Ma le associazioni servono ancora?

a_fenice 26/02/2023 21:04 6.003 Visite
Avatar
Amministratore
Messaggi: 23750
21/03/2023 07:58
Essere nudisti è essere liberi di mente… di norma, perché se sei un complessato, un pudico, e altre cose simili, tutto fai meno che metterti “a nudo”. Essere liberi non è anche essere libertini, e certe scenette fuori luogo, c’è chi le sopporta e chi proprio le odia e le combatte, sia per il motivo che non essendo congruenti, non è detto che tutti sopportino un porno all’aperto, sia perché “lasciare libero” il sesso il certi contesti, porta in automatico tutte le forme di repressione classiche (liti, polizia, chiusura dei luoghi, campagne stampa etc) Essere libertini di norma, ma direi in assoluto, coincide col fatto che non si ha timore a mettersi nudi. Essere o agire in certi modi non significa che si sia disponibili ad ammettere libertà di esecuzione ovunque, cioè esistono comunque dei freni dettati da opportunità della cosa e intelligenza. Ti faccio un esempio a cavolo, se riesco a spiegarmi. Al campeggio, il sabato sera, di norma si ballava. Si partiva giocosamente vestiti, per poi denudarsi man mano che arrivava il caldo, facendo anche spogliarelli o finte lap dance. E anche è più integralisti partecipavano allegri. Una sera venne un deficente, con appresso una morta di fame, che spinse sul cubo a esibirsi. Questa fece una lap dance di tipo porno, qualche scalmanati altrettanto morto di fame attorno a sollecitare posizioni sempre più porche. Non ti dico che casino si scatenò. È un po’ come la differenza tra una cosa erotica e una cosa porno. Sempre un bel corpo nudo, magari anche pose sexy, ma tutto ben distante è diverso da atteggiamenti porno. Anche il punto due è fallace. Quell’atteggiamento riguarda coloro che vanno a rompere le @@ in spiaggia. Il fatto che sei un libertino, non significa che sei al mercato in attesa della migliore offerta, ne tantomeno disponibile, e ancor meno in quel posto. Cioè non esiste che siccome sei nudo, sei un libertino, quindi possa chiederti sesso. O magari imporlo. Il discorso “tentare” che ho fatto, è che tra loro, ma così come tra altre compagnie simili, ci si può in qualche modo riconoscere, e si può lanciare uno sguardo, tentare un approccio verbale, capire se ci può essere interesse reciproco, e da lì, una volta accettati, proseguire. Non è un mercato con la merce esposta, dove te arrivi e ordini mezzo chilo di zucchine. Non solo non esiste, ma crei repulsione, rifiuto, e anche qualche manatone. Quello è l’atteggiamento classico tipico dei morti di fame a zero esperienza, e bada bene esiste sia per etero che per gay, dove che so, uno vede qualcosa che gli piace, e si propone mettendosi a mezzo metro da te, puntando al sesso tuo o della signora, o mostrando le sue erezioni o dimensioni, o mettendosi a giocare a cinque contro uno. Questo atteggiamento provoca repulsione sia nei sessoliberi è ancora più nei non sessocoinvolti. Al massimo può andar bene, ahimè, per gli exibit, che amano dimostrazioni reciproche di atti sessuali. Ma gli exibit non sono gente che aspetta chi glielo fa vedere, piuttosto opera facendosi vedere per primi in atteggiamenti sessuali, e li mima in attesa del pubblico che poi condivide lo spettacolo. E questi appunto iniziano e poi invitano. Quando ti autoinviti, in partenza sei sempre un rompi@@
Avatar
Utente
Messaggi: 506
29/04/2023 17:17
Innanzitutto, voglio confermare a SIMAN che il fondo di Solidarietà di A.N.ITA. interviene per qualsiasi naturista sanzionato e non solo per i tesserati A.N.ITA. o di altre associazioni. Personalmente contribuisco con piccoli versamenti e, ogni evento che organizzo (a partecipazione gratuita e aperto anche ai non iscritti ad alcuna associazione) prevede un contributo minimo di 5€ al fondo di Solidarietà. Tornando al tema: "A cosa servono le Associazioni" posso testimoniare quanto segue: 1. Da soli siamo soli, in un gruppo strutturato e organizzato possiamo fare sentire la nostra voce e ottenere ascolto. 2. Le associazioni organizzano la presenza sul territorio e dialogano con le Amministrazioni locali. In questo modo A.N.ITA. ha ottenuto il riconoscimento di svariate spiagge naturiste. 3. Non si tratta solo di ottenere una delibera comunale per avere il permesso "di mostrare le chiappe in spiaggia". Con la politica di diffusione del naturismo nei territori, si cerca di far capire che i naturisti possono essere una risorsa... anche economica. Noi la chiamiamo "politica dei distretti del turismo naturista". In Val sesia e in Sardegna i distretti sono oramai una realtà consolidata che si concretizza con convenzioni cogli operatori economici locali (campeggi, B&B, ristoranti, e negozi vari). Forse è brutto dirlo ma, se dietro alle nostre chiappe nude, arriva del fatturato... ci vogliono bene!!!! 4. Qualcuno, qui, ha citato Kennedy. La domanda non è: " cosa può fare l'associazione per me?" bensì: "cosa posso fare io per il naturismo?" Un abbraccio a tutti. Alberto
Devi effettuare il login per poter rispondere a questa discussione.