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Selous ha scritto:
| | a_fenice ha scritto:
Puoi spiegarti meglio? Grazie
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Mi riferisco all'ipocrisia dell'utilizzare anglicismi per dare "importanza" al concetto che si vuole veicolare e per sentirsi superiori ed inattaccabili, un po' come si faceva in passato col francese o prima il latino.
E anche all'idea falsa di uguaglianza propinata alle masse da chi proprio uguale non si sente e cerca solo di uniformare le persone in "consumatori": nessuno escluso, tutti possono "comprare".
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Tante cose!!!
Dunque, per quanto riguarda l’uso di termini di altre lingue, soprattutto inglese, è sinceramente molto fastidioso, quando e soprattutto se esistono gli analoghi italiani.
Purtroppo questo non succede sempre, perché alcuni termini effettivamente esprimono qualcosa di diverso, magari più incisivo.
Per fare un esempio: gruppo in italiano, equipe in francese. Ricordo ancora un mio vecchio professore che ne evidenziava le differenze.
Mentre gruppo, esempio di lavoro, identificava solamente delle persone che lavoravano allo stesso progetto, equipe intende un gruppo si, ma che pur nelle rispettive specifiche, era capace di intercambiarsi, tanto da supplire gli altri, con un forte legame che lui definiva tipo fratellanza. Tanti anni fa non esisteva un omologo italiano, ne credo esista ora.
A parte ciò, proviamo a vedere oltre.
Bodyshaming ad esempio. Letteralmente significa “corpo vergognoso” alias brutto alias o obbrobrioso. Di corrispettivi italiani ne esistono a vagoni però… sotto questo termine ricadono non tanto le qualità “corporee”, quanto le azioni reali di disprezzo e angherie a cui son sottoposti i “meno belli”.
Potremmo trovare l’analogo italiano? Potrebbero entrarci tanti aggettivi, tipo bullismo, snobbismo e chissà cos’altro, ma alla fine fine, è davvero questo il problema?
Uguaglianza. Beh due soggetti diversi son diversi, uno senza una gamba e uno con tutte e due son diversi, ma al sodo del discorso, dovrebbero essere diversamente trattati? Perché uno è menomato si ha il diritto di disprezzarlo?
Ad esempio abbiamo visto da poco le paraolimpiadi, e sfido chiunque che sia “intero” a fare altrettanto.
Te riduci un po’ troppo al discorso consumistico. In fondo, se Armani o Valentino o chi per loro, vogliono avere anche le troppo in carne tra le clienti, e non solo le taglie 38, son loro che devono adeguarsi, e riuscire a fare vestiti idonei per le curvilinee, non loro a dover dimagrire per forza. No?