Noi non abbiamo mai chiuso nessuna porta, e di tentativi di un certo tipo ne son stati fatti tanti. Guarda la sezione eventi da giugno dell’anno scorso.
Alcuni progetti sono decollati, poi tutto si ferma, senza sapere il perché.
A livello personale, poi è lo staff che decide sia chiaro, visti i presupposti e la storia recente, il nazionale non mi sento di giocarcelo, con nessuno.
So che il problema non è la location, ma che sia o non sia, ad oggi, preferirei uno o due anni sabbatici a qualsiasi altra soluzione.
Una volta il raduno era fatto per vedersi, conoscerci. Ricordo ancora in cui i più distanti erano dalla Svizzera e da Ragusa.
Poteva essere all’inferno o in paradiso, non interessava nessuno.
A volte siamo riusciti a metterci pranzi e cene autogestite, mostre, complessi.
Adesso sono forzatamente più relax, per mille motivi diversi.
Ma chi rema contro sta aumentando di numero.
Chi vuole mela, chi vuole pera, chi ciabatte. Chi si fa cene per i cavoli suoi, chi non rispetta i patti sui prezzi concordati, chi fa di tutto perché tutto vada in malora, chi disprezza la nostra identità, chi dice addirittura che cerchiamo altri non per unità ma per far numeri. Chi soffre per le crisi economiche, chi preferisce provare a cercare trombate ai festival.
In tutto questo, ogni scelta e volontà rispettata e non in discussione, mi domando se tutta questa nebbia non sia altro che un polverone invocato tanto per fare o per trovare soluzioni introvabili in Italia, visti i parametri generali, ma soprattutto visto una mancanza di voglia di ritrovarsi, se non da parte di pochi.
Poi mettici che i gusti cambiano, ciò che fino a quattro anni fa era disprezzato, oggi è diventato faro e viceversa. Si chiamano ricorsi storici.
Forse davvero è giunto il momento di riposarsi e di lasciar tornare la fame di vedersi, se esiste ancora.