Oggi vorrei proporvi un'altra opera.
Si tratta di un trittico, una raffigurazione composta da tre parti.
ma dal punto di vista ideativo è in realtà un percorso che si compie in tre passi, una meditazione suddivisa in tre stadi che sembra pervenire ad un paradosso.
In realtà il meccanismo è lo stesso dei koan della tradizione Zen giapponese: il paradosso esiste solo se si cerca una risposta razionale, ma se si amplia la coscienza l'apparente antinomia scompare per lasciare posto ad una comprensione più profonda di sè e dell'Universo.
Ecco allora la prima immagine:

Balza subito all'occhio che la presenza del sanitario è qui in netto contrasto con l'ambiente circostante: le sue condizioni e gli altri oggetti sullo sfondo lo farebbero classificare come un rifiuto abbandonato nella natura da un individuo incivile.
C'è da scommetere che qualche scellerato ora proporrebbe di ripulire il posto e portare i cosiddetti rifiuti in una discarica.
Il primo passo è quindi l'accorgersi di una dissonanza, di qualcosa che si impone alla nostra attenzione e mette in crisi la normalità dell'esistenza quotidiana.
Questo scenario cambia però radicalmente nella seconda fotografia:

Una volta ricollocato, posizionato al centro dell'inquadratura e ben illuminato, il sanitario (ricordiamoci che è una rappresentazione dell'Uomo) riprende tutta la propria dignità.
Ora è l'ambiente circostante a sembrare fuori posto; un animo sensibile non potrebbe che desiderare che erba ed alberi sparissero ed al loro posto comparissero le piastrelle e gli impianti necessari al corretto svolgimento della funzione per cui il water è stato progettato.
Ecco quindi il secondo passo del percorso interiore: cosa è fuori posto adesso?
Chi ha già dimestichezza coi percorsi della mente non potrà che concludere che vana è la pretesa di giungere a verità assolute; ciò che è valido in un contesto può non essere più corretto in un contesto differente.
Ma questo è soltanto il secondo passo; ora arriva il terzo:

Come in ogni percorso zen, apparentemente si è tornati al punto di partenza; nuovamente viene proposta una dissonanza.
È fuori luogo il contesto bucolico e silvestre (in contrasto con l'installazione già esaminata di un sanitario)?
O è innaturale la presenza di un uomo che pur compiendo un gesto assolutamente naturale (compiuto quotidianamente per millenni dai nostri antenati), lo effettua (ben rappresentato dai vestiti e dalla lettura di un quotidiano) da moderno individuo civilizzato?
Nuovamente le certezze a cui si credeva di essere giunti nel passaggio precedente vengono ribaltate e messe in discussione, ma in questo stadio si aggiunge uno spunto di rflessione in più.
Sappiamo infattti che il WC è la rappresentazione della dimensione somatica dell'essere umano, ma qui figurativamente, la rappresentazione è s-cavalcata e superata da ciò che vorrebbe rappresentare.
Si dovrebbe quindi giungere ad un rafforzamento delle conclusioni a cui si era pervenuti nel passo precedente ed invece ci si ritrova a metterle in discussione ancora una volta e con un dubbio in più: come può ciò da cui prende origine la raffigurazione (l'uomo, la sostanza), sovrapponendosi ad essa, stravolgere il senso della raffigurazione stessa (il cesso, l'idea)?
Ecco in sintesi il quesito proposto da qusto moderno koan figurativo occidentale:
cosa è veramente fuori posto?
[:246][:260][:245]