E qui abbiamo il parere di due “vecchi” soci. Vecchi nel senso di associati da molto, sia chiaro. Siete due pulzelli!!!
Cosa si legge? Ho dato quando potevo, ora lascio a chi ha tempo.
Noto due fattori che credo importanti, più una nota.
La nota: mai ritirare del tutto la propria disponibilità, ci potrebbe sempre essere qualcosa che uno può dare, la propria esperienza ad esempio.
Poi i due fattori. Il primo: in base al proprio vissuto, suggerire a chi sta lavorando, strade aggiuntive da percorrere.
Il secondo, che riguarda chi sta lavorando: essere aperti a ricevere suggerimenti e critiche onde migliorare sempre e ampliare il proprio campo di azione.
Ascoltare chi ci è passato prima. Poi decidere ovviamente, ma ascoltare.
Ma quando chi “comanda”, diciamo, fa il marchese del grillo, e dice “ma io sono io e voi non siete nessuno” (frasi leggibilissime e scritte ben chiare negli interventi di queste persone sui social), come ti poni?
Se ti vengono censurati i canali comunicativi, da quelli internet al non considerare email o quant’altro, che succede?
Che trovi consenso da chi non conosce la situazione, ma perdi tutto ciò che era lo zoccolo duro associativo, i fedeli per credo, per quanto rompicoglioni.
E guarda caso gli italiani son gente dalla memoria corta, son quelli che “ottenuta la grazia gabbato lo santo”, “fatta una legge studiato l’inganno”, “ciò che era ora non è più, siete solo dei fissati”…
Quanto durerà lo stato di grazia? Grazia apparente tra l’altro, o meglio un grazie di ciò che avete fatto oggi, ma domani… beh domani “ora basta dire grazie”, ormai c’è, perché dovrei continuare a pagare o a farmi il mazzo?
Iscriversi per fare, iscriversi per dare, iscriversi per ringraziare, iscriversi per ricevere, iscriversi perche… quale tipo di iscrizione sarebbe da seguire con attenzione?
E potrebbe nascere una riflessione … cui prodest?