Io sono stato fortunatissimo. Con due genitori naturisti, estate significava Istria e i campeggi istriani. Costavano relativamente poco e riuscivamo (4 figli!) a farci tutta la stagione, con mio padre che andava e veniva da Venezia. Ricordo il senso di attesa per l'arrivo in camping con la nostra roulotte, un po' perché significava finalmente vacanze, un po' perché mi portavo appresso il ricordo dell'anno precedente e di quella sensazione magnifica, di stare nudi tra i nudi, uguali e diversi allo stesso tempo.
Dopo molte settimane così, tutto il tempo delle vacanze estive, era difficile rivestirsi.
Chiunque sia stato nudo a lungo lo sa: rimettersi i vestiti non è solo una cosa incomprensibile ma è anche scomodo, la pelle si è disabituata al contatto con la stoffa, il corpo subisce inattese limitazioni di movimento indotte da una cucitura. Ad aggravare quelle sensazioni aliene, naturalmente, c'era la malinconia della partenza, salutare gli amichetti italiani e tedeschi soprattutto, sperare che l'anno dopo ci saremmo di nuovo rivisti li'.
Erano bei tempi, tempi nei quali al Solaris, all'Ulika, in tutta quella zona, nudità significava appunto nudità, vedere tessili era rarissimo, e quasi offensivo. Non ti vestivi neanche la sera, perché col tempo il corpo si abitua a proteggersi, a scaldarsi, doveva fare davvero un freddo particolare perché mia madre ci ingiungesse di rivestirci.
Per questo poi nella mia vita adulta ho cercato di trovarmi nella possibilità di passare l'estate in totale nudità, un po' mi riporta a quando ero piccolo, un po' sento che il mio corpo respira, e così il mio spirito.