Si, domande che si ripeteranno sempre finché c'è la cultura del "diverso". Finché non si capirà che la normalità non è ciò che è la massa, ma è ogni singolo individuo, con i suoi pregi, difetti e "stranezze non comuni", finché non sapremo fare la semplice divisione tra onesti e disonesti, rimarremo sempre con mille angherie che migrano con assoluta facilità dallo "strano" al discrimino solo perché non è come me.
Passare dal non vedere una normalità meno numerosa, alla discriminazione, all'omofobia, alla xenofobia, è un passo brevissimo in cui cadere è di una facilità unica. Il "se quella cosa la faccio io" è normalità, al "se quella cosa la fa lui" è perversione è la tendenza del momento, cominciando da cose semplici come anche il solo voler vivere nudi, fino alle forme più grandi.
Da parte nostra, nel nostro piccolo, cerchiamo di far si che ci si veda, conosca e apprezzi solo per il fatto di essere esseri umani, al di la di colori, ricchezze, sesso Etc. Poi da li far partire i discorsi diversi sui singoli problemi e fino ad arrivare alla condivisione delle diversità di ognuno, non viste come paletti sociali, ma come ricchezze individuali da apprezzare, da capire, da far proprie, da condividere per raggiungere la vera unità umana.
Peccato che questo modo di agire venga spesso travisato, ma noi sappiamo che funziona e ci proviamo e continuiamo, e i risultati non mancano, seppur consapevoli che son piccole gocce di un grande oceano da realizzare. Anche un lungo viaggio è fatto di tanti passi, ma servono anche i singoli passi. Speriamo solo che un domani almeno i nostri figli possano vedere questi risultati, dove chi ti sta davanti è tuo fratello, e nessun altro, a prescindere.