non a caso ho usato il termine Coming out per difinire che è ora di smettere di strillare e pretendere da dietro una tastiera, ed è ora di cominciare a metterci la faccia, qui, al lavoro, a casa, con gli amici, in pubblico. Ringrazio Marco che ha cosi dettagliatamente descritto le origini del modo di dire, dando cosi informazioni anche a chi non lo sapeva, e motivare ancor più l'accostamento al termine nudista.
Se il popolo omosessuale, ai tempi di Stonewall, ha capito che per avere i propri diritti disognava chiederli, e invece di nascondersi e suicidarsi come succedeva alla maggioranza, sono usciti allo scoperto e han dato vita al primordiale gay pride (che tradotto in termini pratici è: non ci vergognamo di quello che siamo, e siamo qui a dirvi che anche noi abbiamo diritto di vivere e giore della vita normale che spetta a tutti), la mia proposta è di cominciare a fare la stessa cosa per il nudismo, il nostro nudismo.
Facile accusare di immobilismo le associazioni, quando per primi nascondiamo la faccia nelle foto.
Facile dire nessuno ci da spazi, ma poi non abbiamo il coraggio di dire a nessuno di quelli che ci stanno vicino che siamo nudisti.
SI, il coming out è un percorso, forse non facile per tutti, come tutti i percorsi di rinnovamento dove ci si mette in gioco tutto, ma un percorso che ha un traguardo: non abbiamo paura della nostra stessa ombra.
Basta nascondersi, fuori le facce!!!! Prendiamo in mano questo coraggio e dimostriamo che siamo persone serie, che hanno solo un gusto che non fa male a nessuno, anzi può creare solo unità sociale, che di questi tempi, proprio non guasta.