata per le borse destinate al contatto alimentare».
Significa che per l’igiene degli alimenti che vengono a contatto, l’imballaggio deve essere vergine e non deve provenire dall’esterno del negozio.
È meglio usare la carta
Dal punto di vista ambientale anche la direttiva suggerisce l’uso della carta in sostituzione della plastica, ma pochi supermercati fanno ricorso a questi imballaggi per la pesata e la prezzatura degli alimenti sfusi perché non consentono al cassiere di vedere in trasparenza se il contenuto corrisponde all’etichetta.
Invece può continuare il tradizionale confezionamento nel foglio di carta fermato con il nastro adesivo (come in farmacia) e, per il trasporto, come da sempre il cliente può rifiutare il sacchetto e può portare con sé la merce acquistata in qualsiasi tipo di borsa, borsetta, tasca, carrello, sacco, sottobraccio, saccone e contenitore desideri.
Un impianto di compostaggio protesta: le bioplastiche non si degradano
Diversi impianti di trattamento del compost lamentano la scarsa biodegradabilità delle plastiche biodegradabili. Problemi di inadeguatezza degli impianti, dicono molti.
Eppure il problema pare ricorrente. Non tutte le bioplastiche trovano le condizioni ideali per una corretta dissoluzione.
Per esempio l’azienda di nettezza urbana di Bolzano, la Seab, avverte i concittadini: non usate i sacchetti di plastica biodegradabile, usate quelli di carta (clicca qui per leggere l’allarme della Seab di Bolzano sulle bioplastiche che non si degradano).
Ecco la nota della Seab di Bolzano:
«Sacchetti in “bioplastica”: NON adatti per l'organico a Bolzano
L'introduzione dei sacchetti “bio” a pagamento nei supermercati e la relativa corrispondenza dei media nazionali ha causato alcuni fraintendimenti e creato tanti dubbi fra i cittadini di Bolzano. Mentre in diverse città d'Italia questi sacchetti possono essere utilizzati per la raccolta dell'organico, la situazione a Bolzano è completamente diversa:
I cosiddetti “sacchetti ecologici” non sono adatti per la raccolta dell'organico a Bolzano. I rifiuti organici raccolti da SEAB devono essere forniti all'impianto di fermentazione di Lana, dove vengono trasformati in biogas e compost. Il tempo di degradazione di questi sacchi ecologici, significativamente più lungo rispetto agli altri materiali raccolti, influirebbe sull'intero processo. Inoltre, questi sacchi spesso si incastrano tra le lame del frantumatore causando dei guasti al sistema.
Per evitare eventuali multe, i cittadini di Bolzano sono invitati a utilizzare esclusivamente i sacchetti di carta forniti da SEAB. Questi sacchetti vengono distribuiti con frequenza annuale a tutte le famiglie di Bolzano e si possono inoltre ritirare gratuitamente agli sportelli SEAB di via Lancia.
In alternativa possono essere utilizzati solo sacchetti di carta per alimenti senza finestre in nylon (per esempio, quelli del pane). Altri sacchetti di carta (ad esempio le buste dei negozi di abbigliamento) non sono adatti».
Si paga alla pesatura, che il sacchetto ci sia o no
In gran parte delle catene della grande distribuzione il consumatore paga il sacchetto ultraleggero sull’etichetta del prodotto sfuso. Chi non usa il sacchetto e presenta alimenti pesati ma non racchiusi (per esempio incolla l’etichetta sull’anguria) può essere costretto a pagare il sacchetto anche se non lo ha usato. Ciò è un freno ai consumi consapevoli e punisce chi concorre a ridurre gli imballaggi.
Nel mare si degradano lentamente come la plastica normale
Le bioplastiche più comuni vengono “digerite”#8201;da diversi impianti di compostaggio, forse per difetti impiantistici. Ma nemmeno il mare riesce a degradare in tempi brevi questi materiali. Sono più veloci invece altri polimeri, come gli alcanoati Pha.
Una ricerca(clicca qui per leggere la ricerca, in inglese)ha comprovato che negli impianti di compostaggio i prodotti di bioplastica all’amido perdono il 43% di peso in tre mesi, quindi con un ottimo effetto di degradazione, ma non hanno registrato degradazioni rilevanti se esposti all’acqua dell’Adriatico.
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