Alimentazione Naturista

Eroe 02/09/2026 21:37 17.468 Visite
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01/01/2000 00:00
http://www.disinformazione.it/necrofagia.htm

Anni ‘20. Com’erano moderni quei naturisti contro la "necrofagìa”

Nico Valerio - http://nicovalerio.blogspot.com/
Spulciando nella propria biblioteca si fanno scoperte curiose. Ho trovato un malandato opuscolo del 1927 che rivela il buon livello che la cultura naturista o igienista (ma loro giustamente si definivano "naturisti") aveva in Italia in quegli anni. Ci sono medici, anche specialisti e docenti, divulgatori, giornalisti entusiasti. Il naturismo mette al primo posto correttamente la "questione alimentare", secondo la tradizione del cibo semplice, che però è anche medicina, che da Ippocrate passa per il dottor Carton (e gli altri terapeuti ippocratici) e arriva ai giorni nostri. Ma con una precisa scelta vegetariana, e in alcuni autori addirittura fruttivora o veganiana. Il rapporto con l'ambiente e gli animali è strettissimo: sorprendono le motivazioni circostanziate, molto simili a quelle odierne, 80 anni dopo. Ma la preziosa rivista, diretta dal prof. Fortunato Peitavino, offre squarci di vita culturale e scientifica che vanno ben al di là del contenuto degli articoli. Eloquente la pubblicità: ristoranti vegetariani di ottimo livello e prezzi modici (come quello di Torino, della signora Pissarreff, vedova Bocca, in Corso Vittorio Emanuele 41 ("Scelto e variato servizio, cucina esclusivamente vegetariana"). Molti gli studi medici collegati o raccomandati, gestiti da sanitari vegetariani o addirittura propagandisti del naturismo salutista e vegetariano. Un collegamento che oggi, per ipocrite "norme deontologiche", è difficilissima se non impossibile da trovare sulle riviste del settore. E ancora: "E' uscito in seconda edizione Il Vegetarismo, [manuale] di Nigro Licò, a lire 1,50 la copia". Doveva essere lo pseudonimo d'un medico, probabilmente il prof. Nicola Grillo, di Chiavari. Colpisce il trafiletto "Naturoterapia" [oh, finalmente il termine corretto: nel '27 non erano così ignoranti come nel 2000, quando si ciancia, anche nei testi di legge, di "naturopatia", cioè letteralmente...malattia naturale], trattato completo dell'antica Scienza della Salute, per la quale tutti possono arrivare ad essere Medici di se stessi e degli altri. Di Juan Angelatz y Albornia]. E com'erano aggiornati e internazionali. In apertura, a pagina 3 vi si riferisce dell'importante Congresso vegetariano di Londra, a cui parteciparono vegetariani di 14 Paesi, dalla Danimarca all'America del Sud. Tra l'altro si sostiene che in Italia, nel lontano 1927, i vegetariani erano moltissimi, paragonabili a quelli delle nazioni d'Europa più progredite. "Il numero dei simpatizzanti a questo regime è superiore a quello delle Nazioni predette; essendo però essi dispersi, non possono unirsi per manifestare le loro nobili idee": Insomma, al solito, il difetto italico di organizzazione e di associazionismo. Dal fascicolo riporto l'articolo sulle ragioni etiche del "vegetarismo" (non "vegetarianesimo", meno male). Il titolo è originale, il sottotitolo-sommario è una mia aggiunta. (Nico Valerio)
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01/01/2000 00:00
gomper ha scritto:
Federico ha scritto:
Bella discussione... Personalmente io mi nutro prevalentemente di tutto ciò che non è di origine animale. Prevalentemente, perché ogni tanto mangio derivati del latte, alcuni tipi di pesce (pesce azzurro), in quantità veramente minime e saltuariamente. Per me il problema non è mangiare carne o no, il problema è limitare gli eccessi. La carne in tavola va bene al massimo una volta alla settimana, idem a il pesce e i derivati del latte e le uova. Mangiamo troppo. Ci muoviamo poco. Produciamo un'enormità di rifiuti. Dobbiamo rimodulare i consumi. Per me questo è il futuro.
Un passo di un ipotetico Manifesto del Naturismo: se si sviluppasse e catturasse l'attenzione (il punto è questo...) avrebbe lo stesso impatto di quello del... Futurismo! (con tutto che Marinetti, oltre a quello fondativo, ne fece vari fra cui uno sull'alimentazione ) e curiosamente, stavolta sconfesserebbe il dinamismo della società moderna. Paradossalmente potrebbe venire aiutato perfino da quanto messo in testa in 50 anni dagli spot pubblicitari (ispirati anch'essi in larga parte dagli stilemi futuristi): i vari "Come natura crea", mulinibianchi, "Ocosiopomì" e via discorrendo, tutta l'esaltazione del presunto naturale. La differenza è che bisognerebbe cercare la "nudità" anche nei prodotti che acquistiamo; non solo intesa come genuinità, considerato che il 70% dei rifiuti prodotti sono le ex CONFEZIONI. E la cosiddetta "lunga conservazione" fa il resto.
La parte "morale" delle mie convinzioni non condivide la modica quantità di animali ... per il resto condivido pienamente e se proprio dovete nutrirvi anche di animali che almeno possano fare una vita naturale e non nei mega allevamenti.
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01/01/2000 00:00
CONSUMI: ASPETTO ETICO In un mondo dove pochi possono esercitare il Diritto Naturale alla caccia, alla pesca ed alla coltivazione per uso diretto, non possiamo non tenere conto che ogni nostra azione quotidiana si trasforma in consumi. Ogni nostro consumo, proprio perché non si attua nell’utilizzo di risorse strettamente locali auto-rigeneranti, diventa impattante per la natura, la terra e gli altri esseri viventi. Dato per scontato, quindi, che una volta che ci siamo fatti l’orto, abbiamo tagliato la legna del bosco rispettando le quantità di riproduzione, abbiamo catturato la selvaggina a disposizione e allevato 4 galline, tutto il resto dei nostri consumi è impattante (produzione, energia usata, imballaggi, trasporti ed infine rifiuti). Risulta quindi importantissimo esercitare l’unico diritto che ci resta: il voto a mezzo acquisti. Se compriamo all’Esselunga votiamo Caprotti e il suo libro demenziale “Falce e Carrello”; se compriamo alla COOP votiamo il sistema cooperativistico, spesso assistenzialista; se compriamo nei mass-market votiamo lo sfruttamento dei dipendenti a basso stipendio. Un bel dilemma dunque. Non esisterà qualcosa di veramente alternativo alle aziende, che in un modo o nell’altro, indossando gli abiti del lupo o della pecorella smarrita, stanno però di fatto alle regole del sistema capitalistico? A dire il vero esiste, anche se in Italia sono realtà molto marginali. Ma perché dunque non smettere di votare sempre per i soliti (ig)noti e iniziare a votare per realtà che vogliono farsi conoscere? Anzi, che si fanno conoscere di persona, che se vuoi puoi andarli a trovare, e che se non puoi andare a trovarli puoi sapere di loro tutto: i dettagli del loro progetto di vita, di produzione, di comunità, di filosofia. Il consiglio preciso è quindi il seguente: sposta almeno il 30% mensile dei tuoi consumi verso realtà etiche Italiane. Ribadiamo: Italiane. Il modo migliore per aiutare l’Africa o il Sud America è diminuire il nostro impatto sull’ambiente e cioè diminuire i consumi (trasporti, energia, servizi, prodotti esteri) dato che ogni prodotto ruba da loro le materie prime necessarie; nessun “missionario esterofilo” o “consumatore esterofilo” è necessario allo scopo di riequilibrare il divario di benessere a disposizione tra nord e sud del mondo. Anzi la salvezza del sud inizia nel momento in cui il nord smette di prosciugare tutte le riserve e le materie prime per poi lavarsi la coscienza spedendo soldi o cibi scaduti (altri nostri rifiuti) con missioni umanitarie improponibili; inutili perché insegnano alle popolazioni tutto il peggio dell’occidente. E’ meglio acquistare presso importatori del mercato equosolidale estero solo quanto non è producibile in Italia, come cacao, caffè, zucchero di canna, per fare degli esempi. Ma se esiste l’alternativa italiana, o ancora meglio locale, è nettamente da preferire.
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01/01/2000 00:00
Leggila col doppio senso sexy. Pesce è una delle definizioni classiche del pene. Quando doveva scegliere tra i tipi : maiale (devo spiegarlo?), o coniglio (devo spiegare anche questo?)
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01/01/2000 00:00
E io che a forza di sentire i sermoni di eroe ora mangio carne si e no ogni 10 giorni? Mi sa che non posso far parte del club.
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01/01/2000 00:00
siman ha scritto:
P.S. Anzi, per dirla tutta e senza voler offendere nessuno, molte volte che ascolto chi si definisce naturista, mi da l'impressione di vantarsi di quello status quo, quasi si senta un essere superiore.
Beh, come già saprai, non è che siamo "superiori" solo perché non ci vergognamo di star nudi (peraltro con mille distinguo) e saremmo più "salutisti", curati, rispettosi e amanti della natura (peraltro questo è solo lo standard). A volte, solo, c'è gente che si fa prendere dall'entusiasmo e fa discorsi simili; anche per rassicurare se stessa. In realtà, con questi discorsi (tipo dire che "normalità" dovrebbe essere questo e nient'altro), fa il gioco di chi invece ci crede dei "deviati". Basta un po' di buon senso, in fondo, per capire che ogni convinzione - se non nuoce al prossimo - merita lo stesso rispetto e dignità. E lo stesso per capire cosa nuoce e cosa no.
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01/01/2000 00:00
Federico ha scritto:
Bella discussione... Personalmente io mi nutro prevalentemente di tutto ciò che non è di origine animale. Prevalentemente, perché ogni tanto mangio derivati del latte, alcuni tipi di pesce (pesce azzurro), in quantità veramente minime e saltuariamente. Per me il problema non è mangiare carne o no, il problema è limitare gli eccessi. La carne in tavola va bene al massimo una volta alla settimana, idem a il pesce e i derivati del latte e le uova. Mangiamo troppo. Ci muoviamo poco. Produciamo un'enormità di rifiuti. Dobbiamo rimodulare i consumi. Per me questo è il futuro.
Un passo di un ipotetico Manifesto del Naturismo: se si sviluppasse e catturasse l'attenzione (il punto è questo...) avrebbe lo stesso impatto di quello del... Futurismo! (con tutto che Marinetti, oltre a quello fondativo, ne fece vari fra cui uno sull'alimentazione ) e curiosamente, stavolta sconfesserebbe il dinamismo della società moderna. Paradossalmente potrebbe venire aiutato perfino da quanto messo in testa in 50 anni dagli spot pubblicitari (ispirati anch'essi in larga parte dagli stilemi futuristi): i vari "Come natura crea", mulinibianchi, "Ocosiopomì" e via discorrendo, tutta l'esaltazione del presunto naturale. La differenza è che bisognerebbe cercare la "nudità" anche nei prodotti che acquistiamo; non solo intesa come genuinità, considerato che il 70% dei rifiuti prodotti sono le ex CONFEZIONI. E la cosiddetta "lunga conservazione" fa il resto.
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01/01/2000 00:00
Male...
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01/01/2000 00:00
Interessante dibattito, l'unico rischio però, è di cadere in una visione "integralista" del naturismo. Penso che ogniuno abbia il suo approccio e le sue motivazioni.
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01/01/2000 00:00
nudodasempre ha scritto:
siman ha scritto:
newentry ha scritto:
biot ha scritto:
Federico ha scritto:
Bella discussione... ......Produciamo un'enormità di rifiuti. Dobbiamo rimodulare i consumi. Per me questo è il futuro.
concordo pienamente ....e magari, anche riuscire ad auto produrci ciò che consumiamo sarebbe una bella cosa[;)]
concordo con entrambi. Nel mio piccolo, tempo permettendo e nel limite delle possibilità cerco di fare così come auspica il secondo quote
A questo punto, deduco che chi segue una certa dieta/terapia naturale e autoprodotta, debba ritenersi un naturista perfetto. http://it.salute.narkive.com/gMc1wfns/coproterapia http://www.albanesi.it/Medalt/urinoterapia.htm Bè, che dire? Siccome io mi sento soltanto un nudista... ......cin cin e buon appetito.... (nel frattempo, vado a farmi una pizza )[:D]
con elementi autoprodotti?[:D]
[:)] siman si sa anche che la perfezione non è di questa terra. Per quanto riguarda l'alimentazione direi che bisogna mangiare di tutto ma nelle giuste quantità. Ciò fa bene alla natura, alla nostra salute, al senso di rispetto che dobbiamo avere per essere in quella piccola percentuale di mondo che da sola consuma circa i 3/4 delle risorse mondiali di cibo. Non posso fornirti numeri esatti ma nella sola Italia in un solo anno si buttano tonnellate di cibi acquistati e poi scaduti.. dimenticati/sepolti semplicemente tra i ripiani del frigorifero; cosa che fa gridare allo scandalo. megli sarebbe stato che quei soldi che cmq si è deciso di privarsi per trasformarli in cibo da buttare, fossero stati trasformati in sostegno effettivo per le popolazioni povere. O se vogliamo, senza uscire da casa nostra per aiutare associazioni meritorie e davvero lodevoli che suppliscono le mancanze delle stato.
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01/01/2000 00:00
biot ha scritto:
Federico ha scritto:
Bella discussione... Personalmente io mi nutro prevalentemente di tutto ciò che non è di origine animale. Prevalentemente, perché ogni tanto mangio derivati del latte, alcuni tipi di pesce (pesce azzurro), in quantità veramente minime e saltuariamente. Per me il problema non è mangiare carne o no, il problema è limitare gli eccessi. La carne in tavola va bene al massimo una volta alla settimana, idem a il pesce e i derivati del latte e le uova. Mangiamo troppo. Ci muoviamo poco. Produciamo un'enormità di rifiuti. Dobbiamo rimodulare i consumi. Per me questo è il futuro.
concordo pienamente ....e magari, anche riuscire ad auto produrci ciò che consumiamo sarebbe una bella cosa[;)]
concordo con entrambi. Nel mio piccolo, tempo permettendo e nel limite delle possibilità cerco di fare così come auspica il secondo quote
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01/01/2000 00:00
NOTA di MODERAZIONE: topic epurato da discussioni e liti a norma di regolamento. Si restituisce originale
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01/01/2000 00:00
mi associo al club Immagine utente
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01/01/2000 00:00
Federico ha scritto:
L'uomo è fatto di ciò che mangia, di ciò che beve, di ciò che respira.
Young man says "you are what you eat" - eat well Old man says "you are what you wear" - wear well Chi riconosce detti versi (cantati)?
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01/01/2000 00:00
Federico ha scritto:
Bannatio eterna....
facile per te parlare di bannatio... ...caro bugs banny, detto banni banni [:D][:D]
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